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Cronaca

Bergamasca: prosegue la crisi dei bar – 54 insegne nel 2025, ristorazione in flessione – 20 imprese

In bergamasca sono 7.083 le imprese nel variegato mondo della ristorazione. Per i bar crisi strutturale senza freni

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bar bergamasca

I servizi di ristorazione presenti in Bergamasca al 31 dicembre 2025 sono 7.083. Rispetto all’anno precedente (fine 2024), dove erano attive 7.161 imprese, si contano 78 imprese in meno (-1,1%). Per la prima volta dopo la lunga ripresa post-pandemica, il calo non riguarda soltanto i bar, ma si estende anche alla ristorazione.

Quanto all’andamento nel variegato mondo della ristorazione (dal bar al catering), da fine 2024 a fine 2025 si sono persi 54 servizi di bar (-1,8% su un totale di 2.950) e sono diminuiti di 20 insegne (-0,5%) anche i servizi di ristorazione, scesi a 3.687; stabili i servizi di preparazione e fornitura pasti (mense, catering e banqueting, dark kitchen), che si attestano intorno alle 392 unità (-0,3%).

Osservando i settori nel lungo periodo, dal 2019 cioè prima della pandemia, si evidenzia che i bar hanno perso 482 imprese (-14,0%), i ristoranti e i servizi di intrattenimento hanno guadagnato 160 insegne (+4,5%) e i servizi di fornitura pasti ben 105 aziende (+36,6%). Sono questi i principali dati emersi dall’ultimo Osservatorio Cruscotto Dataviz Fipe (al IV trimestre 2025) su elaborazione dati Infocamere Fipe-Confcommercio Bergamo. I numeri confermano e approfondiscono il cambiamento strutturale in corso nei consumi fuori casa: la crisi del bar tradizionale, che sembrava un fenomeno isolato, ha contagiato ora l’intera filiera.

Il bar tradizionale in difficoltà in Bergamasca

Il bar tradizionale è da anni in difficoltà non solo nei piccoli paesi, dove il rischio è la desertificazione dopo la chiusura anche dei negozi, ma anche nei centri più grandi e in città. Il cambio degli stili di vita — smartphone, piattaforme di streaming, gioco online — allontana dalla socialità del bancone, del biliardo e delle carte. Con 2.950 insegne attive (41,6% del totale dei pubblici esercizi) e un saldo negativo di -54 rispetto al 2024, i bar bergamaschi accelerano un declino che dura ormai da un decennio. Funzionano le ibridazioni e le contaminazioni: panifici con bar e bar-ristoranti, pasticcerie-catering, ampliamento dei servizi (tabacchi, giornali, punti di ritiro pacchi). Vince il modello flessibile e multitasking, capace di diversificare l’offerta a seconda della fascia oraria e della clientela.

I ristoranti sono 3.687, pari al 52,1% dei pubblici esercizi. Il settore segna per la prima volta un saldo negativo (-20 insegne, -0,5%) dopo anni di crescita, pur restando positivo rispetto al 2019 (+106 unità). Il rallentamento segnala che la pressione dei costi — energetici, del lavoro, delle materie prime — sta erodendo anche il segmento della ristorazione. Continuano invece a guadagnare terreno le catene e gli imprenditori locali con più punti vendita, che aprono laboratori di produzione e aumentano manodopera e servizi. La dimensione media cresce per fatturato e addetti, a discapito delle formule monosede tradizionali.

A seguito dell’esternalizzazione del servizio da imprese pubbliche e private e della tendenza alla produzione di piatti pronti, il comparto legato a mense, catering e banqueting (ma anche laboratori e dark kitchen) continua a crescere nel lungo periodo (+36,6% dal 2019), pur rappresentando ancora una nicchia con circa il 5,5% delle imprese complessive. Residuale il numero di esercizi che svolgono servizi di intrattenimento (57 esercizi, 0,8% del totale). Gelaterie e pasticcerie registrano una prima flessione (-2,1%).

