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Cronaca, La Valle nel VIRUS

Covid-19, 19mila morti in più rispetto ai numeri ufficiali

Covid-19, uno studio rivela come ci siano 19mila morti in più rispetto ai numeri ufficiali. Bergamo è tra le province più colpite.

L’INPS ha pubblicato la nota statistica “Analisi della mortalità nel periodo di epidemia da COVID-19” che osserva l’andamento della mortalità così come risulta dagli archivi amministrativi dell’Istituto.

Lo studio è stato condotto separando i due periodi del 2020 che vanno dal 1° gennaio al 28 febbraio e dal 1° marzo al 30 aprile, in modo da evidenziare gli effetti sulla mortalità della pandemia da COVID-19.

L’analisi è stata effettuata mettendo a confronto i decessi avvenuti dal 1° gennaio al 30 aprile 2020 con la mortalità media del periodo 2015-2019.

Nota introduttiva

Da quando l’epidemia di coronavirus è iniziata in Italia alla fine di febbraio, i cittadini hanno fatto affidamento sui dati ufficiali forniti dal Dipartimento della Protezione Civile per quanto riguarda i decessi dovuti al Covid-19. Si è discusso molto su quale potrebbe essere il numero vero dei deceduti. Molti epidemiologi hanno dichiarato che è plausibile che il numero dei morti per Covid-19 sia sottovalutato in quanto non tutti i decessi vengono testati con un tampone.

Il periodo che stiamo attraversando ha svariate ripercussioni sulla mortalità sia in negativo che in positivo. Pensiamo ad esempio alle persone che muoiono per altre malattie, perché non sono riuscite a trovare un letto d’ospedale o perché non vi si sono recate per paura del contagio, oppure alla riduzione delle vittime della strada o degli infortuni sul lavoro per il blocco dell’Italia. Poi ci sono interrogativi su come sono realmente distribuiti i morti in relazione all’età e al sesso.

In questo contesto si vuole dare un contributo basandosi sui dati relativi ai decessi che affluiscono regolarmente all’Istituto e che risultano disponibili negli archivi amministrativi (“Anagrafica Unica”) aggiornati al 30.04.2020.

Lo studio è stato condotto separando i due periodi che vanno dal 1° gennaio al 28 febbraio1 2020 e dal 1° marzo al 30 aprile in modo da evidenziare gli effetti sulla mortalità della pandemia da Covid-192 che si è diffusa prepotentemente a partire dalla fine di febbraio.

Analisi della mortalità dal 1° gennaio al 28 febbraio 2020

Analizzando l’andamento della mortalità dal 1° gennaio al 28 febbraio 2020 si riscontra una situazione che possiamo definire di normalità. I primi mesi dell’anno, come accennato, sono stati interessati dall’epidemia influenzale strettamente correlata con l’andamento della mortalità.

Analisi della mortalità dal 1° marzo al 30 aprile 2020

Venerdì 21 febbraio 2020 vengono dichiarati diversi casi di contagio da Covid-19 nel lodigiano, in Lombardia, e vengono segnalati i primi decessi dovuti al virus. Dai primi di marzo il contagio si diffonde nel nostro paese, soprattutto nel nord, ma comincia ad interessare anche altre regioni. Mercoledì 4 marzo il governo ha dato il via libera alla chiusura di scuole e università in tutta Italia fino al 15 marzo. Domenica 8 marzo arriva il decreto che prevede l’isolamento della Lombardia, in assoluto la più colpita, e di altre 14 province, che diventano “zona rossa”. Lunedì 9 marzo il Presidente del Consiglio estende a tutto il paese le misure adottate per la Lombardia attraverso il Dpcm 9 marzo 2020. Il numero dei decessi dichiarati per Covid-19 continua ad aumentare e le misure di contenimento potranno dare il loro risultato solo a distanza di molti giorni.

A metà marzo la situazione dei decessi è completamente cambiata rispetto alla fine di febbraio. L’epidemia si è propagata in quasi tutto il nord Italia e il numero dei morti da Covid-19, comunicati dal Dipartimento della Protezione Civile giornalmente, supera costantemente le 500 unità.

