Giordano Tomasoni, a cui avevamo recensito già lo scorso anno il suo precedente lavoro “Mi spinge la salita” si è dimostrato prolifico sia in ambito letterario che nello spostamento degli obiettivi sportivi. La cura messa in entrambi i casi ha prodotto i suoi frutti e questo secondo lavoro si fa apprezzare sia per l avena ironica, sia per il lato intimista che l’autore esplora oggi con meno fatica e maggior consapevolezza.

Nella cura contro la depressione, oltre al Prozac si potrebbe studiare anche come trovare una via d’uscita attraverso la scrittura. Quanto riconosci in questa affermazione?

Penso ci sia all’Interno di un qualsiasi percorso introspettivo, se non la risposta precisa almeno una visione più chiara delle esperienze vissute. Si, nel mio caso la scrittura mi ha permesso di visionare con animo distaccato, forse più le conseguenze verso i sensi di colpa per la sofferenza inflitta agli altri. Per la scrittura, metodo che non tutti magari ritengono appropriato e utile consiglierei invece per l’argomento depressione la lettura, questo per togliere quello spesso velo di ignoranza, diffidenza e paura verso l’argomento. Leggere implica la conoscenza di realtà e problematiche che ci possono spaventare, ma allo stesso tempo possono tornare utili nei momenti di possibile bisogno.

Il tuo secondo lavoro sembra aver conosciuto gli effetti dell’allenamento che anche il tuo fisico dimostra. Si percepisce che non sei più un dilettante allo sbaraglio.

In tutta sincerità non pensavo di trovarmi un giorno ai vertici dello Sport italiano, di partecipare ad un Olimpiade e rientrare in progetti tipo “A ruota libera” dove l’impegno concreto di noi disabili è servito nella lotta verso la legalità. Il lavoro duro come probabilmente le doti che madre natura mi ha donato, un Dio che me le ha preservate e si sono adattate alle discipline che iniziate forse per gioco o incrociate nel percorso riabilitativo, mi hanno fatto prendere fiducia. Lo spirito di sacrificio ha fatto il resto, sono davvero molto orgoglioso di essere riuscito a Ricostruire una struttura muscolare che mi permette di affrontare serenamente non solo le competizioni sportive ma anche le difficoltà del quotidiano. 

È in arrivo anche un terzo romanzo

Il terzo romanzo è nato da una richiesta quasi esplicita da chi ha ascoltato la mia storia e alla fine mi ha chiesto di descrivere più profondamente la sofferenza da depressione. “Il bisogno di morire” (titolo del prossimo lavoro, ndr.) descrive con cura le, permettetemi il termine, 50 sfumature di dolore derivanti dall’arrivo della depressione, il mutamento interiore che parte da uno stato emotivo fragile e prosegue passando da dolore, sofferenza, angoscia e infine disperazione. Grazie a ricerche e interviste fatte a specialisti del settore, mi sono permesso di dare consigli e spiegazioni mediche per fare chiarezza su di un argomento complesso e rischioso. Il tempo trascorso pensavo avesse innalzato un muro invalicabile da parte dei ricordi tristi, il che si è dimostrato falso aprendo nuovamente cicatrici lontane; il fine era anche quello di mantenete una promessa fatta verso una mamma che continua il suo ruolo di madre da un posto diverso a quello abituale. Il libro sarà pronto in estate.

Visto che le tue frequentazioni sportive ti portano con la nazionale a girovagare in parecchi alberghi, quale romanzo aggiungeresti nei comodini dove di solito è presente anche la bibbia?

Aimè, forse qualcuno leggendo la risposta a questa domanda rimarrà deluso, dando per scontato che una persona che scrive, debba per forza  leggere o aver letto molto. Io ho letto pochissimi libri se non per un interesse diretto ai fini sportivi, o biografie che mi interessavano in maniera curiosa, ciò non toglie l’indubbia importanza che riveste la lettura e il buon consiglio da dare anche a me stesso è quello di aver sempre tra le mani un libro da leggere. Dovendo dare una risposta, cercando nella mia poco fornita libreria rispondo; Le possibilità della notte, di Marco Venturino.

Immaginati a questo punto insignito della carica di Ministro. scegli tu in quale settore vorresti legiferare. Cosa faresti per rendere un posto migliore quello dove oggi viviamo?

