La riqualificazione alla Caserma dei carabinieri di Gandino è in fase conclusiva. Nel frattempo il sindaco smentisce la notizia del rifacimento di alcuni lavori.

La riqualificazione della Caserma dei carabinieri di Gandino sta andando verso la fase conclusiva. L’Amministrazione è riuscita nell’iniziativa, dal costo complessivo di 560.000 euro, grazie ad un contributo della Comunità Montana (che ha destinato a ciò una parte dei fondi del Bacino Imbrifero Montano) e soprattutto grazie a fondi propri per un totale di euro 210.000.

Nel frattempo l’attività operativa della Caserma di Gandino, guidata dal 2017 dal Maresciallo Francesco Ciaco, è stata trasferita presso la caserma di Fiorano al Serio. I carabinieri dovrebbero rientrare a Gandino entro marzo.

Il chiarimento del sindaco

In occasione della fine dei lavori il sindaco Elio Castelli intende fare chiarezza su una notizia circolata in paese riguardo ai lavori che, a detta di qualcuno, sarebbero già terminati tempo fa dimenticando  l’isolamento, così da dover mettere in piedi di nuovo il cantiere.

“Non è così – spiega il sindaco Elio Castelli – . Nel corso dei lavori e grazie ai risparmi di bilancio fatti su altre voci, l’Amministrazione ha reperito altri fondi e li ha voluti destinare a maggiori lavori, sempre sulla caserma. Sono lavori (distinti e diversi da quelli già finanziati) che non si era potuto inizialmente appaltare proprio per insufficienza dei fondi. Una buona notizia, quindi. Qualcuno deve, però, essersi convinto che la gestione accorta dei soldi pubblici (ovvero i risparmi che permettono di fare nuove opere) sia un difetto. E si è allora inventato la bufala di lavori dimenticati ovvero di un isolamento termico messo in cantiere dopo che le facciate della caserma erano già state tinteggiate (con conseguente spreco di denaro pubblico)”.

La rasatura delle pareti con il materiale speciale previsto per completare il consolidamento antisismico della struttura, prima della posa del cappotto isolante, è stata, insomma, spacciata per tinteggiatura.

“Tutto questo con assoluto disprezzo del ridicolo – conclude Castelli – : questo materiale speciale è di colore roseo e chiunque considererebbe poco opportuna una caserma color rosa. La verità è, insomma, più semplice delle bugie, e questo qualcuno, pur avendo già riportato una condanna per diffamazione ed avendo in corso un processo per lo stesso reato, mostra di non aver ancora compreso che la critica politica è lecita se ed in quanto si fondi su circostanze vere”.

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