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“VOGLIO LIBERARMI DI MIO MARITO”, MOVENTE PASSIONALE DIETRO ALL’AVVELENAMENTO DI PREMOLO

– PREMOLO – Una relazione extraconiugale in ambito lavorativo del marito: è questo il movente che avrebbe spinto Laura Mappelli, classe 1968 residente a Premolo, ad avvelenare il compagno, autista di autobus, nella […]

– PREMOLO – Una relazione extraconiugale in ambito lavorativo del marito: è questo il movente che avrebbe spinto Laura Mappelli, classe 1968 residente a Premolo, ad avvelenare il compagno, autista di autobus, nella mattina del 4 dicembre scorso. Appena dopo il matrimonio celebrato lo scorso 31 luglio, la donna infatti si era innamorata di un collega del marito.

Il contesto è quello della Rsa di Albino dove la Mappelli lavora come assistente sanitario e dove avrebbe conosciuto l’altro uomo, lì ricoverato in seguito ad un incidente. Tra i due sarebbe nata una relazione extraconiugale e la donna avrebbe detto all’uomo: “Voglio liberarmi di mio marito, lasciarlo, ma non lo faccio per non dare un dispiacere ai miei genitori”.

Il marito, Bortolo Rossi conosciuto come “Lino”, classe 1973, è invece finito in fin di vita al Papa Giovanni XXIII di Bergamo in elisoccorso nella mattinata del 4 dicembre in coma ipoglicemico e acidosi metabolica dovute ad una quantità spropositata nel sangue di benzodiazepina ed insulina.

Dalle analisi è subito risultato che le tracce anomale ritrovate nel sangue, erano riconducibili ad un farmaco presente nell’abitazione dell’uomo: si tratta di Halcion, un sonnifero utilizzato dalla donna. Da lì sono partite le indagini che hanno permesso alla Squadra Mobile della Polizia di Stato di Bergamo di ricostruire quanto accaduto.

“La chiamata al 118 intorno a mezzogiorno del 4 dicembre scorso – spiega il capo della Squadra Mobile Giorgio Grasso – è stata fatta dalla stessa donna che parlava di un infarto in corso per il marito. La stessa avrebbe tentato di rianimarlo ma, all’arrivo dell’ambulanza, accertate le gravi condizioni, si era reso necessario l’intervento dell’elisoccorso”.

I medici però avevano subito capito che qualcosa non andava vista l’alta presenza nel sangue del sonnifero e soprattutto dell’insulina, in un soggetto non diabetico.

Così il 9 dicembre sono iniziate le indagini e gli appostamenti che in un paio di giorni hanno permesso di far quadrare il cerchio: “Fatale (ma non letale) – continua in conferenza stampa Grasso – per Rossi è stato un caffè preparato dalla moglie alle 9 del mattino, dopo che l’autista aveva svolto i regolari turni di linea tra Premolo, Nossa e Gorno ed era rientrato a casa”. Appena dopo aver preso il caffè l’uomo si era addormentato e, al rientro a casa dalle commissioni, la moglie lo aveva ritrovato incosciente.

Secondo quando ricostruito la donna avrebbe messo del sonnifero nel caffè, come evidenziato dallo stesso Rossi che ricorda un fondo molto spesso nella tazzina, per poi fargli una dose di insulina e uscire per delle spese.

Come mai l’abbia soccorso al suo rientro a casa alle 11.30 è tutto da scoprire, visto che la donna si dichiara innocente: interrogata sia dal pm Laura Cocucci che dal gip Raffaella Mascarino, la Mappelli nega qualsiasi coinvolgimento nella vicenda. Intanto però nella notte tra l’11 e il 12 dicembre è scattato il fermo indiziario nei suoi confronti: fermo che non è stato confermato dal gip che ha però disposto la misura cautelare nel carcere di Bergamo per i gravi indizi di colpevolezza. La donna è accusata di tentato omicidio e resta in cella di isolamento.

Il marito fortunatamente è stato salvato e, dopo essere stato dimesso, ha potuto fornire agli inquirenti la sua importante ricostruzione dei fatti.

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Nella foto: il capo della Squadra Mobile della Polizia di Stato di Bergamo Giorgio Grasso

 

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