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Malga Lunga, il luogo della Resistenza in bergamasca

La Malga Lunga è uno dei luoghi più significativi della Resistenza in bergamasca. Ripercorriamo la storia in occasione del 25 aprile.

Il 25 aprile 2020 ai tempi del Covid-19 trascorrerà senza le tradizionali celebrazioni previste per la Festa della Liberazione.

In occasione di questa importante giornata per la nostra Italia provata da questa pandemia senza precedenti, ripercorriamo la storia di uno dei luoghi di Resistenza per eccellenza della provincia di Bergamo.

Il Museo Rifugio Malga Lunga è situato in posizione dominante sui monti tra Sovere e Gandino a 1235 metri. E’ una delle roccaforti partigiane del periodo resistenziale. Dal 2012 è attivo il Museo – Rifugio della Resistenza bergamasca intitolato alla 53^Brigata Garibaldi “13 Martiri di Lovere”. La gestione è affidata all’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia – Comitato Provinciale di Bergamo.

Il 7 novembre 2019 alla Malga Lunga dove si è svolta la commemorazione del 75° anniversario dal combattimento.

La storia della Malga Lunga

La zona e, in particolare, il Rifugio Partigiano della Malga Lunga, sono legati alla tragedia del 17 novembre del 1944, quando alcuni reparti fascisti della “Tagliamento” riuscirono a catturare parte della squadra di Giorgio Paglia, ufficiale della 53^ Brigata Garibaldi.

A causa dell’agguato, complici anche il mancato allarme della sentinella e il tradimento di un ex partigiano, Paglia e compagni furono costretti alla resa. Due di loro, feriti, vennero uccisi a pugnalate sul posto. Gli altri furono fucilati il 21 novembre 1944 al cimitero di Costa Volpino. Giorgio Paglia, che poteva salvarsi perché figlio di una medaglia d’oro al valor militare, rifiutò la grazia e morì coi compagni.

Uno di loro, Andrea Caslini, in battaglia soprannominato Rocco, ha dato il nome al sentiero. Questo si può percorrere da Gavarno di Scanzorosciate fino alla Malga, passando per il Colle Gallo, la Forcella della Val Rossa e la Forcella di Ranzanico.

Caslini, insieme al compagno Angelo Trovesi (detto il Pirata), attraversava questi luoghi per tornare a casa a fare visita alla sua famiglia o per raggiungere il resto della squadra in montagna. Al momento della fucilazione aveva 23 anni e, in tempo di pace, faceva il falegname.

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5 Commenti

  • . ha detto:

    Non solo il Paglia rifiuto la grazia, ma esigette di essere fucilato per primo.
    É per questo che divenne un eroe.

  • Marco ha detto:

    Poco più che ragazzi si sacrificarono in nome di ideali ormai ai più oggi sconosciuti, oggi conta solo il denaro i valori per la stragrande maggioranza non esistono più.
    È così che ci inaridiamo.

  • Mario ha detto:

    La cosa più incredibile che hanno fatto i partigiani, è aver lottato per garantire a tutti la libertà di esprimere liberamente i propri pensieri e ideali, persino quelli di chi oggi, senza dignità ne vergogna, sostiene che i partigiani erano solo dei criminali che violentavano donne e bambine terrorizzando paesi interi.

  • Italo Calvino ha detto:

    Dietro il milite delle Brigate nere più onesto, più in buonafede, più idealista, c’erano i rastrellamenti, le operazioni di sterminio, le camere di tortura, le deportazioni e l’Olocausto; dietro il partigiano più ignaro, più ladro, più spietato, c’era la lotta per una società pacifica e democratica, ragionevolmente giusta, se non proprio giusta in senso assoluto, chè di queste non ce ne sono.

  • Maria nives ha detto:

    C’e’ entrando, subito dopo la porta, una lettera di Paglia che spiega le ragioni della scelta estrema che aveva fatto. A chi e’ indirizzata? Alla mamma….. Ed inizia dicendo: “Cara mamma……”
    Le cose grandi succedono perche’ sono stati trasmessi valori da una generazione all’altra, perche’ c’e’ rispetto….Perche’ allora si cresceva … Non si rimaneva bambini a vita
    “Cara mamma…. Vado a morire perche’….”
    Non sono riuscita a leggerla tutta..

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