Cronaca
Bergamaschi a Dubai sotto le esplosioni: “Non ci sentiamo in pericolo, attendiamo il ritorno alla normalità”
Sotto attacco anche la base americana nell’Emirato: il racconto di Andrea Manfredotti, 32 anni, originario di Fiorano al Serio
Nel nuovo scenario geopolitico segnato dall’escalation tra Stati Uniti d’America e Iran, con gli Emirati Arabi Uniti coinvolti direttamente, anche la comunità bergamasca che vive a Dubai si trova a fare i conti con ore di tensione e incertezza. Tra loro c’è Andrea Manfredotti, 32 anni, originario di Fiorano al Serio, che da tre anni e mezzo vive con la moglie e la loro bambina di 9 mesi in uno dei quartieri di Dubai, a circa 20 chilometri dal centro.
Una vita costruita negli Emirati
Dopo diverse esperienze nel settore aeronautico civile tra Italia, Europa e Cina, Andrea si è trasferito negli Emirati dove oggi lavora per una compagnia aerea nel Maintenance Control Center (MCC), un ruolo operativo a stretto contatto con la manutenzione e con gli equipaggi. Anche la moglie è impiegata nel settore aeronautico.
La scelta di restare non è temporanea. «Questa terra per noi è ormai una seconda casa – racconta Andrea – e lo preciso perché non siamo qui in vacanza. Siamo persone comuni. Spesso si pensa che a Dubai ci siano solo nullafacenti o speculatori, ma ci sono tantissime famiglie normali che lavorano e vivono la loro quotidianità, anche in un momento storico così critico».
Gli attacchi Iraniani e le intercettazioni sopra i cieli di Dubai
Dubai si è svegliata anche oggi con il rumore di nuove esplosioni. Gli attacchi con armi iraniane sono iniziati sabato, in risposta a un vasto raid statunitense e israeliano contro l’Iran. È una delle prime volte che attacchi su larga scala raggiungono la città, incrinando – anche mediaticamente – il senso di sicurezza che finora aveva caratterizzato gli Emirati.
«Sabato eravamo in vacanza a Ras al-Khaimah, a circa 100 chilometri da casa – spiega Andrea –. Nelle settimane precedenti non c’erano stati segnali particolari. Quando c’è stato l’attacco di Stati Uniti e Israele contro l’Iran qui era mezzogiorno: abbiamo avuto il tempo di capire la situazione e rientrare in auto».
L’evoluzione del conflitto è stata rapida. L’Iran ha cercato di colpire diverse basi militari nell’area, tra cui quella di Dubai, situata vicino all’abitazione di Andrea. «In queste ore conviviamo con il rumore degli aerei e con le esplosioni delle intercettazioni tra missili e droni ma, mentre parlo con voi, ci sono bambini che giocano per strada. Questo per dire che non ci sentiamo in pericolo. È anche una percezione molto soggettiva».
Aeroporto chiuso, scuole sospese
Al momento l’aeroporto è chiuso e resta attiva solo l’operatività essenziale. «Lavorano solo i colleghi necessari per garantire la base. L’asilo nido è chiuso, come tutte le scuole per decisione del Ministero dell’Istruzione. Per il resto però la vita va avanti: i supermercati sono aperti e le persone escono, il Governo tiene sempre aggiornati i cittadini sulla situazione e su quando è sicuro poter muoversi oppure rimanere a casa».
Il blocco dello scalo rappresenta però un nodo cruciale. «Fermare l’aeroporto più importante al mondo ha un impatto enorme non solo sulla mobilità ma su tutta l’economia. È una decisione che non potrà durare a lungo, o almeno lo spero». Sembra infatti che alcune compagnie aeree riprenderanno a breve le attività, in modo graduale.
“Il peggio sarà il dopo”
Andrea non minimizza la gravità della situazione. «Si tratta di una guerra. Ma credo che il vero problema sarà il dopo. Chi guiderà l’Iran dopo l’uccisione di Khamenei? Parliamo di un Paese di 90 milioni di persone, una delle civiltà più antiche del mondo. Oltre al dramma di oggi, sarà decisivo il nuovo assetto geopolitico internazionale».
Intanto, nella loro casa, tra il rumore delle intercettazioni e la quotidianità familiare, si attende di capire quando si potrà tornare alla normalità. Si spera il prima possibile.
Continua a leggere le notizie di Valseriana News, segui la nostra pagina Facebook o iscriviti al nostro gruppo WhatsApp
