Nuova uscita della rubrica di Valseriana News dedicata alla musica locale: Luca Bonadei ci presenta i Poison Blackout.

Nella quinta uscita della rubrica parliamo di musica metal: presenti ormai da tanti anni nel nostro territorio, i Poison Blackout ci raccontano di loro e qualche curiosità in più.  

Chi siete? Come siete nati e perché?

Non saprei identificare con precisione cosa siano i Poison Blackout – racconta Federico – È un progetto nato nel 2011 su mia iniziativa, col solo scopo di divertirci tra amici in sala prove. L’idea di diventare una vera e propria band si è consolidata solo in seguito: nel 2012 ci venne proposto di suonare durante il monteore della Scuola Fantoni (che di fatto fu la nostra prima esibizione dal vivo). Il riscontro molto positivo da parte del pubblico e dei nostri amici ci diede la carica necessaria per avviare una serie di concerti e per scrivere tante altre canzoni. Dei membri originali del 2011 sono rimasto solo io, ma dal 2016 abbiamo raggiunto una formazione stabile, che ci fa suonare in sintonia e ci fa divertire sia in sala prove sia sui vari palchi che visitiamo.

I membri attuali sono:  Federico Carbone (Voce, Tastiere e Programmazione), Fabyan Byron (chitarra elettrica), Davide Mendeni (Basso), Cesare Bergamelli (Batteria).

Cosa proponete alla gente che vi ascolta? 

Proponiamo uno spettacolo molto energico: è importante trasmettere dell’energia, oltre che alle emozioni che una canzone può dare. Solitamente la setlist comprende in maggioranza pezzi nostri, più alcune cover dei nostri gruppi preferiti.

Durante i concerti in programma quest’anno per esempio suoneremo un paio di cover dei Linkin Park, per rendere omaggio a Chester Bennington, per noi fonte di ispirazione, il quale è scomparso l’estate scorsa.

Da cosa nasce il vostro nome? 

Ritengo che la scelta del nome in una band sia sempre un gran casino. – continua Federico – Il nostro nome non significa nulla di eccezionale, suona solo bene ed è facile da abbreviare. Avevamo scritto un sacco di nomi nella nostra chat di Facebook, e tra questi era emerso che Poison Blackout fosse il più accattivante e adatto.

A che età avete iniziato a suonare?

Il più “studiato” è il nostro batterista Cesare che ha iniziato a 7 anni. Segue poi Mende (il bassista) a 12 anni. Noialtri abbiamo iniziato intorno ai 14 anni.

A chi vi ispirate?

Il nostro sound è un ibrido che ha ricevuto varie influenze. Ognuno di noi ascolta musica piuttosto varia e sia come composizione sia come formazione personale gravitiamo tutti su generi abbastanza differenti.

Carbon afferma come suo idolo e unica fonte di ispirazione Trent Reznor, dei Nine Inch Nails.

Byron ascolta principalmente Born Of Osiris, Alter Bridge, Jinjer, Ozzy Osbourne e Pantera. Mende cita come fonte di ispirazione Billy Sheehan (Mr. Big) e Rex Brown (Pantera). Cesare invece parla di Federico Paulovich (suo maestro e batterista dei Destrage).

In che ambienti principalmente vi proponete?

Premesso che il nostro genere ci limita un pochino, in alcuni locali non ci è concesso suonare. Cerchiamo dunque di proporci in ambienti dove sappiamo che c’è gente che ascolta, dove potremmo venire apprezzati. Quasi paradossalmente prediligiamo i festival all’aperto (preferibilmente con dei service in sistema, o comunque competenti). Passino di lì per caso o che siano venute volontariamente a vederti, ci sono sempre molte persone che “hanno il giusto spirito”. Oppure sono in quel luogo per festeggiare, divertirsi e sentire musica.

Che target mirate?

Il nu metal è un genere fresco, quindi spesso il pubblico è composto da nostri coetanei e ragazzi più giovani. È vero anche che la musica non ha età: una volta c’era un signore sulla sessantina che ci ha ascoltati tutta sera ed è venuto pure a complimentarsi.

Cosa volete trasmettere al pubblico e cosa il pubblico vi dà?

Sapere che sei su un palco e c’è della gente che non solo ascolta la tua musica, ma ne percepisce anche il messaggio e l’emozione presente nel testo è la soddisfazione più grande che si possa avere. Se poi addirittura il pubblico canta e balla/poga insieme a noi, ancora meglio, vuol dire che stiamo svolgendo egregiamente il nostro compito.