La fotografia del settore

Imprese giovanili in calo, il 32,3% della ristorazione è al femminile. Crescono (+4,0%) le imprese con titolare straniero

Le imprese femminili dei servizi della ristorazione a Bergamo sono 1.604, pari al 32,3% del totalecon un saldo negativo rispetto al 2024 di -32 imprese (-2,0%). La progressiva marginalizzazione delle piccole attività di bar e ristorazione senza somministrazione -caratterizzate da margini ridotti, orari pesanti e scarsa flessibilità- sembra allontanare sempre di più la componente femminile dal settore.

Il comparto della ristorazione conta 601 titolari giovani (con proprietà o controllo in prevalenza under 35): il 12,1% del totale. Il calo delle imprese giovanili è consistente nell’ultimo anno, con un saldo negativo di -21 imprese (-3,4%). Un dato preoccupante per il ricambio generazionale e un segnale del cambio di prospettiva lavorativa degli under 35, anche per i costi crescenti che l’avvio di un’attività porta con sé: dai crescenti costi energetici alle difficoltà di accesso al credito, fino alla concorrenza di un mercato del lavoro dipendente sempre più attrattivo.

Le imprese straniere sono 1.022, pari al 20,6% del totale (erano 983 nel 2024, con una crescita del +4,0%, +39 aziende). È l’unica categoria demografica in segno positivo: la spinta della ristorazione etnica, dello street food e della ristorazione senza somministrazione ne alimenta l’espansione, oltre ad una disponibilità al sacrificio al lavoro che caratterizza ancora molti imprenditori di prima generazione.

La forma societaria

Il settore presenta 2.717 ditte individuali attive (il 38,4% del totale sedi d’impresa), 1.773 società di persone Snc e Sas (25,0%) e 2.318 società di capitali Srl, Srls e Spa (32,7%). Come negli altri settori del commercio, si registra il calo delle società di persone (-3,4%) a favore delle forme di società di capitale, e in particolare della Srls. Le società di capitali crescono anche nel 2025, fino a 2.318 (+2,7%)  segno di un’attenzione sempre più marcata al rischio d’impresa e alla necessità di strutture societarie più solide.

Le dimensioni delle imprese

Il settore dei servizi di ristorazione è fortemente caratterizzato dalle dimensioni micro e piccole. Il 34,3% delle imprese (2.703 esercizi) ha fino a 3 addetti; questa fascia è tuttavia in forte contrazione (-4,7% rispetto al 2024), segnale di un’uscita dal mercato delle realtà più piccole e marginali. Le imprese dai 4 ai 5 addetti sono il 10,5%, quelle dai 6 ai 9 addetti l’11,3%. Cresce invece in modo significativo la fascia delle imprese con 10-49 addetti: +7,2% rispetto al 2024, per un totale di 1.113 unità (14,1%). Le imprese con oltre 50 collaboratori sono 220. Questo processo di polarizzazione — micro imprese versus realtà strutturate — evidenzia l’affermazione di modelli multi-punto vendita e di ristorazione in catena, a scapito delle formule tradizionali monosede.

Segmenti e servizi erogati

I bar e pubblici esercizi senza cucina (solo tavola fredda e bevande) sono 2.950 (41,6% del totale): il segmento a registrare il dato più negativo, con -54 imprese (-1,8%) sul 2024. Quanto al variegato mondo della ristorazione, i ristoranti tradizionali sono 2338 (-0,4% sul 2024), gli esercizi con consumo sul posto e asporto sono  844 (invariati sul 2024), ambulante e street- food  sono 93 (-1,1%) e quella connessa ad agricoltura sono invariati a quota 18. Gli esercizi del catering e delle mense si attestano intorno alle 392 unità (-0,3% sul 2024).  Gelaterie e pasticcerie, dopo un trend di crescita negli ultimi anni, segnano una prima flessione (-2,1%).

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