Nuova questione legale nella rubrica curata dall’avvocato Stefano Savoldelli.

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Cambiare il proprio cognome in Italia è possibile solamente al ricorrere di ben determinate circostanze. La decisione spetta al Prefetto, allorquando investito della richiesta da parte dell’interessato o degli interessati al cambiamento del cognome.

In punto, si registra questa settimana una storica decisione della Corte Costituzionale, che ha dichiarato incostituzionale la norma che prevede che a un figlio debba essere attribuito automaticamente il cognome paterno, anche nel caso in cui i genitori intendano fare una scelta diversa. Si tratta di una norma che rileva per le coppie sposate, mentre nel caso di coppie non sposate si ricorre automaticamente al cognome della madre, sempre tuttavia che il padre riconosca il figlio. Si è detto che ad avviso della legislazione vigente, il solo modo di poter aggiungere il cognome della madre a quello del padre, oppure cambiarlo del tutto, è quello di inoltrare la relativa richiesta al Prefetto della propria provincia. Si tratta dell’ordinaria procedura per cambiare cognome, cui si ricorre allorquando qualcuno possiede un cognome considerato ridicolo o, per qualche ragione, offensivo: in ogni caso, la decisione di cambiamento del cognome è a discrezione del Prefetto, e non dei genitori o di chi presenta domanda.

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La decisione della Corte Costituzionale fa seguito alla messa in discussione della normativa vigente da parte della Corte di appello di Genova, a seguito del ricorso inoltratole da una coppia italo-brasiliana residente a Genova: la coppia aveva chiesto di dare il doppio cognome al proprio figlio, nato nel 2012. Il bambino, già in possesso della doppia cittadinanza, presenta due cognomi diversi sui documenti, poichè in Brasile è possibile avere sia il cognome del padre che quello della madre.

Al momento non sono conosciute le motivazioni della Corte Costituzionale: per poterle conoscere è necessario attendere il deposito della sentenza. E’ interessante notare che non è la prima volta che la Corte si interessa di una vicenda simile:  ben noto è il caso di una coppia di Milano (Luigi Fazzo ed Alessandra Cusan) che nel 2006 aveva chiesto di dare alla propria figlia il doppio cognome. I giudici della Corte Costituzionale, investiti della richiesta, avevano allora stabilito che per quanto l’assegnazione automatica del cognome paterno fosse da considerarsi un «retaggio di una concezione patriarcale della famiglia» (così letteralmente si espresse la corte), il Parlamento doveva attivarsi per fare una legge che cambiasse la situazione. In punto si era poi altresì espressa la Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo, nel 2014. La Corte disse che l’assegnazione automatica del cognome paterno in Italia era una pratica «patriarcale» e «discriminatoria» (anche in tal caso secondo le testuali definizioni della Corte) e che l’Italia doveva finalmente attivarsi per fare una nuova legge al riguardo. In conseguenza dell’intervento della Corte venne depositato un disegno di legge, che tuttavia, purtroppo, giace a tutt’oggi fermo al Senato. La coppia Fazzo e Cusan ebbe comunque la possibilità, dopo aver inoltrato la richiesta al Prefetto,  di dare il doppio cognome ai propri tre figli: a tutt’oggi si tratta dell’unica possibilità esistente per poter conferire alla prole il doppio cognome.

 

Rubrica a cura dell’avv. Stefano Savoldelli del foro di Bergamo

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