“Avvento dello scrittore”: rubrica che anticipa il Natale con un pensiero di pace, o un augurio di speranza, firmato dagli autori che ci hanno già regalato un intervista o a cui abbiamo dedicato una recensione nella sezione cultura del nostro giornale.

 

 

I’LL BE HOME FOR CHRISTMAS

di Gabriele Cecchini

Un giorno di dicembre come tanti il vecchio pianoforte di casa Mainardi sentì che era giunto il momento di ricominciare a suonare. Erano vent’anni che il figlio, Lorenzo, aveva smesso di esercitarsi. Oh che giornate erano state quelle! All’epoca il ragazzo, che si preparava per gli esami di Conservatorio, trascorreva al piano più di quattro ore al giorno. Dio quanto era felice, fiero di essere utile, di fare il proprio dovere. Allora aveva i martelletti ancora nuovi, il feltro senza buchi e l’avorio candido come la neve. Ora il suo aspetto era mutato: i martelli rispondevano quasi per dispetto, il feltro si era consumato e l’avorio tristemente ingiallito. Un vecchio signore pieno di acciacchi, ecco cos’era diventato. Erano trascorsi inverni mesti e primavere silenziose, autunni annoiati e estati funeree. A dirla tutta, a lui sembrava che anche Anna e Fulvio Mainardi fossero cambiati senza l’allegra musica.

A volte succedeva che qualche bimbo pigiasse sui tasti con forza, riempiendo il salotto di suoni, anzi rumori!, assordanti. Il vecchio pianoforte non si dispiaceva poi tanto di quella scarsa considerazione, del resto si trattava di creature inesperte e piccine, si doleva invece del suono scordato, pauroso che emetteva: quella non era la sua voce, non si riconosceva. Ad ogni modo, uno strumento è stato fatto per suonare, accordato o scordato che sia. Così quel mattino di dicembre, mentre i Mainardi erano andati a fare due passi, il vecchio piano partì e suonò un canto natalizio americano – I’ll be home for Christmas. L’aria di casa si riempì di atomi, molecole di poetica tensione, ponti di arcobaleno, ruscelli di luci dorate. La vecchia madre di Anna, Dora, si alzò dal letto e andò in salotto. Con passi lenti, cauti iniziò a danzare, serena più che mai, circondata da barlumi di quella serenità che raramente si raggiunge…

Quando rientrarono, Anna e Fulvio trovarono la donna riversa sul pavimento, col sorriso sulle labbra e gli occhi socchiusi. L’aveva sempre detto: “Io e quel vecchio piano ci assomigliamo e quando giungerà il mio momento, suonerà per me, ne sono certa”.

 

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