Taraxacum officinale. O più semplicemente soffione. Le piccole spore del fiore spumoso che tutti abbiamo soffiato lontano, almeno una volta nella vita, possono essere utilizzate per descrivere anche la poesia. Il bisogno della parola di fluttuare nel vento, scendendo poi con garbo sulla terra, che altro non aspetta se non di poterla conoscere. Questo dovrebbe essere il fine ultimo della comunicazione. Questo è ciò che mi sono ritrovato a scoprire leggendo le metriche intense, di una conterranea, aimè sino a ieri sconosciuta.

La poesia è l’essenza della vita. Noi non leggiamo poesie solo perché intrise di belle parole.  Noi leggiamo e scriviamo poesie perché siamo membri della razza umana; e la razza umana è piena di passione. Medicina, legge, economia, sono nobili professioni, necessarie al nostro sostentamento; ma la poesia, la bellezza, il romanticismo, l’amore, sono queste le cose che ci tengono in vita e le parole che Aurora Cantini (nomen omen mai prima così appropriato) sceglie, fra mazzi di tante altre, ecco che fluttuano come puntini di soffione e scendono su di noi, con l’intento di far nascere nel nostro animo, nel nostro piccolo domestico ecosistema, una nuova forma di bellezza, di consapevolezza verso ciò che siamo e che spesso fingiamo di dimenticare. I testi che si susseguono non hanno mai nulla di scontato.

Mai nulla di banale. Sono chiaroscuri ed esplosioni di colore. Sono variazioni prospettiche e bilanciamento della realtà quotidiana. Ognuno di noi ha scritto poesie. Piccoli gomitoli di parole che nella maggior parte dei casi non sono riuscite a trasformarsi in una sciarpa o una coperta o un maglione che potesse tenere al caldo il nostro cuore e il nostro animo.

Aurora Cantini si trasforma in una sorta di magliaia dei sentimenti, riuscendo a tessere una tela che improvvisamente ti compare fra le mani, che chiede di essere toccata, girata, messa in controluce. Le parole, ma i banali, utilizzate come biglietto di viaggio riescono a portare chi ha la pazienza di restare in silenzio per carpirne le vibrazioni, verso luoghi che parevano dimenticati.

Un lavoro davvero di pregio, sottolineato da riconoscimenti ottenuti in vari premi letterari. Un lavoro che auspico proficuo ancora, perché delle belle parole e delle emozioni che queste ci sanno dare, non possiamo mai davvero dire di averne avuto abbastanza.

 

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A cura di William Amighetti

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