Prima uscita della nuova rubrica di Valseriana News dedicata alla musica locale a cura di un giovane appassionato della Valle Seriana.

Nella prima puntata di “Standing ovation”, la rubrica dedicata alla musica locale e non, parliamo di un genere musicale d’altri tempi: il rock and roll. Forse ad alcuni, leggendo l’intervista a Toni Cangelli, pianista e frontman dei Roll on Time, ritornerà la voglia di riascoltare quelle canzoni che riportano ai ricordi di gioventù. 

I Roll on Time sono una band della nostra provincia nati 5 anni fa dalla mente del nostro intervistato che ci racconta tutto nelle prossime righe.

Chi siete? Come siete nati e perché?

Siamo i Roll on Time, una band della provincia di Bergamo che propone cover rielaborate di brani Rock and Roll anni ‘50. I componenti sono: Toni Cangelli (piano e voce), Francesco Gervasoni (chitarra), Tommy Fusco (basso) e Luca Bongiovanni (batteria).

La band è nata nel 2012. L’ispirazione che ha dato il via al tutto risale ad alcuni anni prima, quando a Toni, il fondatore, capita di assistere ad un concerto di uno straordinario pianista/cantante che risponde al nome di Matthew Lee, che riportava alla ribalta brani di Elvis Presley, Jerry Lee Lewis, Little Richard e di molte altre leggende del rock and roll di quell’epoca.

Risentire quell’energia e quei ritmi travolgenti ha innescato la voglia di dare vita ad un progetto musicale analogo, che almeno nel panorama delle musica live locale, mancava ormai da un bel po’ di tempo.

Da lì in poi, nel giro di un paio d’anni, grazie alla collaborazione di alcuni amici musicisti, prima, e di altri invece conosciuti in seguito, accomunati dalla stessa passione per il rock and roll, il progetto ha iniziato a prendere forma concretamente, fino a quando a Maggio del 2013 ha visto definitivamente il proprio debutto live presso il Music Club Ninfea di Spinone al lago (Bg). La formazione originale, nel frattempo, è cambiata in 2 elementi su 4.

Da cosa nasce il vostro nome? 

Il nome ROLL ON TIME nasce dal fatto che sentivamo la necessità di comunicare, già nel nome, il genere musicale proposto. Inoltre, stante le nostre intenzioni di creare un repertorio che attingesse anche dal panorama rock and roll più significativo dei decenni successivi, avevamo pensato ad un’idea di scaletta di brani dagli anni 50 in poi, come una sorta di viaggio nel tempo. Da lì il nome ROLL ON TIME, In realtà, in inglese, l’espressione “on time” non significa propriamente quello che volevamo intendere, e cioè rappresentare in musica lo scorrere delle epoche, ma il senso è più quello dell’essere a tempo. In pratica il nome ROLL ON TIME significa fare Rock and Roll a tempo (ah, ah, ah) che per noi va bene lo stesso e anche foneticamente parlando ci piaceva molto.

Cosa proponete alla gente che vi ascolta? 

Del genere musicale abbiamo già detto. Proponiamo un repertorio principalmente rock ‘n’ roll anni ’50, ovviamente per la maggior parte americano, ma anche con puntate nel repertorio nostrano, ovvero quello italico. Abbiamo anche qualcuno di quei pezzi dal sapore fifties di band storiche del rock internazionale.

Naturalmente cerchiamo di mettere sempre un’impronta personale, in termini di arrangiamenti e strutture dei brani proposti, cercando di dare spazio alla nostra creatività in sala prove, anche se stiamo parlando di cover. Ci sono comunque anche un paio di pezzi nostri, sempre sul genere, con l’idea di proporne altri in futuro e magari produrre anche un album, un mix di cover e brani nostri. Ci stiamo pensando.

In che ambienti principalmente vi proponete?

Non abbiamo preclusioni. Siamo una band nata esclusivamente per suonare live e portare la nostra energia e il coinvolgimento tipici di quel genere, ovunque. Come feste della birra, pub e locali, feste private, matrimoni e anche sale da ballo. A proposito di sale da ballo, abbiamo capito che il nostro progetto era nato inconsapevolmente sotto una buona stella nel momento in cui abbiamo realizzato che tutta la musica che ci eravamo prefissati di proporre (rock and roll, swing, Boogie Woogie e lindy hop) era tornata prepotentemente di moda e che tutte le scuole di ballo si erano attrezzate per offrire corsi di quel genere. Abbiamo capito che avremmo trovato un terreno più fertile nel quale seminare la nostra musica.

Possiamo affermare orgogliosamente di aver avuto sinora un ottimo riscontro, anche molto più di quanto ci aspettavamo con circa 150 concerti all’attivo in 4 anni e mezzo di attività, principalmente suonando nelle province di Bergamo, Brescia e Milano. Una cosa non da poco in un periodo non proprio florido per la musica live.

Cosa volete trasmettere al pubblico e cosa il pubblico vi dà?

