– NEMBRO – Cos’hanno da dire ancora, dopo 50 anni che sono state pubblicate per la prima volta, le filastrocche di Gianni Rodari? Cosa spinge gli editori a ripubblicarle di continuo? Cosa spinge gli attori e musicisti a riprenderle in mano per farne uno spettacolo? Forse semplicemente il fatto che ai bambini piacciono.

Ai bambini di oggi, non quelli degli anni 60 che nemmeno sospettavano che sarebbero esistiti computer e cellulari. Le leggono volentieri, le comprendono senza difficoltà, le imparano a memoria senza fatica. Ma com’è possibile che ai bambini di oggi piacciano cose scritte mezzo secolo fa? Perché sono semplici ma non banali. Perché lo stile di Rodari è immediato, concreto, divertente. Perché Rodari era avanti e tuttora, 30 anni dopo la sua morte, i suoi scritti risultano di una modernità sconcertante. Certo non tutti, poiché alcuni risultano incomprensibili ai figli di internet (“Filastrocca del bimbo malato,
con il decotto, con il citrato…”, “…rovesciando i calamai…”), ma quanti personaggi ha inventato Rodari, in cui i ragazzini sempre si ritroveranno, quanti luoghi e situazioni fantastiche solleticheranno in eterno la loro curiosità? Ci sarà sempre qualcuno che vorrà mettere il naso in qualche posto che “se non esiste… esisterà (che differenza fa?)”, che sia il pianeta degli alberi di Natale o il paese dei bugiardi poco importa, l’essenziale è avere ancora la voglia di viaggiare per vedere con i propri occhi cose inesistenti (nonostante la televisione) e di… navigare con la fantasia (in barba a internet)! Noi ci siamo messi, appunto, in viaggio, su un treno magico che porta Irene, una ragazza un po’ infantile, timorosa e curiosa allo stesso tempo, in luoghi reali e in alcuni dei luoghi fantastici che Gianni Rodari ha inventato nelle sue filastrocche, che sono “incastonate” (trattate quindi come pietre preziose, poiché tali le riteniamo), nella drammaturgia, pretesto di una narrazione che diventa contesto e che vuole essere semplice e immediata.

Irene è in viaggio per andare al mare, ma si ritrova, contro la sua volontà, a dover fare alcune tappe “alternative”. La accompagna un capotreno che è per lei come una guida e che la conduce nei luoghi più diversi, dal pianeta degli alberi di Natale al Polo Nord, dal paese dei bugiardi, dove conoscerà una signora che non riesce a dire la verità, al paese delle favole a rovescio, dove incontrerà una Cappuccetto Rosso incredibilmente arrogante, aggressiva e decisa a mangiarsi il lupo. La curiosità di Irene viene stuzzicata a tal punto che, una volta arrivata a destinazione, decide di non scendere dal treno, ma di continuare il viaggio alla ricerca di nuove, fantastiche (è proprio il caso di dirlo) avventure. Sul palco si avvicendano 3 attori che interpretano 5 personaggi: Irene, il capotreno, una signora eccentrica che abita nel paese dei bugiardi (naturalmente ammalata di “bugiardite”) e la luna, che qui avrà le sembianze di una bambina-bambola con fare sognante e suadente.

La scenografia è composta da un treno, sul quale (e intorno al quale) si svolgono tutte le scene. Il treno è il mezzo per viaggiare, per essere trasportati in altri luoghi, per conoscere persone e personaggi. In quanto scenografia il treno si trasforma: i sedili diventano letti e poltrone, i finestrini diventano davanzali, vetrate, vetrine e teatrini di burattini.

Lo spettacolo è fatto di parole semplici ma precise, di avventure fantasticamente reali, di musica e di colori, di tristezza e, soprattutto, di speranza, per ricordare sempre che “dopo la pioggia viene il sereno, brilla nel cielo l’arcobaleno.

 

Domenica 21 Febbraio 2016, ore 16.30

Teatro San Filippo Neri  –  Nembro

Fondazione AIDA di Verona presenta

Gioele Peccenini/Federico Vivaldi, Lucia Bizzotto/Maria Vittoria Barrella e Sara Tamburello in

Un treno carico di filastrocche

Di e per la regia di Massimo Lazzeri

produzione: Fondazione Aida e Il Teatro Fuori Rotta

 

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