Le province di Bergamo, Brescia, Cremona, Lodi e Piacenza presentano tutte una percentuale di decessi superiore al 200%. Quasi tutto il nord-ovest dell’Italia risulta interessato da un incremento dei decessi superiore al 50%. Le regioni che si affacciano sul mare Adriatico presentano incrementi contenuti ma significativi. Nel sud Italia, la Puglia, che è stata la regione interessata dai maggiori rientri dal nord alla vigilia dell’uscita del DPCM del 9 marzo, è quella che evidenzia un maggiore incremento della mortalità.

Al 30 di aprile le province più colpite risultano Bergamo, Brescia, Cremona, Lodi e Piacenza.

Le mappe della figura 9 visualizzano, a livello comunale, la sovra-mortalità in quattro intervalli temporali che riflettono perfettamente quella che è stata l’evoluzione della propagazione dei contagi da Covid-19. Già alla fine di marzo molti dei comuni lombardi hanno avuto un aumento della mortalità nettamente superiore al 100%. Interessante è il caso del Veneto che, nonostante abbia avuto a febbraio un focolaio di epidemia da Covid-19 come in Lombardia, ha saputo contenere la propagazione grazie ad un approccio sanitario diverso rispetto a quello lombardo. Infatti, dalla figura 9 si evince comel’epidemia si sia propagata nel periodo in esame dalla Lombardia verso l’Emilia-Romagna e in misura minore in Piemonte, mentre è evidente una netta differenza tra le province lombarde e quelle venete.

Dati dei decessi della Protezione Civile poco attendibili

La quantificazione dei decessi per Covid-19, condotta utilizzando il numero di pazienti deceduti positivi fornito su base giornaliera dal Dipartimento della Protezione Civile, è considerata, ormai, poco attendibile in quanto influenzata non solo dalla modalità di classificazione della causa di morte, ma anche dall’esecuzione di un test di positività al virus. Inoltre, anche il luogo in cui avviene il decesso è rilevante poiché, mentre è molto probabile che il test venga effettuato in ambito ospedaliero è molto difficile che questo venga effettuato se il decesso avviene in casa.

Nella tavola 5 riportiamo il numero assoluto dei decessi distinguendoli a seconda del periodo in cui sono intervenuti. Il periodo dal 1° gennaio al 28 febbraio 2020 registra un numero di decessi inferiore di 10.148 rispetto ai 124.662 attesi dalla baseline. Il periodo dal 1° marzo al 30 aprile 2020 registra un aumento di 46.909 decessi rispetto ai 109.520 attesi. Il numero di morti dichiarate come Covid-19 nello stesso periodo sono state di 27.938. A questo punto ci si può chiedere quali sono i motivi di un ulteriore aumento di decessi pari a 18.971?

Tenuto conto che il numero di decessi è piuttosto stabile nel tempo, con le dovute cautele, possiamo attribuire una gran parte dei maggiori decessi avvenuti negli ultimi due mesi, rispetto a quelli della baseline riferita allo stesso periodo, all’epidemia in atto. La distribuzione territoriale dei decessi strettamente correlata alla propagazione dell’epidemia e la maggiore mortalità registrata degli uomini rispetto alle donne è coerente con l’ipotesi che la sovra-mortalità sia dovuta a un fattore esterno, in assenza del quale una eventuale crescita di decessi dovrebbe registrare delle dimensioni indipendenti sia dal territorio che dal sesso.

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2 Commenti

  • gian ha detto:

    Che i numeri della protezione civile fossero buoni da giocare al lotto, lo avevamo capito da tempo, servivano solo al capo x fare una conferenza stampa giornaliera

  • Alberto ha detto:

    Ok, ma continuare con questo terrorismo mediatico quando ormai è chiaro che l’emergenza è stata in quel mese e mezzo di metà febbraio-marzo a causa di cure errata per scarsa conoscenza del virus, è francamente troppo.

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