Parliamo ora di concerti. Come abbiamo potuto leggere: Poison Blackout un nome che da tanti anni è presente sulla scena bergamasca. Una curiosità: Dall’inizio della vostra attività quante serate avete avuto?

Ci risponde Carbon: “Non conosco il numero esatto di date fatte, ma al contrario di quello che si potrebbe pensare, non sono nemmeno troppe. Nel corso degli anni ci siamo fatti una sorta di database mentale dei locali dove torneremo sicuramente e di quelli dove non metteremo più piede. Secondo me è meglio fare meno date, ma organizzate bene (con promozione adeguata e fonico che non tocca a caso il mixer) e con un po’ di gente. È molto importante la presenza di un minimo pubblico che risponda positivamente alla band che sta suonando, altrimenti finirà col demoralizzarti e rovinarti la serata. Ci sono poi locali che sfruttano gli artisti emergenti, non pagandoli e pretendendo che portino gente dimenticando che siamo musicisti, mica PR.”

Sui canali social si sta parlando molto del vostro nuovo album, sapete dirci qualche informazione in più?

La prima cosa da sapere sul disco è che si chiamerà simbolicamente “Poison Blackout” ed è il nostro vero primo album dal 2011 ad oggi. – ci parla Carbon – Contiene infatti tutti pezzi già proposti in live durante i vari anni. Ogni canzone oltre al testo in sé porta appresso anche tutti i ricordi dei vari concerti, i giorni trascorsi in sala prove, i musicisti che hanno fatto parte della band e quelli che ne fanno parte ora. Praticamente, personalmente parlando, è un concentrato di ricordi ed emozioni e spero possa essere così anche per chi ascolterà il disco.

L’album conterrà sette tracce, sei di queste sono state registrate completamente durante il 2017, mentre una è disponibile sin dal 2014 sul nostro profilo Soundcloud (abbiamo pensato fosse giusto inserirla come traccia bonus). Tutte le registrazioni, tranne quelle di batteria, sono avvenute in ambienti quotidiani, al di fuori della sala prove. È un lavoro artigianale e molto personale che ho seguito in ogni passaggio e senza l’aiuto dei miei amici/compagni di viaggio non sarebbe stato possibile. – continua Carbon –

Nel disco sarà presente anche la voce di Fabrizio Tomasoni, membro dal 2015 al 2017 ed ha poi smesso di cantare con noi per motivi personali. L’ultimo ringraziamento, ma non per importanza, va a Lorenzo Beltrami, produttore emergente e mio carissimo amico che mi ha aiutato con le registrazioni e al quale ho affidato il mix finale del disco.

Il release party ufficiale avverrà Sabato 27 Gennaio, presso il Bar Posta a Clusone. Siete tutti invitati!

Qual è la vostra ambizione?

La nostra ambizione è sicuramente continuare a crescere, sia come persone sia musicalmente. In un ambiente come questo non si smette mai di imparare.

Cos’è per voi la musica?

La musica per noi significa davvero tanto, ma pensiamo sia così per ogni appassionato. Oltre che una passione enorme è anche un rifugio e un’ottima valvola di sfogo. Significa gioie e dolori, tanta voglia di fare e sacrifici, ma grandi soddisfazioni in seguito. Inoltre ti fa conoscere persone fantastiche che magari non avresti avuto occasione di conoscere.

Cosa vi dà la musica? 

La musica ci permette di comunicare con chi ci sta ascoltando in quel momento. Ora come ora ci dà principalmente soddisfazioni personali e tanto divertimento. Ci piacerebbe poter vivere di musica, ma oggigiorno è davvero difficile. L’ambizione c’è, quindi mai dire mai!

Cosa vuol dire fare musica oggi (è un dono o c’è il bisogno di studiare)?

Fare musica oggi è (purtroppo) molto semplice. Esistono dispositivi molto intuitivi dove basta premere un paio di tasti per aver composto un beat di media qualità. Di conseguenza c’è molta concorrenza. Non occorre più studiare come una volta, mettiamola così. Tuttavia si può riconoscere con certezza chi si esercita costantemente e si impegna per migliorare le sue abilità da chi invece sa fare giusto quei tre accordi. Noi siamo per lo studio e il miglioramento. Ci esercitiamo ogni settimana sia da soli sia in sala prove e alcuni di noi vanno ancora a lezione.

 

Ringraziando i  per averci concesso l’intervista, vi do appuntamento al prossimo numero di Standing Ovation. Gli artisti e i gruppi possono contattarmi alla pagina Facebook Standing Ovation.

Luca Bonadei

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