Sappiamo bene quanto l’adolescenza sia un periodo faticoso, non solo per il ragazzo o la ragazza che lo sta attraversando ma anche per i genitori e gli adulti che gli sono accanto. Si tratta infatti di un particolare periodo della vita in cui il giovane si trova ad attraversare una fase difficile di passaggio tra la fanciullezza e l’età adulta. 

Il giovane si trova in un limbo che lo costringe ad abbandonare un mondo per avviarsi a conoscerne un altro.

Quando si parla di adolescenza si fa riferimento a quel periodo della vita che va dagli 11 ai 20 anni circa, e che vede l’individuo impegnato ad affrontare una serie di cambiamenti che interessano il suo sviluppo fisiologico, morfologico, sessuale, cognitivo e sociale. Tutte queste trasformazioni, profondamente interrelate tra loro, portano il soggetto a modificare l’immagine che ha di se stesso e a confrontarsi continuamente con l’immagine che gli altri hanno di sé.

Si tratta di un cambiamento profondo che provoca una sorta di frattura, una specie di rifiuto della fanciullezza in cui il giovane non vuole essere più considerato come un ragazzino. Questa nuova tappa, fondamentalmente diversa dalle altre, non è solamente una crescita, ma una trasformazione che viene spesso percepita dall’adolescente e da chi lo circonda come una vera e propria crisi, connotata da uno stato di insoddisfazione per la nuova condizione.

Naturalmente il passaggio attraverso l’adolescenza non è in sé negativo, né lo sono le crisi che in essa avvengono, perché consentono una crescita. Tuttavia, si tratta di una fase difficile e il modo in cui viene affrontata può influenzare la percezione che l’adolescente ha di se stesso e del proprio valore e cioè della propria autostima. 

Premesso che l’adolescenza è il periodo di cambiamento per eccellenza, dobbiamo tenere presente che ogni cambiamento è critico poiché consiste sempre in una perdita, in una separazione: viene abbandonato qualcosa per lasciare il posto alla novità, a ciò che ancora non si conosce. La maggior parte delle separazioni in adolescenza si fa in vista di nuovi incontri, nuovi interessi e nuovi obiettivi ma quando queste separazioni si verificano, a rompersi sono sempre legami profondi e antichi. 

Possiamo raggruppare le perdite che coinvolgono l’adolescente in quattro livelli:

  • A livello del corpo: lo sviluppo corporeo comporta necessariamente una modificazione della propria rappresentazione corporea che si esprime spesso con preoccupazioni relative al proprio corpo e ai propri attributi sessuali. Avviene un importante passaggio da un corpo che finora è stato “dei genitori” (lavato, vestito, curato dalla mamma e dal papà) ad un corpo di cui ora viene reclamata la proprietà.
  • A livello di gruppo: l’adolescente abbandona il gruppo familiare e le persone vicine alla famiglia per entrare nel gruppo dei pari e degli adulti
  • A livello di sé, delle proprie dinamiche psicologiche: le stimolazioni esterne e interne costringono l’adolescente a fare delle scelte che, in ogni caso, lo costringono a subire una perdita. Inoltre in alcuni momenti l’adolescente non riconosce il proprio io e ha la sensazione di averlo perduto.
  • A livello dei genitori: l’adolescente deve realizzare una serie di lutti come la perdita dell’idea della madre come rifugio e della dipendenza dai genitori.

Sia i cambiamenti interni che avvengono nell’adolescente, sia le modifiche che questi cambiamenti comportano nelle relazioni con l’altro, in modo particolare con la famiglia e con i genitori, ci fanno riflettere sul fatto che entrambi, genitori e figli, che sembrano vivere realtà così distanti in questo particolare momento di vita, si trovano invece di fronte ad una stessa crisi nel corso della quale sono rimessi in causa i fondamenti dell’identità di ciascuno.

 

Rubrica a cura della dottoressa Alessandra Guerrieri – psicologa e psicoterapeuta

Per pareri, richieste ed informazioni potete scrivere al seguente indirizzo email alessandra.guerrieri@hotmail.it o consultare il sito internet www.alessandraguerrieri.com.

 

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