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Quale sarà il futuro dell’economia di fronte al protrarsi della pandemia da Covid-19

L'emergenza sanitaria porta con sé una nuova emergenza economica. I settori dove si conteranno le maggiori perdite sono quelli del commercio, della ristorazione, della manifattura, della vendita al dettaglio e delle attività commerciali e amministrative.

Lo shock c’è perché questa crisi è qualcosa di mai visto prima. L’emergenza sanitaria porta con sé una nuova emergenza economica: quale sarà il futuro dell’economia di fronte al protrarsi della pandemia da Covid-19? 

Le risposte dei sindacati

“Pur ipotizzando una progressiva ripresa delle attività economiche a breve termine e al di là dei lavoratori che beneficeranno della Cassa integrazione, potrebbe essere devastante il calo del numero di occupati dei settori privati dell’industria e soprattutto del terziario, turismo e dei servizi nella nostra provincia. Già oggi è evidente che i rami del turismo insieme a quello del terziario sono i settori a subire le maggiori ripercussioni della crisi sanitaria ed economica.

Tra commercio, servizi, terziario avanzato e turismo sono ben più di 100.000 a Bergamo i lavoratori in forza, 54.000 dei quali nel solo commercio. Del totale, ad oggi più del 70% si trovano in Cassa integrazione o FIS, cioè oltre 70mila persone.

La certa deflazione rischierà di portare a un’importante ulteriore contrazione dei consumi con possibili effetti devastanti sull’occupazione dei settori citati che non potrà che essere evitata tramite un lavoro finalizzato alla salvaguardia del potere d’acquisto dei cittadini.

I dati emersi da uno studio svolto dall’Organizzazione internazionale del lavoro

I dati emersi da uno studio svolto dall’Organizzazione internazionale del lavoro (Oil) sono allarmanti: in alcuni settori, secondo il rapporto, sono 1,25 miliardi i lavoratori a livello globale ad alto rischio d’incremento ‘drastico e devastante’ dei licenziamenti e delle riduzioni dei salari e dell’orario di lavoro. I settori dove si conteranno le maggiori perdite sono quelli del commercio, della ristorazione, della manifattura, della vendita al dettaglio e delle attività commerciali e amministrative. Più di quattro persone su cinque (81 per cento) nella forza lavoro globale – che ammonta a 3,3 miliardi di lavoratori – sono attualmente interessate dalla chiusura totale o parziale delle attività produttive. Uno scenario che coinvolgerà anche la nostra provincia.

Sarà necessario dotarsi di una visione di lungo termine che dovrà essere accompagnata però anche da una capacità di previsione dei prossimi bisogni, che inevitabilmente esige capacità nel posizionarsi nei rapidi cambiamenti della domanda tutelando il reddito. 

L’organizzazione del lavoro nelle imprese, che già stava cambiando con il diffondersi delle prime forme di smart working, non sarà più la stessa dopo il massiccio ricorso di questi giorni a forme di lavoro da casa. Se il nostro paese vorrà riprendersi nel post-crisi, dovrà favorire in ogni modo la crescita di competenze digitali. Le imprese locali non dovranno rimanere indietro all’interno di questo processo socio-economico trasversale di digitalizzazione in cui il virus non si rivela altro che un vettore di accelerazione del  processo.

In questa situazione, unicum nella storia mondiale, è impossibile sapere cosa accadrà da qui a due, tre o sei mesi, ma sarà vitale fare sistema per evitare che anche in un territorio come il nostro ci siano ricadute economiche e sociali irreparabili. È necessario oggi più che mai definire un patto di emergenza per il lavoro che tuteli le persone, partendo dal presupposto che la priorità deve essere sempre la sicurezza e la salute dei lavoratori.

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2 Commenti

  • battista cadei ha detto:

    in italia solo zaia sta facendo qualcosa di concreto

  • Walter ha detto:

    Bisogna che le autorità nazionali e regionali riscoprano la Provincia ed i Comuni con altre organizzazioni territoriali SBUROCRATIZZATE, che siano obbligate a coinvolgere nella programmazione la gente di ogni paese, per avere idee nuove e coinvolgenti. Altrimenti la burocrazia inventerà mille lacciuoli e norme inutili e inapplicabili (in modo da fare nulla e sentirsi potente), come ha fatto e sta facendo con TUTTI I TERREMOTI che abbiamo avuto (escluso Friuli di decenni fa).

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