In questa nuova uscita della rubrica “L’unica regola dal Viaggio”, Maria Teresa Betti ci porta alla scoperta dell’India.

Sulle strade indiane non esistono regole, corsie, diritti di precedenza. Esistono solo i mezzi di trasporto più disparati, auto, tuc tuc, moto, bici, risciò, trattori, dromedari, autobus, elefanti e l’ossessionante e onnipresente clacson, unico vero Signore del Traffico.

E pure il temibile Signore dei Sith o l’oscuro Signore degli Anelli si piegano al suo potere se vogliono guidare da quelle parti. Al suo suono si frena, accelera, si lascia il passo o si supera. Se ne fa un uso largamente preventivo, e talvolta anche consuntivo, per esprimere il massimo del disappunto. I driver indiani non si scompongono nel traffico, non insultano. Semplicemente, usano il clacson. Laddove non esistono cartelli efficaci e nemmeno un codice della strada minimamente considerato, il clacson regna, punto e stop.

L’Ashram di Gandhi a Ahmedabad si trova a cinquanta metri da una polverosa, tumultuosa, esasperante strada indiana. È uno dei luoghi in cui Gandhi ha vissuto, pregato, meditato e dato vita ad una rivoluzione pacifica, dirompente, silenziosa. Un luogo incredibile in cui, non saprei dire come e perché, nessun rumore, tumulto o esasperazione dalla strada, pur vicinissima, riesce ad entrare. L’Ashram offre penombra nel caldo ed un percorso lento, graduale, di decontaminazione. Gli ambienti sobri raccontano attraverso immagini e documenti la vita di Gandhi. Le stanze semplici sono un’oasi di equilibrio che si concretizza attraverso lo svolgersi del filo di cotone dal suo fiocco. Un’abilità che Gandhi coltivava. Un esercizio che viene spesso proposto ai visitatori. Io stessa ho provato e sono rimasta incantata da questa nascita, tutta spontanea, del filo tra le mie mani.

Lungi dall’essere solitario, è un luogo ricco di vita. Affacciato sul fiume Sabarmati, ospita un maestoso albero che è la casa di decine di pappagalli verdi. Non è difficile scorgere nel cortile una coppia di scoiattoli velocissimi che non si curano minimamente dei visitatori, insieme a corvi e piccioni e a chissà quali altri animali in libertà. Di certo ci sono maree di formiche, ma non essendo una fan degli insetti non ho indagato oltre. Eppure l’Ashram offre a chiunque lo visiti l’inestimabile dono della quiete.

Non esiste modo migliore, secondo me, di raccontare l’India di questo luogo che vive circondato dal frastuono e dal caos, e produce pace. L’India è tutto questo. Confusione che alimenta l’equilibrio, fame che crea abbondanza, miseria che produce bellezza.

Maria Teresa Betti

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