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Cronaca

Mantenere lo stop ai licenziamenti, in provincia migliaia di lavoratori a rischio

Non si tolga lo stop ai licenziamenti, in provincia migliaia di lavoratori a rischio sopratutto metalmeccanici.

Nel periodo più buio dell’epidemia, Bergamo e il suo tessuto economico hanno perso migliaia di posti di lavoro, migliaia di lavoratori perlopiù a tempo determinato o con contratti in somministrazione, comunque precari. La crisi del Covid ha colpito soprattutto i lavoratori presenti nei settori  più esposti alla crisi come, commercio, turismo e servizi, che hanno pagato il dazio più alto. Ora, se il blocco dei licenziamenti non verrà più confermato, il panorama che si aprirà a gennaio potrebbe anche lasciare sul terreno altre migliaia di posti di lavoro, e questa volta il grande protagonista sarà il settore metalmeccanico”.

Mantenere stop ai licenziamenti

Danilo Mazzola, segretario provinciale CISL, guarda con particolare apprensione alla scadenza del decreto che impediva i licenziamenti che il Governo aveva emanato nel pieno dell’emergenza. Bergamo e la provincia che ha pagato un costo elevato, oltre che per la questione sanitaria, anche per i numeri economici: da gennaio ad agosto 2020 le cessazioni dei rapporti di lavoro sono state 78.037 contro 71.462 assunzioni. I posti persi “definitivamente” sono stati 6.575 e solo tra marzo e giugno il saldo complessivo tra ingressi e uscite è stato negativo per 8.165 posizioni. Mentre nel 2019 la situazione allo stesso periodo vedeva un saldo positivo di 3350 unità con 86.807 cessazioni e 90157 assunzione. Il dato che balza all’occhio è relativo alla diminuzione delle assunzioni nel 2020 rispetto al 2019 che diminuiscono del 21% da 90.141 a 71.462 (- 12.236 nel commercio e servizi e -6.639 nell’Industria) che segna come siano i due settori più in difficolta in questa fase. 

A questo aggiungiamo le tantissime piccole imprese che non hanno riaperto dopo il lockdown. “La CISL – continua Mazzola – è naturalmente contraria all’ipotesi di interrompere il blocco dei licenziamenti entro fine anno. Una prospettiva assolutamente inaccettabile. L’emergenza continua a colpire duramente tutti i settori produttivi del paese e della nostra provincia. Fare una scelta simile comporterebbe l’aggravamento delle condizioni di tantissime persone e famiglie”.

“La rete di protezione sui licenziamenti – aggiunge – deve essere confermata ed andare di pari passo con la ripresa economica e il sostegno alle imprese, sin quando l’emergenza Covid non sarà superata e fino a quando non ci sarà stata la ripartenza degli investimenti, insieme a un importante rilancio delle politiche attive e una attenta discussione sulla redistribuzione dell’orario di lavoro. In una fase come l’attuale e necessario non accendere altri focolai sociali, rischiando, in questo modo, anche l’avvitamento economico. Dobbiamo allargare le occasioni di solidarietà, sapendo che nella nostra realtà siamo a contatto quotidianamente con persone che nell’arco di poco tempo si sono ritrovate senza lavoro e senza reddito. In provincia, la scure del licenziamento intanto ha colpito molti giovani, con contratti a tempo determinato, ma la crisi ha colpito anche tanti cinquantenni, che ora si trovano nel limbo del “troppo giovane per al pensione” e “troppo vecchio per un nuovo lavoro”.

Comparazione anno 2019 e 2020

Elaborati da Cisl Bergamo su dati provinciali. 

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Un Commento

  • Giovanni ha detto:

    Mandare in pensione chi ha almeno 40 anni di contributi no? meglio pagare la cassa integrazione o dare il reddito di cittadinanza.

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