Il caro energia torna a colpire con forza il tessuto economico italiano, mettendo sotto pressione le imprese del terziario già provate dagli ultimi anni di crisi. A Bergamo, secondo le stime diffuse da Confcommercio Bergamo, l’impatto degli aumenti energetici potrebbe tradursi in un aggravio medio vicino ai 2mila euro al mese per molte attività, tra elettricità e gas.
La crisi del Medio Oriente
La nuova impennata dei prezzi è legata alle tensioni geopolitiche internazionali, in particolare in Medio Oriente, che riaccendono l’incertezza sui flussi energetici globali. Il rischio di restrizioni nel transito attraverso lo Stretto di Hormuz rappresenta uno dei principali fattori di instabilità che potrebbero alimentare ulteriori rincari delle bollette nei prossimi mesi. I dati più recenti evidenziano come il caro energia sia ormai un problema strutturale. Rispetto al 2019, le imprese del commercio, del turismo e dei servizi pagano l’energia elettrica quasi il 30% in più, mentre il prezzo del gas ha registrato un aumento superiore al 70%. Una dinamica che rischia di aggravarsi ulteriormente, con incrementi stimati oltre il 13% per la luce e fino al 43% per il gas.
Le conseguenze sui bilanci aziendali sono immediate
Le strutture alberghiere si trovano a sostenere aumenti mensili che possono superare i 900 euro per l’energia elettrica e i 1.000 euro per il gas, mentre nei casi più energivori si raggiungono cifre ben più elevate. Anche la grande distribuzione e le attività di ristorazione subiscono rincari significativi, con impatti che variano da qualche centinaio di euro fino a diverse migliaia su base mensile.
Secondo il presidente Giovanni Zambonelli, il caro energia rappresenta oggi una minaccia concreta alla competitività delle imprese. Non si tratta più di una fase temporanea, ma di una criticità sistemica che riduce i margini, mette a rischio la sopravvivenza delle realtà più piccole e penalizza il sistema economico locale rispetto ad altri Paesi europei. In questo contesto, le imprese hanno dimostrato una forte capacità di adattamento, investendo in efficienza energetica e cercando di contenere i consumi. Tuttavia, la resilienza non è infinita e il peso delle bollette continua a crescere, trasformando il caro energia in uno dei principali ostacoli allo sviluppo.
Per fronteggiare l’emergenza, Confcommercio Bergamo ha attivato strumenti concreti a supporto delle aziende e dei lavoratori
Tra le iniziative spicca lo Sportello Energia, che offre un’analisi gratuita delle bollette per individuare margini di risparmio e possibili agevolazioni fiscali. Parallelamente, sono state avviate convenzioni con partner energetici per consentire alle imprese di accedere a forniture collettive a condizioni più vantaggiose.
Un sostegno importante arriva anche dagli enti bilaterali del terziario e del turismo, che hanno previsto contributi economici diretti per i lavoratori colpiti dal caro bollette, a dimostrazione di come la crisi energetica abbia effetti non solo sulle imprese ma anche sul potere d’acquisto delle famiglie. Nonostante queste misure, l’associazione sottolinea la necessità di interventi urgenti da parte delle istituzioni. Da un lato, si chiede al Governo italiano di accelerare l’attuazione del cosiddetto decreto bollette e di introdurre ulteriori misure emergenziali su IVA e oneri di sistema. Dall’altro, è fondamentale un’azione coordinata a livello europeo per affrontare le distorsioni del mercato energetico.
In particolare, resta centrale il tema del disaccoppiamento tra il prezzo del gas e quello dell’energia elettrica, considerato un passaggio indispensabile per evitare che le speculazioni sul gas si riflettano automaticamente sulle bollette di famiglie e imprese. Il caro energia, dunque, si conferma una delle principali sfide economiche del 2026. Senza interventi strutturali e coordinati tra Roma e Bruxelles, il rischio è quello di un ulteriore deterioramento della competitività del sistema produttivo, con effetti a catena su occupazione, investimenti e crescita.