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Cronaca

A Bergamo con il secondo lockdown a rischio 15mila imprese

A Bergamo con il secondo lockdown a rischio 15mila imprese del terziario e 49mila posti di lavoro

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“Con questo nuovo lockdown temiamo che accada quello che il nostro Osservatorio aveva preannunciato a giugno e cioè che nella nostra provincia chiuderanno tra le 8mila e le 15mila imprese del terziario, mettendo a rischio 49mila posti di lavoro. Siamo preoccupati e amareggiati per la mancanza di visione e coordinamento tra Governo e regioni. Inoltre le anticipazioni indiscriminate sui nuovi provvedimenti hanno generato solo rabbia e smarrimento tra gli imprenditori e disorientamento tra i consumatori. La mancanza di chiarezza sta impattando fortemente sulle nostre categorie che hanno investito molto nel rendere sicure le loro attività e i loro clienti, ma queste attenzioni, che hanno richiesto tempo e risorse, non sono neppure state prese in considerazione” afferma Giovanni Zambonelli, presidente di Ascom Confcommercio Bergamo.

Gli imprenditori non hanno più forza

Negli ultimi mesi le attività hanno recuperato un po’ del fatturato perso durante la primavera grazie alla forza di intraprendenza e di resistenza degli imprenditori. “Ma oggi, alla luce di questo nuovo stop, non è pensabile che quella forza ci sia ancora. Molti imprenditori si sono fortemente indebitati e non possano chiedere altri finanziamenti per avere liquidità. E’ indispensabile che lo stop non vada oltre le due settimane previste, perché ogni settimana supplementare sarà letale” continua Zambonelli. 

In Associazione questa mattina sono giunte numerose chiamate da parte dei commercianti, preoccupati e tesi a capire che cosa dovranno fare nelle prossime ore.  

“A livello di metodo siamo costernati per il rimbalzo di comunicazione avvenuto a ogni livello, senza aver mai tra le mani un provvedimento definitivo da esaminare. E mentre negli altri Paesi – come la Germania – il Governo ha comunicato il lockdown con una settimana di preavviso, in Italia ciò avviene con poche ore di anticipo creando danni enormi alle imprese che si trovano a dover buttare le scorte acquistate per la loro clientela. Chiediamo maggior rispetto. Non è possibile che solo la sera si venga a sapere quello che c’è da fare la mattina successiva: chiudere l’attività, lasciare a casa i dipendenti, riorganizzarsi o tenere aperto come sempre. Anche sul tema ristori siamo perplessi e diamo per assodato che il Governo provveda ad un adeguato ristoro, almeno sufficiente alla sopravvivenza delle imprese e delle persone che le conducono e vi lavorano” conclude Zambonelli. 

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