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Cronaca

Il Roccolo abitato di Clusone vince il German Design Award 2020

Il Roccolo abitato di Clusone, si aggiudica il German Design Award 2020 nella categoria Excellent Architecture. Progettato e realizzato da Edoardo Milesi e dai suoi collaboratori.

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Il Roccolo abitato, circondato dalle splendide montagne di Clusone, in alta Val Seriana, si aggiudica il German Design Award 2020 nella categoria Excellent Architecture. Progettato e realizzato da Edoardo Milesi e dai suoi collaboratori, l’edificio è stato premiato per l’elevata capacità di mantenere un forte legame materiale e formale con il sito che lo ospita.

IL German Design Council, creato dal Parlamento tedesco e sponsorizzato dall’industria tedesca, lavora da molti anni per promuovere il design come fattore economico di successo e di innovazione. Il lavoro si orienta alla ricerca dell’eccellenza e, attraverso l’istituzione di una serie di premi, esalta i prodotti di design e fornisce loro uno strumento di marketing e promozione del proprio prodotto.

Motivazioni della giuria

Il “Roccolo abitato” è stato premiato dal German Design Council quale edificio dotato di attributi all’avanguardia nel panorama del design internazionale. Nello specifico, è «Un edificio a torre la cui architettura è composta da diversi volumi, materiali e trame – sotto forma di legno di larice e metallo – che formano un edificio unico e scultoreo creando un legame formale e materiale con la regione» (commento della Giuria internazionale).

Descrizione del progetto

Il Roccolo abitato è una reinterpretazione in chiave contemporanea di un’architettura tipica del paesaggio lombardo che unisce tradizione e visione del futuro. Concepito come un luogo verticale, collega la terra al cosmo attraverso l’anima per sfuggire dalla pressione del mondo urbano con la modestia di forme semplici e materiali naturali. Abitare un roccolo implica saper ammirare la natura, amarla e imparare a conoscerla anche attraverso il concetto del vuoto.

Il progetto parte dall’impossibilità, per ragioni di natura geologica, di conservare l’edificio esistente e dalla consapevolezza dell’importanza di mantenere il necessario presidio umano: siamo infatti in presenza di un luogo dove il valore paesistico è il risultato di un lavoro lungo e costante nell’applicazione della tradizionale arte del giardinaggio finalizzata all’uccellagione. 

La nuova costruzione si ispira alla tipologia a “roccolo”, termine probabilmente derivato dalla parola gallica roc roccia dominante e panoramica o dal termine rocco torre a presidio della campagna, e viene reinterpretata in chiave contemporanea: una rielaborazione tipologica del roccolo di montagna tradotto in casa di vacanze, che mantiene l’impostazione spaziale al centro dell’impianto arboreo, nato e modellato per l’uccellagione, ma spostato a pochi metri di distanza dal blocco esistente. 

Le fonti documentarie legano la nascita del roccolo al parroco di San Pietro d’Orzio in Val Brembana che nel XV secolo organizzò un raffinato metodo di cattura allo scopo di sfamare i propri cittadini stremati da una lunga carestia. Tale struttura si rivelò così efficace da inserirsi, anche se in modo puntuale, nel paesaggio montano e collinare come componente peculiare e inconfondibile. Pertanto il nuovo edificio si presenta come parte fondante del recupero paesistico e di una cultura rurale tipica dell’arco alpino e prealpino lombardo.

Il progetto ripristina la caratteristica fisionomica del roccolo

Il progetto ripristina la caratteristica fisionomica del roccolo: un semicerchio di carpini in doppio filare con un corridoio centrale coperto dall’intreccio dei rami, che costituisce l’ossatura portante delle pareti e del tetto. All’interno del semicerchio è disposta la cosiddetta buttata, ovvero l’insieme delle piante – ciliegi, betulle, faggi, roveri – sulle quali gli uccelli si posano, per scendere ancora più in basso attirati dalle bacche del boschetto, formato da arbusti produttori di bacche: sorbo dell’uccellatore, sorbo torminale, fitolacca, biancospino.

