Amore e odio hanno lo stesso circuito cerebrale in psicologia e coinvolgono, anche se in maniera diversa, la stessa parte della corteccia frontale. Seppur differenti in prima battuta, spingono a compiere atti irrazionali, malvagi o eroici.

In una coppia è all’ordine del giorno sentire parole come “Lo odio, ma lo amo così tanto” e ci si chiede se l’odio sia talvolta veramente il compagno inevitabile dell’amore. Quando due persone litigano, attivano sensazioni di amore e odio.

I sentimenti contrastanti di amore e odio spesso sono collegati nella vita quotidiana  a concetti come la fatica o difficoltà. Cosi come in tutte quelle azioni che siamo obbligati a fare e che non ci piacciono ma hanno un’utilità, o che troviamo inaffrontabili ma che sono necessarie.

Così nello sport ci sono molti esercizi che implicano grosso sforzo. Uno tra questi è il BURPEE. Che o ami (per la sua efficacia allenante), o odi (per la sua sfacciata difficoltà).

Ma che è esattamente? Il BURPEE è un comune esercizio negli allenamenti stile functional, tra gli esercitanti di arti marziali, nel football, tra i Marines. Questo esercizio attribuisce un condizionamento generale e impiega le grandi masse muscolari di tutto il corpo.

Originariamente nasce come test fisico per stabilire le capacità del soggetto durante le visite per i corpi militari americani verso il 1930 e prende il nome dal fisiologo H. Burpee, poi utilizzato durante il reclutamento nella Seconda Guerra Mondiale. E’ un esercizio che va svolto in velocità e pertanto è un magnifico lavoro per ottimizzare reattività e capacità cardiocircolatorie in quanto eseguire molteplici ripetizioni porta il corpo a lavorare sulla soglia dell’anaerobiosi.

Sul come eseguirlo correttamente si può visionare il seguente video:

Il coinvolgimento fisico, come già anticipato, è globale: muscoli del tronco (core per la stabilità), sia quelli degli arti superiori (bicipite e tricipite brachiale uniti ai muscoli pettorali) che i muscoli stabilizzatori del dorso e della spalla (trapezio, romboide, cuffia dei rotatori). Dunque proprio per la sua complessitài neofiti non dovrebbero subito sperimentare la sua attuazione perché l’esercizio provoca stress a colonna vertebrale e ginocchia, accrescendo sempre di più ad ogni salto, quindi bisogna avere almeno una base di preparazione che dona una discreta forza ed elasticità.

Quando però lo si conosce e lo si pratica, automaticamente per la sua validità ed efficacia si entra in questo circolo vizioso di amore/odio.

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Namasté!

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