Cronaca
Il sogno di Valentina: “Voleva fosse tutto perfetto”. Il marito interrogato: “Non volevo ucciderla”
Il matrimonio tra Valentina Sarto e Vincenzo Dongellini era stato festeggiato ad Ardesio. Il marito interrogato confessa di non volerla uccidere ma la Gip ritiene la testimonianza inverosimile
C’è un filo che lega la tragedia di Valentina Sarto alla Val Seriana: il matrimonio con Vincenzo Dongellini, quello che è diventato il suo assassino, era stato festeggiato, dopo la cerimonia civile a Bergamo, ad Ardesio. A raccontare quella giornata, era il 24 maggio 2025, in un lungo post su Facebook è Giuliano Noli, il deejay che ha animato la giornata di festa al chiosco nel parco comunale e che spiega: “Nei mesi prima del matrimonio mi ero legato molto a Valentina: aveva organizzato tutto lei ed era felicissima, entusiasta. Voleva che tutto fosse perfetto per quel giorno tanto atteso e sognato. Era una ragazza dolcissima, forse un po’ fragile ma è impossibile credere a quello che è accaduto”.
Valentina e Vincenzo, un’escalation di violenza dopo il matrimonio
I due stavano insieme da oltre dieci anni e si erano sposati nel maggio del 2025. Proprio dopo quel momento sono iniziate le violenze, che Valentina ha iniziato a confessare alla madre, Lia Ventura, solo tempo dopo. “Mi diceva: mamma, lui è diventato violento, mi minaccia di morte.” Le faceva ascoltare i messaggi vocali dell’uomo, e Lia le implorava di andarsene, di tornare a casa. Ma Valentina non voleva lasciarlo solo: “Le faceva pena. Non voleva abbandonarlo in difficoltà.”
Poco prima di morire, Valentina Sarto aveva trovato la forza di confessare al marito che non lo amava più. Ma lui, dopo ogni violenza, continuava a chiederle un’altra possibilità. Da inizio febbraio la donna aveva cominciato a frequentarsi con Moris Panza, l’uomo che pochi giorni prima di morire l’aveva accompagnata dai carabinieri per chiedere informazioni sulle pratiche di denuncia, che lei non ha voluto fare, nella speranza che qualcosa cambiasse.
Di lei restano il sorriso, la dolcezza, la luce che sapeva portare ovunque, come testimoniato dalle tante persone che l’hanno conosciuta nel suo lavoro al bar vicino allo stagione come raccontato dallo stesso Roby Facchinetti in un post su Facebook. La ricorda così felice quel giorno anche papà Vincenzo: “Lei che balla con me, al suo matrimonio, felice.”
L’autopsia ha confermato la morte per emorragia con due fendenti profondi sulla giugulare tra le 19 coltellate inferte dal marito che ora si trova di nuovo piantonato in ospedale nel reparto di psichiatria, dove nella giornata di sabato è stato sottoposto all’interrogatorio di convalida davanti al gip Federica Gaudino.
L’interrogatorio in ospedale: “Non vuole ucciderla”
L’uomo, assistito dall’avvocata Stefania Battistelli, ha raccontato che “Non volevo ucciderla”: queste le parole del 49enne, davanti anche al pm Antonio Mele con il quale la sera dell’omicidio non aveva parlato. Secondo Dongellini quella del 18 marzo è la prosecuzione di una lite, l’ennesima, del giorno prima. Perché lei voleva lasciarlo da qualche tempo e, peggio ancora, dopo che più di recente gli aveva detto di essersi innamorata di un altro uomo.
Al mattino si risvegliano nel bilocale di via Pescaria in città di cui lei pagava l’affitto: secondo il marito è lei la prima a prendere un coltello in cucina (sul letto ne sono stati trovati tre, due da 20 centimetri). Anche lui dunque si arma, raccontando di essersi dati dei fendenti reciprocamente. Ammette le due coltellate al collo della moglie, ma sostiene che la terza al torace sia stata accidentale, cadendo dal letto. La gip scrive che la tesi è smentita dalle 19 coltellate inferte alla donna rispetto ai due graffi superficiali che lui ha al collo e sulla pancia «assolutamente compatibili» con il tentativo di difendersi della vittima.
Inoltre, quando Dongellini chiama la figlia che abita fuori provincia con la madre, alle 11.52, dice: “L’ho ammazzata”. La figlia lo sollecita a chiamare i soccorsi, ma Dongellini le risponde che ormai “è fredda”. Valentina, infatti, è morta da ormai due ore. È in una pozza di sangue a terra dalla parte sinistra del letto. La Gip ha convalidato l’arresto e l’accusa di femminicidio.
Il post di Giuliano, deejay al matrimonio di Valentina e Vincenzo
“Eri cosi felice e piena di sogni. Non vedevi l’ora arrivasse il giorno del tuo matrimonio per vivere la festa con quel deejay che tuo fratello aveva scelto per te e che ti aveva preso per mano ed accompagnata nei tuoi sogni, giorno dopo giorno. Ricordo il tuo entusiasmo, i mille messaggi, le tue emozioni, la certezza che tutto sarebbe andato come desideravi.Eri di una dolcezza disarmante, felicissima di quel sabato ad Ardesio perché sapevi di poter contare su di me per fare festa come desideravi. Ti eri messa completamente nelle mie mani ed io mi ero caricato la gioia di farti felice e rassicurarti che la festa sarebbe stata bellissima. La chiesa, poi l’arrivo al Chioschetto di Ardesio. Non vedevi l’ora.
Ti eri divertita tanto con i tuoi familiari ed i tuoi amici fino a notte. Ieri, per mano di quello stesso uomo di cui ti eri innamorata sei volata prematuramente in cielo e mi addolora profondamente averne ricevuto notizia questa notte. Riposa serena adesso. Ti porto nel cuore dolcissima Valentina. Tu Vincenzo, espierai la pena della dannazione eterna perché non avresti mai dovuto commettere un crimine di questo genere accecato dalla gelosia. Vale aveva il diritto di tornare a volare in qualunque momento per qualsiasi ragione e tu, non avevi il diritto di frantumarle le ali per nessuna ragione. L’amore non è possesso. L’Amour Tojours di Gigi, mi ricorderà sempre di te dolcissima Valentina. Il tuo deejay del cuore. Giuli”.
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