Fossi insignito di una nomina da ministro, anzi, obbligato a ricoprirla visto il ruolo ingrato dei politici di vertice dei giorni nostri, sceglierei senza dubbio quella sulle pari opportunità. Mio malgrado devo ammettere che certe attenzioni e problematiche le ho vissute solo passando per vicissitudini dovute ad una condizione arrivata dopo, ed è questo è il nocciolo della questione. Ritengo che certi ruoli dovrebbero essere ricoperti da soggetti in grado di dare consigli e portare migliorie derivanti da esperienze vissute a 360 gradi, come le difficoltà in tutti i settori incontrate nell’arco della giornata quotidiana non solo per sentito dire, in questo modo ci si può fare portavoce di una categoria penalizzata non solo dalla solita burocrazia ingarbugliata, viceversa si dovrebbe fare affidamento da chi purtroppo certe realtà le può solo immaginare.

Aggiungo, prova a tracciare un decalogo di quanto sia necessario nella quotidianità per un disabile e che attorno a te invece non vedi.

Viviamo in una società dove il buon senso e la civiltà stanno diventando elementi sempre più rari, sarebbe sufficiente rendersi conto non solo della presenza tra di noi dei disabili ma in maniera più umana e umile anche del prossimo, specialmente se questo è un soggetto debole o emarginato per “colpa” di caratteristiche che rivestono un elemento di confronto e non di diversità, in modo da dare un valore aggiunto alle differenza che sono a mio parere il sale della vita. Stiamo perdendo la bellezza dei rapporti umani che per le nostre generazioni passate rappresentavano un pilastro portante nella vita sociale, stiamo sostituendo con la tecnologia virtuale i veri sorrisi, le strette di mano sincere con i “mi piace” perdendo un’occasione dietro l’altra di stringere amicizie vere e rapporti sinceri per poterci fidare del prossimo. 

Una volta ti ho sentito dire che nei tuoi sogni le gambe funzionano ancora. Oggi guardi il mondo da seduto. Qual’è la prospettiva che vedi nella tua realtà quotidiana.

È strano si, e forse la risposta è in qualche modo in una parte di cervello collegata ai ricordi e agli anni vissuti potendo correre. Di notte sogno esattamente come prima della menomazione della gambe, corro tra i boschi, inseguo le mie bimbe su percorsi accidentati e il risveglio è poi un susseguirsi di sorrisi e non tristi rammarichi. Non so quanto servirà all’apparato sognante per adeguarsi alla realtà delle cose, ma spero che i sogni di oggi durino il più a lungo possibile in modo da provare un piacere effimero verso una attività naturale come il sonno, sognando in questa maniera il sogno che già di per sé è un veicolo di esplorazione verso luoghi inaccessibili, ho la possibilità di fare un viaggio ancor più affascinante.

Certo che le giornate devono essere decisamente piene. Ti alleni, scrivi, fai incontri nelle scuole, hai un impegno politico, fai da marito, da padre. Insomma la disabilità non reclama un po’ di attenzione da parte tua?

La vita mi ha regalato un’opportunità  non indifferente, cioè, una nuova opportunità un privilegio da non sprecare, è vero, forse le cose da seguire sono tante ma fino a che la passione sarà il volano principale nel portarle avanti non mi sottrarrò a nessun impegno. Fare le cose che ti piacciono ripaga l’impegno verso ogni singolo sforzo, mentre i sacrifici ritengo li vivano altri e purtroppo mi riferisco alle rinunce obbligate di chi per svariati motivi si trova la quotidianità violentata da percorsi obbligati e senza alcuna alternativa. Condividere oltretutto la passione dello sport con la famiglia ha rappresentato un’altro obbiettivo raggiunto ultimamente. Infine avere la conferma che la disabilita non ha inficiato in nessun modo in tutti questi ambiti può essere da stimolo per tutte le persone che domani si trovano in una condizione come la mia e possano vivere con più fiducia nei loro mezzi il proprio futuro.

Che cosa c’è nel futuro prossimo di Giordano?

Nel prossimo futuro avrò la fortuna di essere inserito in un progetto di cui andrò veramente fiero. Ho deciso di dare la mia disponibilità per un percorso a fini solidali senza ripensamenti, conscio che il tempo da dedicare all’impegno preso sarà sicuramente notevole. Per volontà di chi ha voluto lo stesso progetto posso solo dare un’anticipazione di quello che si andrà a inaugurare, anzi allargo l’invito a chi volesse partecipare il 20 Marzo alle ore 21 presso: il teatro dell’Istituto Scolastico Maria Regina in via Cuni a Bergamo dove si terrà un concerto “Tributo agli ABBA” all’interno del quale ci sarà l’ufficialità del progetto.

 

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A cura di Wiliam Amighetti

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