unpasseggerodalfinestrinoCi sarebbe bisogno di resettare la velocità. La frenesia ha aumentato la dinamica degli spostamenti. Tutti lanciati follemente verso chissà che cosa. La comunicazione stessa basa i suoi successi sull’iper capacità di trasmettere dati. Una volta erano segnali di fumo. Poi vennero i piccioni viaggiatori. Il telegrafo spaventò il mondo, le centraliniste furono le prime origliatrici professioniste a contratto ( una volta era una cosa seria…oggi si chiama call center) e poi il telefono, i telegrammi e via ancora. Se il cuore continua a battere sulla stessa frequenza, così non si può dire della mente, impegnatissima ad inseguire bit che si sovrappongono. L’idea di sedersi in seconda classe, a guardare fuori da uno di quei finestrini di treni sempre più lenti, osservando panorami che si svolgono come pellicole di vecchi film in bianco e nero.

Osservando la brughiera, case dismesse, paesaggi lontani dall’iperbole consumistica, ormai sta perdendo il suo fascino. Il romanticismo si è dimenticato la lentezza. La vita stessa non la annovera più fra i principi fondamentali. L’ordine viene quindi riportato all’origine da un romanzo che si pone con discrezione nel consumistico panorama letterario. Lo fa senza disturbare, senza scalciare o ragliare per presentarsi. Lo fa con garbo, con lo stesso lento incedere dello sbocciare dei fiori a primavere, incurante della follia che lo circonda. Lo fa narrando immagini, storie di persone e di vita vera, e di piccoli momenti e di diapositive di una quotidianità che sembra non appartenere più a nessuno.

Loretta Tedeschi butta il photo shop e riprende possesso della tecnica dell’acquarello, dipingendo paesaggi semplici e nello stesso tempo affascinanti. Un passeggero dal finestrino è un libro piacevole. Un compagno all’ora del the, con storie piccole da raccontare e da riferire. Il the si prepara da mille anni nella stessa identica maniera. Non potrebbe, dovrebbe essere così anche per la scrittura.

Loretta ha una punta di matita leggera, graffi e scarabocchi non gli appartengono. Disegna una prospettiva narrativa elementare eppure è proprio questo che avvince chi legge i suoi scritti sino all’ultima pagina. Non ci sono maghi e storie d’amore improbabili. C’è quello che siamo davvero noi o meglio ancora ciò che eravamo e che sarebbe meglio ricordare qualche volta in più. Leggetelo. Vale la pena.

A cura di William Amighetti

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