Nuova uscita della rubrica di Valseriana News dedicata alla musica locale: Luca Bonadei ci presenta i Wild Wolves.

Nella quarta uscita della rubrica parliamo di musica suonata da giovanissimi con i Wild Wolves: una band del nostro altopiano. Dal 2014 continuano a crescere musicalmente con tutta la loro passione e dedizione. Ma senza anticipare troppo, vi presento i Wild Wolves.

Chi siete? Come siete nati e perché?

Siamo i Wild Wolves: una band composta da ragazzini tra i 13 e 15 anni e veniamo da San Lorenzo di Rovetta. Siamo nati per gioco accettando la proposta dell’oratorio di prendere parte al contest San Lorenzo’s Got Talent e ci siamo trovati così in un garage con le chitarre in mano.

Cosa proponete alla gente che vi ascolta? 

Proponiamo del buon rock/blues anni 70 e 80 e alcuni brani scritti da noi. Intratteniamo il pubblico con un repertorio che comprende svariate cover dei musicisti che hanno scritto la storia della musica.

Da cosa nasce il vostro nome? 

Abbiamo scelto questo nome lupi selvaggi perché Wolves, tradotto in italiano significa lupi e lupi sono chiamati infatti gli abitanti di San Lorenzo. Wild simboleggia il genere musicale che suoniamo: aggressivo e graffiante.

A che età avete iniziato a suonare?

Il gruppo in sé è nato nel gennaio 2014 quando Giovanni il batterista aveva solamente 9 anni. Tutti noi avevamo preso in mano gli strumenti già da tempo visto che la musica è stata la nostra prima per passione. Ciò che vedete oggi sul palco è il risultato di vicissitudini che hanno visto uscire il cantante originario sostituito poi da uno dei chitarristi che si è improvvisato cantante per l’occasione ed entrare il bassista, un nostro amico spinto da noi ad aggregarsi al gruppo.

A chi vi ispirate?

Ci ispiriamo ai grandi del rock: Bob Marley, Jim Morrison, Jimi Hendrix. Abbiamo le loro raffigurazioni ottenute con gli stencil sulle pareti della nostra sala prove.

In che ambienti principalmente vi proponete?

A noi basta suonare! È indifferente, ci facciamo andare bene ogni spazio: bar, feste, sagre di paese, raduni.

Che target mirate?

Puntiamo a migliorare ogni giorno, a espandere i nostri orizzonti e a toglierci qualche soddisfazione, come la vittoria al concorso Street Beats e la qualificazione alla finale regionale di emergenza festival.

Cosa volete trasmettere al pubblico e cosa il pubblico vi dà?

Vogliamo trasmettere al pubblico una buona dose di energia positiva e di carica con alcuni intermezzi tranquilli regalati dalle canzoni più calme, come la nostra Help Me To Have A Dream o il mostro sacro Stairway To Heaven dei Led Zeppelin. Il pubblico invece è una parte fondamentale delle nostre performance. Come noi tentiamo di trasmettere emozioni alla gente sotto il palco, questa ci trasmette a sua volta calore e voglia di continuare il nostro percorso.

Parliamo ora di concerti. Dall’inizio della vostra attività quante serate avete avuto?

Dal 27 aprile 2014 (data della nostra prima esibizione che consisteva in due canzoni sgangherate suonate a metà, senza assoli né arrangiamenti) a oggi abbiamo avuto all’incirca un centinaio di date. A partire dalle feste dei nostri paesi come il Traveling Music Festival, la Festoratorio e la Festa Del Borgo grazie alle quali abbiamo suonato insieme a famose cover band come Bandaliga, Ligastory e Blascover. Siamo arrivati a salire sul palco dei prestigiosi Druso Circus e LegendClub, rispettivamente a Ranica e a Milano. Cercati con insistenza e accolti da un gruppo di riders svizzeri, abbiamo ottenuto una serata a Berna, nel famoso Rocknride Festival e in Friuli Venezia Giulia.

Abbiamo incontrato e ricevuto i complimenti di Omar Pedrini, ex leader dei Timoria, che ci ha promosso alla vittoria del già citato in precedenza Street Beats.

Ora avete dei progetti per il futuro?

Un obiettivo che ci siamo posti è continuare nella produzione musicale come testimonia il nostro ultimo disco Help Me To Have A Dream che contiene degli inediti e una cover. Abbiamo fatto una scelta particolare riguardo la registrazione di questi brani in quanto abbiamo utilizzato solamente strumenti analogici, senza quindi l’ausilio di apparecchiature digitale.

Cos’è per voi la musica?

La musica per noi è emozione. È passione. È divertimento. Ma è anche sacrificio e sudore.

Cosa vi dà la musica?

La musica ci dà soddisfazioni e ci fa capire che nella vita bisogna impegnarsi (non poco) per raggiungere un obbiettivo. Dietro il successo vi sono comunque insidie e difficoltà.

Cosa vuol dire fare musica oggi (è un dono o c’è il bisogno di studiare)?

Sicuramente c’è chi è più portato nel fare musica, chi ce l’ha nel sangue e chi invece deve studiare ore e ore per imparare un pezzo di canzone. Non è per niente facile salire su un palco e proporre questo genere musicale perché i nostri coetanei ci guardano male, abituati all’ascolto di generi più semplici come rap e pop.

Ringraziando i Wild Wolves per averci concesso l’intervista, vi do appuntamento al prossimo numero di Standing Ovation. Gli artisti e i gruppi possono contattarmi alla pagina Facebook Standing Ovation.

Luca Bonadei

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