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Cronaca

Lavoro domestico, ripresa fragile: servono più formazione e aiuti alle famiglie

Nel 2024 lieve ripresa dei contratti nel lavoro domestico, ma il settore resta instabile. A Bergamo calano gli addetti. Sindacati: più formazione, regolarizzazione e sostegni economici.

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Una piccola inversione di tendenza, ma non ancora una svolta. Dopo tre anni di calo continuo, nel 2024 il lavoro domestico registra qualche segnale positivo: le assunzioni superano le cessazioni di circa 800 unità. Eppure il numero complessivo dei lavoratori continua a diminuire, con 23 mila addetti in meno rispetto all’anno precedente.

I dati diffusi da Assindatcolf su base INPS raccontano un settore che resta essenziale per il welfare familiare italiano, ma ancora segnato da forte instabilità.

A Bergamo il calo è evidente: nel 2024 i contratti attivi sono 10.800 contro gli 11.478 del 2023. La maggioranza riguarda donne e lavoratori stranieri, impiegati come colf e badanti in un ambito che continua a reggersi su equilibri precari. Secondo uno studio del Censis, il lavoro domestico conferma una crescente mobilità. La metà dei contratti dura meno di un anno e molti rapporti si interrompono dopo pochi mesi. Non si tratta solo di scelte individuali, ma della natura stessa di questo lavoro: spesso nasce per rispondere a un’emergenza – una malattia, una perdita di autonomia – e termina quando la situazione cambia.

Federica Scaburri, della Fisascat Cisl di Bergamo, sottolinea come il datore di lavoro sia una famiglia e non un’impresa. Questo rende il rapporto strutturalmente più fragile. A pesare è anche la composizione del settore, dove molti lavoratori stranieri vedono nell’assistenza domestica un primo ingresso nel mercato italiano, spesso temporaneo. Un altro nodo è la formazione. Metà degli addetti non possiede una preparazione specifica, soprattutto nella gestione della non autosufficienza e delle fragilità. La mancanza di competenze certificate può generare incomprensioni e conflitti, oltre a rendere più incerta la scelta delle famiglie.

Per il sindacato servono percorsi formativi accessibili, certificazioni riconosciute e una maggiore consapevolezza contrattuale. La stabilità, spiegano, cresce quando cresce la fiducia.

Il tema riguarda da vicino anche gli anziani e le persone fragili. Giacomo Meloni, segretario generale FNP Cisl Bergamo, avverte che precarietà e lavoro nero finiscono per ricadere direttamente sulla qualità dell’assistenza. Per questo chiede che non siano solo le famiglie a sostenere il peso economico del lavoro di cura: occorre dare piena attuazione alla legge sulla non autosufficienza, ampliare i contributi e rafforzare le detrazioni fiscali.

L’obiettivo resta quello di permettere agli anziani di continuare a vivere nella propria casa, senza che la scelta sia dettata esclusivamente da limiti economici. Ma perché ciò accada, il lavoro domestico deve diventare più stabile, qualificato e sostenuto. Non solo per chi lavora, ma per l’intero sistema sociale.

Foto pixabay

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