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NEMMENO HOUDINI

L’olfatto è privo di memoria. A differenza della vista e dell’udito, il nostro senso percettivo non ricorda profumi e odori, impedendo di fatto la costruzione di ricordi che si potrebbero […]

L’olfatto è privo di memoria. A differenza della vista e dell’udito, il nostro senso percettivo non ricorda profumi e odori, impedendo di fatto la costruzione di ricordi che si potrebbero basare proprio sulla ri.percezione. Benchè un romanzo sia bidimensionale, capita a volte di imbattersi in libri che potrebbero trovare catalogazione nelle scaffalature dedicate ai pop-up, vista la loro capacità intrinseca di trasformare le parole in elementi tridimensionali, carichi di profumi, aromi, odori dimenticati. Tale capacità è un segreto che in pochi conoscono. Silvan è il maestro della prestidigitazione, Houdini era il Re dell’escapologia. Alessio Mussinelli, pescatore di ricordi lacustri ha unito entrambe le peculiarità dell’illusione, riportandoci negli anni post bellici, dove tutti erano impegnati nella ricostruzione edile e immaginavano un futuro roseo.

Il palcoscenico su cui è ambientata questa storia, vede avvicendarsi un maggiordomo che non ha frequentazioni giallistiche e che oggi riempirebbe le pagine dei rotocalchi rosa, una anziana facoltosa, con cane incontinente al seguito e un infatuazione per il Vate che prosegue post mortem. Un gruppo di amici e una scenografia che vede sullo sfondo le vicende campanilistiche e di sagrestia. Insomma. C’è di tutto e la penna di Mussinelli scorre velocissima, al pari delle prime imbarcazioni varate dai cantieri Riva. Taglia in due le acque del nostro lago, riporta a galla immagini, rumori, sapori che erano lentamente scivolate sul fondale, sotto la linea di pescaggio dei salmerini e si materializza in un epoca che molti di noi non hanno frequentato. Mussinelli ha talento e palafitte di fantasia su cui poggia la sua piattaforma descrittiva. Attinge  (o forse meglio dire pesca) tirando a riva gag, alborelle velocissime e tinche gonfie di ricordi, di aneddoti, di storie che una volta si raccontavano sotto ai pergolati, con bicchieri di vino e gassosa, che rafforzavano il gioco di prestigio di chi la sparava più grossa. La scrittura locale non può che acogliere con gioia un autore capace di dare vita al nostro passato, al nostro modo di essere, a storie che abbiamo sentito e che stavano finendo negli archivi del dimenticatoio. Mussinelli ha nella sua punta diverse maiuscole. Conosce la direzione dei venti ed è capace di veleggiare controcorrente, lasciando al largo storielle di vampiri e pruriti sfumacchiati e dirigendoci verso quella che è sempre stata l’isola che c’è. Quella dove i racconti trovano il loro giusto approdo. La letteratura sta soffrendo dello stesso virus che ha colpito la gastronomia. Si è estereofilizzata. Tutto ciò che è scritto o cucinato da portatori sani di cognomi anglofoni o francesi sembra sempre migliore. Impariamo a riscoprire le nostre origini. Mussinelli insegna piccole e semplici tecniche di lancio. Ognuno, leggendolo, trovi indicazioni su quale esca utilizzare. Nel nostro lago ci sono tantissime storie che aspettano di essere pescate.

 

Nemmeno Houdini di Alessio Mussinelli ed. Fazi

 

Per una piacevole lettura si consiglia di frequentare la sagra della Tinca dove abbuffarsi del pesce ripieno di polenta. Sbevazzate con delle bollicine Berlucchiane.

 

A cura di William Amighetti

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