Paolo Cossi è da tempo considerato l’enfant prodige del panorama fumettistico italiano. Definito dalla critica come “il folletto” ha saputo spaziare su diversi fronti, prediligendo quello storico e proponendo al pubblico una capacità di imbastitura delle proprie storie che difficilmente riusciamo a trovare in altri autori con nomi altisonanti. Le sue opere hanno iniziato a farsi conoscere da quasi tre lustri, spaziando su tematiche forti, come ad esempio il lavoro dedicato al caso Unabomber, o descrivendo storie e personaggi che appartengono alla sua quotidianità.

Per iniziare a rompere il ghiaccio ti chiedo che cosa abbia spinto ad interessarsi del genocidio Armeno.

Del genocidio non sapevo nulla, finchè un caro amico, Azad Vartanian, che spesso si recava sulle pendici del monte Ararat per delle ricerche archeologiche, non mi mostrò delle riprese fatte da lui su diverse fosse comuni e ritrovamenti di ossa umane. Fu lui per primo a parlarmi del genocidio. Quando però mi disse che erano state uccise un milione e mezzo di persone, pensai che mi stesse raccontando una storia esagerata: come mai, mi domandavo, un milione e mezzo di persone viene sterminato e sui libri di storia non vi è nemmeno un accenno?

Iniziai così a documentarmi per saziare la mia curiosità e fu così che conobbi la storia del popolo armeno. Da fumettista sentii il bisogno di raccontare a mia volta questa storia ai ragazzi perché non era concepibile che un genocidio, il primo del secolo, passasse in sordina.

Così è nato il mio libro “Medz Yeghern, il grande male”.

Mi interessa sapere quanto tempo sia necessario per completare un opera come il Grande Male.

Realizzare un libro a fumetti di carattere storiografico impegna molto tempo, non tanto per la realizzazione dei disegni ma piuttosto per la ricerca storica che deve essere puntigliosa, a partire dai fatti, fino ad arrivare ai costumi o all’architettura degli ambienti. 

Per il “grande male” il lavoro ha impegnato praticamente un anno.

Ho letto che i suoi lavori sono tradotti anche all’estero.

Si, sono stati tradotti in Francia, Svizzera, Olanda, Grecia, Corea. Mi piacerebbe vederlo pubblicato in Armenia perché, in cuor mio, è al popolo Armeno che appartiene questo libro.

Spesso nelle stanze d’albergo si trova una copia della Bibbia. Se tu potessi aggiungere un testo, su quale ricadrebbe la scelta?

Beh, metterei “La montagna dell’anima”, di Gao Xingjian.

Quali sono stati i tuoi romanzi di formazione?

Principalmente i testi della scapigliatura milanese, da Emilio Praga a Tarchetti, da Boito al Dossi. Poi comunque ho aperto moltissimo i miei orizzonti e leggo veramente di tutto, devo dire che ultimamente trovo bellissimi i romanzi di Arto Paasilinna. Anzi geniali.

Quali sono invece i tuoi progetti futuri?

Sto lavorando ad un progetto complesso, un lavoro che si chiama “Cloe, la fata verde” ed è la vera storia dell’assenzio, la famosa bevanda dei poeti maledetti. La storia è molto complessa e tratta moltissimi argomenti, ma è un lavoro che mi sta dando molte soddisfazioni. Credo sarà pronto in giugno.

Oggi i Grapich Novel sono equiparati a tutti gli effetti ai romanzi di impostazione classica. L’interesse verso questa scrittura visuale sembra stia sempre più aumentando

Speriamo bene… il discorso sarebbe molto lungo, io dico solo che sarebbe fondamentale una preparazione dell’individuo, una sensibilizzazione fin da piccolo alla cultura, alla letteratura e alla conoscenza, il resto viene di conseguenza.

 

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A cura di Wiliam Amighetti

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