Ci piace trasmettere energia ed emozioni. Il pubblico ti ritorna le stesse identiche cose e pensiamo che per chi fa musica mettendoci l’anima, sia la parte migliore di questo mestiere.

A chi vi ispirate?

Per quel che riguarda lo stile, come già accennato, cerchiamo di rifarci ai grandi pionieri del rock and roll, in particolare a Jerry Lee Lewis (avendo a disposizione un frontman che suona il piano), ma anche ad Elvis, Fats Domino, Chuck Berry, Ray Charles, Little Richard, ecc.

A che target mirate?

Il riconoscimento, la stima e l’affetto nei nostri confronti, sin qui riscontrato, ci spinge ad incrementare le nostre ambizioni e ad impegnarci ad alzare il livello qualitativo della band sotto tutti i punti di vista, con l’obiettivo di esibirci in contesti sempre più importanti in cui la musica sia protagonista e non una semplice cornice come accade purtroppo nella maggior parte delle situazioni presenti oggi. Ci sono festival e locali di riferimento per la musica live di un certo livello che sarebbero per noi dei traguardi importanti per visibilità e per riconoscimento del nostro impegno.

Qual è la vostra ambizione?

Le ambizioni della band sono un po’ la somma delle ambizioni personali di ognuno di noi. Si va da un desiderio di proporre un repertorio più ricercato che contraddistingua in maniera ancora più marcata l’impronta personale della band, magari con qualche brano italiano in più, al cercare collaborazioni e coinvolgimenti di altri musicisti in aggiunta (cosa che sporadicamente, laddove il budget lo ha permesso è stata fatta), o al voler investire più risorse nell’allestimento scenico del palco e rendere così l’esibizione live più gradevole anche da vedere oltre che da sentire.

A che età avete iniziato a suonare?

Abbiamo iniziato a suonare, credo come moltissimi altri musicisti, rimanendo “folgorati”, dall’emozione che ti dà uno strumento musicale. Chi a 9 anni, grazie ad un amico con una chitarra in mano, chi a 14 indirizzato dal padre musicista, o chi addirittura a 5 anni cantando a squarciagola sul terrazzo di casa le canzoni ascoltate in radio per poi passare ad una chitarra regalata per il compleanno, e chi invece, già da adolescente, per poter stare in gruppo con gli amici. La cosa che ci accomuna tutti è che una volta entrati in sintonia con la musica e con lo strumento, nessuno lo ha più abbandonato.

Cos’è per voi la musica?

La musica per noi è il modo migliore per trascorrere una vita; ad uno di noi l’ha addirittura salvata. La musica è ossigeno per l’anima, un linguaggio universale che unisce e libertà di esprimere sé stessi senza filtri.

Cosa vi dà la musica?

La possibilità di far arrivare al pubblico le emozioni del momento; ti lega a persone che condividono con te una stessa passione, ti insegna anche la vita e amplifica la sensibilità umana.

Cosa vuol dire fare musica oggi (è un dono o c’è il bisogno di studiare)?

L’attitudine alla musica è un dono, ma non è detto che debbano praticarla solo i talentuosi e i dotati. Anzi, spesso quest’ultimi sono proprio coloro che, sapendosi dotati, sulla musica non lavorano affatto. Non studiano, non ricercano, non ascoltano, non si informano, e non è raro che siano anche arroganti, mentre sappiamo bene che è l’umiltà che fa crescere e migliorare.

Occorre dire anche che suonare uno strumento oggi è alla portata di tutti. Le scuole di musica sono tante e i ragazzi che imparano a suonare anche. Per questo il livello tecnico è molto alto e la concorrenza pure. Quindi per fare musica seriamente oggi serve tutto e anche di più, senza dimenticare che viviamo un’epoca che di musica ne è satura. Ovunque ci giriamo ne siamo totalmente avvolti.

Fare musica oggi per dare qualcosa al pubblico, che non sia già stato detto, scritto o suonato è una sfida quasi impossibile e in uno scenario così, il musicista è sempre più svalorizzato.

Oggi si può pensare alla musica come un lavoro?

Luca e Francesco hanno scelto di fare della musica la loro professione, avendone i titoli e le credenziali per farlo. Una scelta ambiziosa e coraggiosa allo stesso tempo per tutto quanto affermato sopra. Oltre a ciò, tale scelta impone l’esigenza di trovare un equilibrio, a volte un compromesso, tra le proprie aspirazioni artistiche e le occasioni di lavoro proposte, che spesso non collimano. Per questa ragione, pensare al musicista professionista come al musicista soddisfatto che ha realizzato il sogno della sua vita è ben lontano dalla realtà.

 

Ringraziando Toni per le belle parole e per averci concesso l’intervista, vi do appuntamento al prossimo numero di Standing Ovation. Gli artisti e i gruppi possono contattarmi alla pagina Facebook Standing Ovation.

Luca Bonadei

Tutti i diritti riservati ©

Articoli correlati

Leave a Reply

Your email address will not be published.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.