Dopo il recente scandalo che ha coinvolto Cambridge Analytica e Facebook, cosa “spia” davvero il colosso di Menlo Park dei suoi utenti? E cosa possiamo fare per evitare che ficchi il naso nelle nostre vite private?

E’ recentissima la notizia dello scandalo che ha coinvolto la società inglese Cambridge Analytica, che ha raccolto dati di milioni di utenti di Facebook e li ha utilizzati (anche) per analizzare gli orientamenti politici e tentare di influenzare le scelte elettorali di questi utenti, specialmente per quanto riguarda le ultime elezioni americane.

Cosa ha raccolto davvero Cambridge Analytica?

Nel 2013 Cambridge Analytica, fingendo di essere un “ricercatore” che vorrebbe raccogliere dei dati con un sondaggio (al quale gli utenti partecipano volontariamente), inizia la raccolta dati di utenti e degli amici degli utenti (al tempo le condizioni del servizio lo permettevano). Facebook acconsente e parte il sondaggino, uno di quelli che invitava gli utenti a “scoprire il proprio profilo di personalità”. Questo sondaggio viene usato da circa 270.000 persone, ma attraverso i dati degli amici ha permesso di profilare circa 50 milioni di utenti.

Nel 2015 alcuni giornalisti scoprirono questo meccanismo, avvisarono Facebook dell’uso “allegro” dei sondaggi da parte di questo sedicente ricercatore, e Facebook intervenne chiudendo l’app incriminata e “imponendo” al ricercatore di cancellare tutti i dati raccolti.

Come sappiamo, nel 2018 è invece emerso che Cambridge Analytica si è ben guardata dal cancellare questi dati ma li ha utilizzati e rivenduti in vario modo. Tecnicamente non c’è stato un furto di dati, gli utenti hanno risposto volontariamente al sondaggio, ma in seguito c’è stata sicuramente una gestione un po’ allegra e superficiale della situazione da parte di Facebook

Cosa sa Facebook di noi utenti?

Facebook sa quello che gli diciamo noi. E ricorda tutto! In sostanza tutte le parti del profilo che compiliamo (la scuola frequentata, il titolo di studio, l’orientamento politico o religioso), tutti i messaggi che scriviamo, i like che lasciamo e le pagine che seguiamo forniscono informazioni preziose, che il social network usa per “profilarci”.

In realtà ci segue un po’ anche fuori dalle sue pagine grazie a dei codici di tracciamento invisibili (i Facebook Pixel) presenti in molte pagine Web: sa quali siti abbiamo visitato, quali articoli abbiamo letto e quali prodotti abbiamo cercato nei negozi online. Sulla base di tutti questi dati crea un dossier su ciascuna persona, e la classifica secondo qualcosa come 52.000 categorie.

Il dossier è ora scaricabile (andando in Impostazioni e scegliendo “Scarica una copia dei tuoi dati di Facebook”), e la sua dimensione è impressionante. Spulciarsi questi dati può essere lungo e noioso: ci sono 13 sezioni da esplorare, e stando alla guida di Facebook che spiega cosa viene raccolto, almeno 60 voci diverse.

Un dato interessante è la profilazione come “target pubblicitario”: le categorie che Facebook attribuisce al nostro profilo e che utilizza per proporci pubblicità mirate e “personalizzate”.

Queste categorie si possono trovare nel dossier ma si raggiungono più facilmente dalla pagina web andando in Impostazioni – Inserzioni – Le tue informazioni – Le tue categorie.

Accanto a categorie banali e scontate (tra le mie trovo “compleanno a luglio” e “utente di Gmail”) ce ne sono altre più strane tipo “viaggiatore frequente” cosa che nel mio caso è assolutamente errata.

Cosa fare per ridurre la mole di dati che Facebook raccoglie su di noi?

La risposta breve è: non fornirgli dati che non vogliamo fargli conoscere, almeno non direttamente. Per esempio non compilando quelle parti del profilo molto personali come il credo religioso e l’orientamento politico, ma anche altre parti apparentemente innocue come la scuola frequentata o il luogo in cui viviamo.

Non autorizzare app di altri servizi, o comunque fare regolarmente pulizia di quelle che magari avete usato per un periodo e ora non utilizzate più (le trovate sotto Impostazioni – App, e da lì possono essere “disautorizzate”).

Anche la profilazione pubblicitaria e il “tracciamento” fuori dal sito di Facebook può in qualche modo essere limitato, impostando su “No” la parte relativa alle “Inserzioni basate sul tuo utilizzo di siti Web e App” che si trova in Impostazioni – Inserzioni – Impostazioni delle inserzioni.

Insomma i modi per evitare che Facebook ficchi troppo il naso nei nostri interessi ci sono, e per qualcuno potrebbero anche sembrare paranoie, ma provate a pensare se un futuro datore di lavoro avesse tutte queste informazioni su di voi e decidesse di non assumervi per via di qualche categoria troppo “particolare”.

Rubrica a cura di Igor Brusetti, per saperne di più clicca qui.

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