Questo mese parliamo d’ansia perché si tratta di un fenomeno molto diffuso e molto comune: quando si parla di ansia nessuno può sentirsi completamente escluso. Capita a tutti infatti, o è capitato almeno una volta, di sentirsi ansioso, agitato, preoccupato per qualcosa.

Quante volte ci troviamo in apprensione, pensiamo che qualcosa non vada bene, facciamo fatica a dormire perché c’è un pensiero che ci disturba e non riusciamo a farlo andare via e a rilassarci?

E’ evidente che per ognuno di noi l’ansia ha un modo differente di presentarsi, per qualcuno ad esempio può durare qualche istante, per altri può avere un tempo più prolungato; ma il fatto che più o meno tutti abbiamo sperimentato queste sensazioni cosa vuol dire? Che siamo tutti ansiosi? Assolutamente no! Il solo fatto di provare ansia non deve essere connotato necessariamente come qualcosa di disfunzionale o di disturbante perché dobbiamo sapere che l’ansia ha anche una sua importante funzione.

Vediamo di capire meglio di cosa si tratta.

L’ansia è un’emozione universale che, di per sé, non è inadeguato provare poiché rappresenta una parte necessaria della risposta che il nostro sistema mette in atto di fonte agli stimoli esterni e di fronte allo stress. Essa rappresenta, infatti, un meccanismo di difesa che ha un’importante funzione di protezione; è un’emozione che serve a preparare l’organismo ad affrontare una minaccia o un pericolo, oppure a scappare da esso, innescando una serie di cambiamenti fisiologici. In questo aspetto assomiglia alla paura. Si tratta quindi di qualcosa che funge da richiamo per la nostra attenzione, ci mette sul “chi va là” nelle situazioni di pericolo, ci orienta e ci stimola a realizzare obiettivi a volte indispensabili per la vita stessa. Dunque che ruolo ha l’ansia nella nostra vita:

  • ci mette in allerta di fronte al pericolo;
  • ci permette di individuare una data minaccia;
  • consente di fronteggiare la situazione per evitarla o gestirla.

Possiamo quindi dedurre come l’ansia sia un elemento vitale dell’esistenza che, oltre a svolgere la funzione di protezione che abbiamo appena visto, è anche fonte di curiosità, interesse, impegno, motivazione.

Purtroppo però, talvolta, anziché essere funzionale ed adattiva, l’ansia si manifesta come risposta eccessiva, rappresentando un vero e proprio problema difficile da gestire. In questi casi, di fronte ad uno stimolo che ci mette in allerta, l’ansia ci porterà a rispondere alla situazione in modo sproporzionato o irrealistico ed assumerà la connotazione di un vero e proprio disturbo.

In sintesi si parla di ansia patologica quando c’è una risposta inappropriata ad una preoccupazione esistente e che può delinearsi come:

  • eccessiva preoccupazione per una situazione reale di pericolo, di tensione, di minaccia;
  • convinzione di un pericolo anche quando questo pericolo reale non esiste davvero ma esiste per la persona che lo avverte.

Possiamo quindi dire che Il limite fra la normalità e patologia va rintracciato nell’intensità e nella frequenza con cui la risposta ansiosa si manifesta e nell’influenza che queste emozioni hanno sulla qualità della vita della persona: se è tale da impedire una buona qualità della vita, ad esempio impedisce di andare a lavorare, di uscire di casa, di esprimersi e di realizzarsi, si tratta di un’ ansia patologica. Ed è in questi casi che il rischio maggiore per l’individuo è quello di sviluppare un vero e proprio disagio psichico, un Disturbo d’Ansia.

 

Rubrica a cura della dottoressa Alessandra Guerrieri – psicologa e psicoterapeuta

Per pareri, richieste ed informazioni potete scrivere al seguente indirizzo email alessandra.guerrieri@hotmail.it o consultare il sito internet www.alessandraguerrieri.com.

 

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