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Lucchini: pugno duro dei sindacati. “11 giorni di sciopero”

Pugno duro alla Lucchini: “11 giorni di sciopero”.I sindacati:“Riaprire significa mettere in strada centinaia di persone”.

11 giorni di sciopero consecutivi. FIM FIOM UILM dell’alto Sebino scelgono la linea dura per contrastare l’atteggiamento della Lucchini RS, considerato cieco da parte dei sindacati, che intende riaprire produzione e con la quale “non è stato possibile concordare nulla, in ottica di prevenzione e tutela della salute dei lavoratori”.

Il punto di vista dei sindacati

“Dopo diversi incontri e ore di discussione in merito alla prosecuzione della chiusura della fabbrica come richiesto dalle Organizzazioni Sindacali, e la necessità aziendale di riaprire parte delle attività produttive, e dopo aver proposto come mediazione di far rientrare al lavoro esclusivamente quei lavoratori che volontariamente avessero deciso autonomamente di riprendere la propria attività lavorativa, a fronte di un diniego da parte aziendale – dicono Luca Tonelli, di  FIM CISL, Barbara Distaso, FIOM CGIL, e  Emilio Lollio, segretario generale UILM -, ci troviamo costretti come soluzione unica, a tutela della salute di tutti i lavoratori Lucchini e dei loro cari, a proclamare 11 giorni di sciopero dal 3 al 13 aprile 2020 compresi, e cioè fino al perdurare del decreto ministeriale attualmente in vigore”.

Cosa prevedeva il Dpcm del 22 Marzo 2020 riguardo l’apertura delle attività produttive e commerciali non essenziali

Il Dpcm del 22 Marzo 2020, prorogato lo scorso mercoledì, ha sospeso tutte le attività produttive e commerciali non essenziali fino al 15 Aprile.

Lo stesso decreto ha però dato la possibilità alle aziende di comunicare al Prefetto, con autocertificazione, il proseguimento delle cosiddette attività “di filiera” in qualche modo legate ai servizi essenziali e questo ha comportato che, anche sulla provincia di Bergamo, centro nevralgico della diffusione del Covid-19, centinaia di aziende in questi giorni abbiano deciso di ripartire con le produzioni, seppur ad organici ridotti.

“Nelle grandi aziende sindacalizzate del territorio siamo riusciti a gestire la situazione con razionalità -proseguono i sindacati -. Controllata l’essenzialità delle lavorazioni e la possibilità di rispetto delle condizioni di sicurezza per i dipendenti, abbiamo convenuto, per esempio, in SMST e Gruppo Brembo la necessaria chiusura per una ulteriore settimana ed in Tenaris la ripartenza graduale, solo per alcune specifiche commesse e solo con lavoratori volontari. C’è una azienda però nella quale non è stato possibile concordare nulla, una azienda che per il nostro territorio è fondamentale e nella quale si sta scegliendo nostro malgrado di buttare a mare anni di positive relazioni sindacali:Lucchini RS”.

“Lucchini produce materiale rotabile e sostiene di poter lavorare in considerazione del fatto che il trasporto è un servizio essenziale. Abbiamo chiesto e richiesto alla azienda di non partire con la produzione, considerando il magazzino sufficiente per la garanzia dei ripristini ferroviari, ma non siamo stati ascoltati. Abbiamo allora chiesto, nel rispetto delle persone che in queste settimane hanno visto morire parenti ed amici, fossero fatti rientrare solo i lavoratori che si sentivano in condizione di farlo e, ancora, non siamo stati ascoltati”.

“Riaprire la Lucchini vuol dire riversare in strada e sui luoghi di lavoro centinaia di persone che sarebbe stato meglio restassero a casa e non possiamo fare finta di non sapere che questo rappresenta, non solo un errore etico, ma un enorme rischio per la nostra già provata collettività. Donare soldi agli ospedali è un bel gesto, ma perde di significato nel momento in cui non ci si sforza di svuotarli e di fermare la strage, bloccando le produzioni non essenziali”.

A fronte di questa cecità della direzione Lucchini, le Organizzazioni Sindacali unitariamente faranno nelle prossime ore tutto quanto necessario per cercare di riportare l’azienda alla ragionevolezza. Per prima cosa si proclama già da ora sciopero ad oltranza per dare uno strumento di tutela a tutti quei lavoratori che si vorranno rifiutare di rientrare al lavoro.

Verrà scritto poi a tutti gli organi competenti di intervenire per controllare che l’azienda si attenga a quanto previsto dai decreti in merito alle produzioni essenziali.

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