MARZENA SOWAMarzena Sowa, dalla Polonia alla Francia (dove ha terminato gli studi all’Università di Bordeaux) passando per il Belgio (dove ora vive), risponde perfettamente alle nostre domande in un italiano fluente. Insomma, se ti dovessi paragonare ad un qualche cosa che normalmente rappresenta la tua quotidianità, ti vedrei bene come una scatola da sessantaquattro colori della Stabilo.

Partiamo subito con una bella sottolineatura. Come è nato il progetto di Marzì?

“Marzi” è nato grazie a Sylvain. Lui disegna da molti anni e quando ci siamo conosciuti (io già vivevo in Francia), gli raccontavo la mia vita polacca, e senz’altro, la mia infanzia. Ed un giorno, era a Natale, mi ricordo quando gli ho raccontato la storia della carpa, la tradizione polacca del Natale che consiste (o almeno che consisteva all’epoca comunista) di comprare una carpa viva e metterla nella vasca da bagno prima di ammazzarla e poi mangiarla il 24 dicembre. Sylvain è quasi caduto del sofà: una carpa viva? che mettete nella vasca? che ci nuotava per due o tre giorni? Non lo poteva credere. Mi ha detto che gli sembrava di conoscere un po’ la Polonia con tutto quello che si diceva nei giornali ma si è reso conto che tutto questo era sociale o politico: “ancora i problemi in Polonia. gli scioperi. lo stato di guerra. Lech Walesa presidente. Tchernobyl. Etc etc. Niente sulla vita ordinaria che i Polacchi facevano. Quindi con le mie storie ha scoperto che si poteva essere felice anche in un paese come la Polonia. Che non è un paese di cemento, che non è grigio e neanche triste. Quindi ha scoperto un paese che non conosceva e mi ha chiesto: ti direbbe di dividere la tua esperienza, le tue storie con gli altri? E cosi che Marzi ha cominciato. Io, avevo finito gli studi di letteratura, ma come la Polonia non stava nella comunità europea, non avevo diritto di lavorare. Quindi, scrivere mi ha salvato la vita. Non pensavo fare dei fumetti, perché in Polonia, non ne leggevo. Li, i fumetti erano considerati come i libri per quelli che non amano leggere o per i ragazzini. E poi, sopratutto, non c’era molta scelta. Quando sono arrivata in Francia, ho allucinato scoprendo tutta questa produzione, si parla di tutto, non ci sono sempre i super eroi. I fumetti sono fatti per tutti. Mi sono trovata un posto di lettrice e molto veloce dopo di autore. Poi, le cose si sono sviluppate da se stesse. La Polonia, tanto lontana, si è avvicinata a me. E ho cominciato a scrivere un po’ di più a questo soggetto. Dopo Marzi che è apparso un fumetto con Sandrine Revel “N’embrassez pas qui vous voulez”, “Non baciare chi vuoi” che parla di un incidente durante il periodo di stalinismo. E poi, Insurezzione di Varsavia in 1944 “L’insurrection, avant l’orage”, prima parte con Krzysztof Gawronkiewicz. Questo anno, però, è uscito il primo fumetto che non parla della Polonia, che non parla della storia. Che si rivolge ai bambini “Histoire de poreaux, de vélos, d’amour et autres phénomènes”, con Aude Soleilhac. 

(ndr: il testo è stato corretto solo dagli errori ortografici. Ho preferito lasciare l’intervista in “originale” per sottolineare la grande capacità comunicativa di Marzena)

Mi parli un po’ della tua vita, del tuo percorso culturale e del tuo spostamento dalla Polonia alla Francia?

Io ho sempre voluto essere qualcun altro. Non volevo essere Polacca. Non mi piaceva. Perché sempre quando si diceva: polacco, vedevo questa responsabilità nazionale, questa aria seria, questo patriottismo di cui i Polacchi avevano bisogno. Ma io volevo vivere la mia vita, semplicemente. Senza essere associata a un paese con cui dovere fare i conti. In Polonia esiste questo trio “Bog Honor Ojczyzna”. Dio, Onore, Patria. Sembra come in Cuba “la patria o la muerte”. La patria o la morte. Questo mi fa paura. Come essere se stesso in queste condizioni? Io volevo fuggire. Smettere di definirmi facendo sempre riferimento al mio paese. Ma essere un’isola. E quello che ho potuto fare in Francia. Forse è stato un gesto egoista, ma quando si ha 22 anni (è l’età che avevo quando ho lasciato la Polonia) partire mi sembrava vitale. Non era un gesto contro il mio paese, no, per niente. Io volevo la mia vita punto. Io non volevo vivere la mia vita polacca. Ed una volta arrivata in Francia, man mano ho capito che non si poteva fuggire un paese cosi, perché questo paese, me lo porto in me, non ci vivo ma lui vive in me. E ho appreso a vivere con lui. 

Quali sono stati i tuoi punti di riferimento nella fase iniziale della tua carriera?

E difficile precisare cosa mi ispira. Penso che sia tutto quello che ho visto, ho vissuto, ascoltato, tutto quello che porto in me che mi serve dell’ispirazione, pero senza che ci cerco qualcosa d’apposto. Posso dire quello che mi piace, ma quello è differente. Mi piace il cinema di Tati, ma anche di David Lynch e il neorealismo italiano. 

Quali sono invece i progetti che hai nel cassetto e che vorresti poter realizzare a breve?

Ce ne sono tantissimi. Sopratutto, mi piacerebbe lavorare per i bambini. Io faccio molti workshops con loro e sono per me i momenti molti forti ed importanti, di dividere con loro la mia esperienza, come in Marzi, mi sono affidata, i bambini si sentono vicini a me e si affidano e poi i nostri scambi sono molto privilegiati. 

Ho qualche progetto concreto che adesso sono nelle mani dei disegnatori. Adesso bisogna incrociare le dita. 

Visto che prima ti sei definita un isola, quali sono i cinque libri che porteresti con te nella famosa isola deserta?

Jamaica Kincaid, “My brother”

Kapuscinski, “Imperium”

Tove Jansson, “Moomins”

Gipi, “LMVDM”

Quino, “Mafalda”

Mentre invece quali sono gli ultimi tre libri che hai messo nella tua borsa della spesa culturale?

il catalogo del ultimo convento di libri per bambini  di Bologna

un libro con delle vecchie fotografie (nell’intervista originale Marzena le definisce anziane, ndr.) fatte dai parrucchieri con i dialoghi della gente che veniva a farsi tagliare i capelli

e un libro di racconti africani

Oltre a dover coltivare una pianta di ortiche e a bere una bottiglia di aceto, qual è il libro che ad una persona antipatica consiglieresti di leggere?

Gli offrirei un libro che mi piace, forse la lettura di qualcosa di piacevole (almeno ai miei occhi)  la renderebbe meno antipatica? 

Agota Kristof “Trilogia della città di K.”

In molti alberghi vi è la consuetudine di lasciare nel cassetto del comodino una copia della Bibbia. Se tu potessi aggiungere un altro libro, su quale titolo ricadrebbe la tua scelta?

Calvin and Hobbes.

 

Marzì, senza carpa e con la sua valigetta dei colori è in procinto di tornare in Belgio. Parliamo della fiera dei fiori, della possibilità di incontrarci un giorno, di libri, di cose, di vita, quella che è uscita dal bianco e nero asettico e che risplende di una luce, bella, vivida, che questa autrice eclettica è riuscita a far emergere.

 

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 A cura di William Amighetti

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