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LEGGERE... CI PIACE!

Leggere ci piace – Trilogia della città di K.

Se esistesse davvero la macchina del tempo, sarebbe interessante poterci salire e chiedere di essere trasportati quando i muri che ci dividevano da quello che per noi era l’est, si […]

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Se esistesse davvero la macchina del tempo, sarebbe interessante poterci salire e chiedere di essere trasportati quando i muri che ci dividevano da quello che per noi era l’est, si erigevano alti, grigi e schifosamente immobili. Cantava Baglioni delle ragazze dell’est, della loro bellezza interiore. Oggi i muri sono caduti, la polvere della distruzione si è sparsa ovunque, il senso della libertà ha talmente invaso l’est che le ragazze hanno di colpo perso il fascino e per quattro soldi anche la bellezza interiore. 

Una delle poche , bellissime voci femminili che bramavamo di udire era quella di Agota Kristoff. La trilogia di una città che non esiste è simile alla narrazione dell’agrimensore di Kafka. Quel mondo, che è davvero esistito, dove le persone erano più simili a topi che non a esseri umani ( vi rimando alla carpa nella vasca da Bagno), adesso non c’è più e chi non ha visto la tv in bianco e nero fa fatica a capire quello che è stato.

La libertà è stata conquistata anche attraverso la letteratura e leggere Agota, mentre descrive se stessa attraverso dei gemelli improbabili, acidi, cattivi per poter sopravvivere, nel loro sogno di frontiera che ammalia l’uno e respinge o costringe l’altro, aiuta a capire e a ricordare ciò che c’era prima e che ci sia auguro non debba ritornare in un contesto dove invece l’europa reclama muri a gran voce.

L’evoluzione del romanzo ci conduce tenendoci per mano nel lungo cammino di espiazione che i protagonisti percorrono. Nel dolore del dover vivere vite irreali immaginando che fra finta gioia e finta sofferenza tutto sia vero, perché vessati da un regime totalitario, di vero in quegli anni, in quelle terre così vicine a noi e così maledettamente lontane, non c’era assolutamente nulla.

La trilogia dovrebbe essere un testo obbligatorio. Una sorta di religione culturale la dovrebbe adottare come testo unico. Continuiamo invece a dare spazio a monnezza cartacea senza renderci conto che la desertificazione amazzonica aumenta il numero di riviste utili a chi si chiude in improbabili uffici per telefonate private. Fa radical chic definire così l’espletazione di bisogni corporali. Purtroppo legati all’utilizzo di carta che in cuor suo sperava di poter essere utilizzata per scopi migliori.

Non aggiungo la nuova rubrica il Cassonetto. Ogni libro paragonato a quello della Kristoff risulterebbe impari. Vi invito, anzi vi esorto a leggerlo. Con rammarico mi rendo conto che i miei consigli letterari cadono ogni volta nel vuoto. Nessuno mi ha mai scritto una lettera di commento, un post alle mie recensioni, nessuno ha mai chiesto un consiglio, un parere o un opinione su di un libro da me trattato. Rimango qui, con una copia consunta di quello che è il romanzo di formazione di molti scrittori.

Se ci fosse la macchina del tempo vorrei tornare indietro per allontanarmi da questo cerchio concentrico di pochezza culturale che ogni giorno, sempre di più assomiglia ad un triangolo delle Bermude che fagocita chiunque si accosti al limite del sapere.

A cura di William Amighetti

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