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Cronaca

La sanità privata cresce negli utili: lavoratori senza contratto da 8 anni

La sanità privata cresce negli utili: lavoratori senza contratto da 8 anniNelle RSA e Istituti di riabilitazione, l’attesa dura da 13 anni

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CISL FP, FP CGIL e UIL FPL hanno indetto una mobilitazione per protestare contro la decisione di AIOP e ARIS di non avviare la trattativa per il rinnovo del CCNL. La mobilitazione proseguirà anche in questi giorni e qualche disservizio si potrebbe creare nei prossimi periodi.

“L’immobilismo da parte delle associazioni datoriali sulle vertenze contrattuali del settore è ormai oltre che inaccettabile, intollerabile e ingiustificato, e le conseguenze gravano sulle lavoratrici e sui lavoratori talvolta compromettendo la qualità dell’assistenza. Le associazioni di ARIS e AIOP si dichiarano indisponibili al rinnovo dei due contratti, quello del settore ospedaliero scaduto da 8 anni dopo l’ultimo rinnovo atteso per ben 14 anni, e quello del settore RSA e Istituti di Riabilitazione scaduti da 13 anni, fino a quando i totali costi non verranno coperti dalle Regione. Il differenziale salariale è molto importante rispetto alla Sanità Pubblica: per un Infermiere, ad esempio, si aggira intorno ai 500 euro mensili”. Katia Dezio, segretaria di CISL FP Bergamo, interviene così nella polemica sul mancato rinnovo del contratto dei lavoratori della sanità privata, settore che a Bergamo occupa oltre 4000 persone.

“A ogni apertura di un bando di concorso pubblico – continua la sindacalista – si svuotano le strutture, e reperire altro personale in sostituzione di chi se ne va non è facile. Sempre più spesso vediamo affidare reparti interi e servizi a società esterne con tutti i disagi che ne derivano, anche servizi importanti come possono essere quelli di Sala Operatoria; molto frequente anche il ricorso all’utilizzo dei liberi professionisti. I carichi di lavoro sempre più insostenibili e i rientri in servizio non permettono una normale conciliazione dei tempi di vita e lavoro. Non sono ambienti di lavoro facili quando le equipe assistenziali e di cura non sono stabili. Il turnover è elevatissimo ed è un continuo affiancare e addestrare nuovi colleghi, impegno che toglie energia, forza e tranquillità. Impensabile pensare ad un Sistema Sanitario Regionale senza la componente privata; è risaputo ormai che il servizio pubblico è sempre più in difficoltà e fatica a garantire servizi e cure per tutti i cittadini. Lo vediamo e lo tocchiamo con mano tutti i giorni con le liste d’attesa per visite ed esami, con i bisogni di ricoveri ed interventi”.

“Contemporaneamente, però, vediamo crescere i fatturati e gli utili delle strutture che, sempre più spesso ricorrono all’apertura di nuovi centri, delocalizzati in provincia e in città, che offrono prestazioni ambulatoriali a pagamento anche agevolato”.

Sul territorio bergamasco afferiscono a queste associazioni datoriali le strutture di: Istituti Bergamaschi di Ponte San Pietro e Zingonia, Humanitas Gavazzeni e Castelli, Habilita di Zingonia, FERB di Trescore, Gazzaniga e Calcinate, Nephrocare presso i Centri Dialisi e Nefrologia dei Presidi dell’ASST Bergamo Est, Clinica San Francesco, Casa di Cura Beato Palazzolo, RSA Istituto Palazzolo di Torre Boldone e Sacro Cuore, Istituto Clinico Quarenghi di San Pellegrino, Istituto Femminile Don Guanella di Verdello, Centro Don Orione, Presidio Socio-Sanitario San Donato di Osio Sotto e la Fondazione Angelo Custode di Bergamo e Predore.

“Chiediamo da tempo più responsabilità e più regole stringenti a Regione Lombardia – conclude Dezio – visto che puntualmente eroga contributi pubblici: introduca, fra i parametri di accreditamento di queste strutture, un equo, adeguato e puntuale rinnovo contrattuale ai dipendenti in modo che non siano sempre il fanalino di coda a 500 euro in meno al mese”.

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