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Panico in piazza a Torino: anche una famiglia di Gandino travolta nella calca

Panico a Torino in piazza San Carlo davanti al maxischermo per la finale Champions della Juventus. Più di mille feriti. In salvo una famiglia di Gandino Una serata che ha purtroppo riportato alla mente la tragedia dell’Heysel di oltre trent’anni fa, sempre in coincidenza con la finale di Champions League, ma per fortuna risoltasi con […]

Panico a Torino in piazza San Carlo davanti al maxischermo per la finale Champions della Juventus. Più di mille feriti. In salvo una famiglia di Gandino

Foto Ansa

Una serata che ha purtroppo riportato alla mente la tragedia dell’Heysel di oltre trent’anni fa, sempre in coincidenza con la finale di Champions League, ma per fortuna risoltasi con un bilancio che al momento parla “solo”di un migliaio di feriti e contusi. 

Tutto è avvenuto sabato 3 giugno in piazza San Carlo a Torino,  dove davanti al maxischermo allestito dal Comune c’erano migliaia di tifosi bianconeri giunti da ogni parte d’Italia ed in molti casi costretti a rinunciare alla trasferta a Cardiff per la finale fra Juventus e Real Madrid, vinta dagli spagnoli per 4-1.

La partita era ormai segnata, sul 3-1, quando un boato ha rotto il brusio di delusione. Secondo le ricostruzioni più accreditate a causare tutto sarebbe stato il cedimento della ringhiera di una scala di accesso al parcheggio sotterraneo della piazza. Molti hanno però pensato ad un’esplosione (alcuni hanno parlato di petardi o addirittura bomba) e si è scatenato  panico, con conseguente fuggi fuggi generale. Nella calca molti sono stati travolti e calpestati. Alcuni feriti sono in gravi condizioni, fra loro anche una famiglia di Gandino, con padre, madre e due figlie.

La foto scattata dalla famiglia di Gandino prima del momento di panico

Ecco il racconto della giovane mamma:

“E’ successo tutto dopo il terzo goal del Real Madrid, non si è capito cosa abbia fatto scatenare la paura, ma ciò che ho visto è stato qualcosa di spaventoso. Una folla impazzita di tifosi,  che fino a pochi minuti prima cantava e sbandierava sciarpe, ha completamente travolto tutto ciò che si palesava di fronte. Non ho sentito un’esplosione, ma solo il boato della folla in fuga e l’urlo della paura. Ho afferrato con forza le mie figlie perdendo di vista mio marito, la gente correva urlava e in molti siamo finiti a terra. Le tenevo sotto di me mentre la gente mi calpestava tra i pezzi di vetro e le transenne cadute a terra, poi ci siamo rialzati e ho rivisto mio marito che era stato a sua volta travolto e scaraventato a terra e, che per pochi attimi ha tenuto sotto di se’ un bimbo pensando fosse la nostra ultima arrivata. Siamo corsi via tutti e quattro seguendo la ressa incontrollabile che correva all’impazzata tra pianti e urla, molti feriti più o meno gravi, sangue ovunque e rumori di vetri rotti che stridevano. Poi un secondo attacco di panico in via Roma ci ha fatto rifugiare in un hotel con una cinquantina di persone. E’ stata davvero un’esperienza a dir poco infelice, per fortuna siamo tornati a casa tutti e quattro illesi a parte qualche taglio superficiale, ma soprattutto con  l’amara consapevolezza che dobbiamo davvero lottare per ritornare a respirare una vera aria di libertà serenità e pace, quella pace che ogni nostro figlio si meriterebbe di respirare tra le strade del mondo”.

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