Parigi, la Ville Lumière, la conoscono tutti per il suo fascino incontestabile. Dalla Grande Arche agli Champs Elisées, da Montmartre alla torre Eiffel è tutto un tripudio di accenti, palazzi antichi e moderni, viali maestosi, lungo Senna romantici e piramidi che, non si capisce bene come e perché,  sembra siano sempre state lì,  anzi nate proprio lì in quella grande corte del Louvre.

Ma la Ville Des Lumières tiene sicuramente testa alla capitale. Anzi, lo confesso qui era, affinché non ci siano dubbi. A me Lione piace di più. La trovo incantevole in quel suo essere raccolta, ma con un tocco di immodesta grandezza tutta francese. Adagiata tra due fiumi, il grande Rodano che segna il passo di tutto il Midi e la Saône, il Vieux Lion, la parte della città di origine medievale, è un intenso, intasatissimo garbuglio di vicoli con botteghe. Tutto da quelle parti ricorda i tempi passati: ristoranti che si vogliono taverne, vicoletti nascosti, sorprese di artigianato tanto prezioso quanto costoso che impreziosiscono ogni angolo. Dal colle della Fourvière, la città romana domina la città moderna, la osserva dall’alto delle sue pietre bianche, traccia percorsi lastricati antichi e ricorda a tutti le origini di Lione. A contorno di tutto questo c’è una “ville” grande, ma a misura d’uomo, vivace, intensa e colorata dalla quale, nei giorni tersi e fortunati, si può vedere il massiccio incappucciato del Monte Bianco che buca l’orizzonte verso l’Italia.

La migliore delle sue vesti Lione la indossa però l’8 dicembre in occasione della Fête Des Lumières, la festa delle luci che celebra un voto fatto in tempi tribolati alla Vergine Maria. Da quella promessa di illuminare ad ogni ricorrenza dell’Immacolata l’intera città con lumini in segno di devozione e gratitudine, è derivato oggi un appuntamento incredibile, fatto di suoni e luci che non cancellano l’antica tradizione, ma affiancano alle candeline sui balconi effetti suggestivi che vestono di magia molti angoli della città. Ecco allora che  tra l’8 e il 10 dicembre, alle 20 in punto, si accendono meravigliose installazioni a diverso tema nel cuore di Lione, con due elementi in comune: la luce e il colore. L’edificio dell’Opéra si riveste della livrea del camaleonte, un sogno di bimbo va in scena sui palazzi lungo la Saône, un grandioso orologio prende vita sotto una eterea volta trasparente e segna, per soli tre giorni, il tempo di festa della città. Meravigliose orche marine, inaspettatamente eleganti, si corteggiato e inseguono sfiorandosi senza mai incontrarsi sopra una fontana, le acque del Rodano ricevono tumultuose un temporale inatteso, un escavatore fermo in strada si trasforma nell’opalescente acquario in cui nuotano pesci marini. Le chiese e i palazzi storici aprono le loro porte, per una manciata di notti non esistono confini tra sacro e profano.

Lione rivive la sua anima di devozione e tradizione per i turisti, certamente, ma ancor più per sé, per ritrovarsi ad ogni inverno rinnovata e viva tra lo scorrere dei due fiumi, nel vento gelido, in attesa delle roventi estati del Midi che, di lì a qualche mese, regaleranno alla città il suo secondo, altrettanto interessante, volto.

Maria Teresa Betti

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