Aggrappato all’edificio a torre che sovrasta di poco gli alberi, è il casello, un volume in aggetto, contenente le diverse funzioni, dove alberga e si nasconde il roccolatore: al piano terra il ricovero semibuio degli uccelli da richiamo, poco più su la cucina e le stanze da letto, in cima le finestre da dove buttare gli spauracchi. 

Il casello, una costruzione di muratura e legno, è mimetizzata da rampicanti e tappezzanti misti, edera, glicine e vite. Le fenditure del casello, dalle quali si scrutano i movimenti dell’avifauna, si alternano a bucature più ampie con differenti aperture funzionali alla caccia e all’uccellagione.

Il nuovo edificio utilizza solo 332,13 mq dei 425,69 del fabbricato esistente: occupa una superficie di copertura pari a 112,32 mq con una superficie residenziale complessiva di 332,13 mq distribuita su 4 livelli (piano terra mq 119,40; primo piano mq 87,99; secondo piano mq 78,67; terzo piano sottotetto mq 46,07). I restanti 93,56 mq sono utilizzati per la ricostruzione del rudere ad uso ricovero attrezzi agricoli e per la manutenzione del lotto. Le superfici sono determinate secondo l’art.17, comma 2, delle N.T.A. del Piano delle Regole.

La caratteristica principale del casello è la discontinuità morfologica dei fronti, costituiti da volumetti eterogenei accorpati e aggettanti, tamponati da materiali diversi: muratura in sasso scialbato, legno, lamiere. Il progetto, in conformità alle vigenti normative in tema di risparmio energetico, adeguamento sismico e accessibilità, utilizza tre tipi di materiali: cemento a vista colorato in pasta testurizzato per la parte strutturale, legno di larice lasciato all’ossidazione naturale, lamiera in zinco-titanio opaco e pre-ossidato. 

Non una mimetizzazione ma un’integrazione con il territorio

Le facciate presentano bucature differenti a seconda del tipo di materiale con il quale sono state realizzate: fessure orizzontali su quelle in legno, piccole bucature quadrate, in parte vetrate e in parte chiuse da tasselli/tutori in legno per rampicanti, sul calcestruzzo a vista, riquadri vetrati nelle pareti metalliche. Tutte le parti vetrate sono opportunamente arretrate e schermate per evitare abbagliamenti e riflessioni nel paesaggio e gli infissi sono tutti posizionati sul filo interno delle murature perimetrali con telaio a scomparsa.

Il manto di copertura è in zinco-titanio opaco e pre-ossidato, montato su struttura in legno di larice naturale. Le specie vegetali, tutte autoctone, che si condensano nell’impianto vegetazionale del roccolo, sono suddivise in alto fusti, arbusti e erbacee e forniscono con i loro frutti e semi il nutrimento a numerose specie di uccelli e altri piccoli animali. Sono principalmente: Castanea sativa, robinia pseudoacacia, quercus rubra, betula pendula, prunus avium, acer pseudoplatanus, fraxinus excelsior, carpinus betulus, grataegus monogyna, sambucus nigra, corylus avellana, calluna vulgaris. 

Il progetto dunque non rappresenta una semplice operazione mimetica, bensì una raffinata integrazione tra il roccolo e il territorio circostante, costituito non solo dalle aree boscate semi-spontanee, ma anche da aree agricole e urbanizzate, in modo da non destare sospetti negli uccelli di passaggio, ormai abituati alla discontinuità del paesaggio.

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1 Commento

1 Commento

  1. 30 Luglio 2020 at 16:00

    Premio meritatissimo, Milesi merita questo ed altro. Ho avuto occasione di vedere il Monastero di Siloe e la sua foresteria, opera eccelsa. Questa é l’architettura che amo!

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