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Cronaca, La Valle nel VIRUS

Dalla Val Seriana al piano pandemico: a Roma ascoltati ministro Speranza e vertici Cts e Iss

L'inchiesta della procura di Bergamo prosegue dalla Val Seriana al piano pandemico: a Roma ascoltati il ministro della Salute Speranza e i vertici del Cts e dell'Iss

L’inchiesta per epidemia colposa che oggi, ancora una volta, ha condotto i magistrati bergamaschi a Roma, a sentire il Ministro della Salute Roberto Speranza e i vertici del Comitato Tecnico Scientifico e dell’Istituto Superiore della Sanità, era iniziata ad aprile 2020 dalla Val Seriana in provincia di Bergamo. Ma cosa lega la gestione dell’inizio della pandemia a Bergamo con l’operato di tecnici e amministratori a Roma? Sicuramente il piano pandemico, o meglio, il piano antinfluenzale: l’unico esistente in Italia (e tutt’ora in vigore) è quello del 2006. Dopodiché il piano di prevenzione non è stato più aggiornato seppur ciò fosse puntualmente richiesto dall’Unione Europea e dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Così, la mala gestione in bergamasca – con la riapertura dell’ospedale di Alzano Lombardo e la mancata zona rossa – , si è rivelata essere solo la punta dell’iceberg di un modus operandi in cui è prevalsa la sottovalutazione.

Le audizioni di oggi

Come annunciato dunque oggi, il pool di magistrati guidato da Maria Cristina Rota a Roma ha svolto le audizioni per confrontare gli elementi raccolti dalle precedenti perquisizioni e dalle testimonianze di alcuni tecnici del Ministero della Salute che hanno permesso di accertare che il piano nazionale è quello del 2006 soltanto riconfermato nel 2017 ma mai aggiornato. Cos’ha comportato questo mancato aggiornamento? Se fosse stato attualizzato si sarebbero potute risparmiare delle vite? Le Regioni hanno messo in campo i piani regionali? E di chi sono le responsabilità? A queste domande cercano una risposta i magistrati che provengono dalla provincia più colpita d’Italia e che oggi hanno sentito per 5 ore: il ministro della Salute Roberto Speranza, il coordinatore del Cts Agostino Miozzo e Donato Greco, estensore del Piano pandemico italiano.

Nel pomeriggio i pm hanno sentito gli altri vertici della sanità: il presidente dell’Iss, Silvio Brusaferro; l’attuale dirigente della Prevenzione del Ministero e componente del Cts, Gianni Rezza, e Giuseppe Ippolito, dello Spallanzani. Tutti e tre facevano parte della task force del Ministero, insediata il 22 gennaio 2020 dopo l’alert dell’Oms del 5 gennaio nel quale si diceva chiaramente a ogni paese di adottare i rispettivi Piani pandemici. Ma in Italia il piano – seppur vecchio – è stato applicato? C’erano disposizioni precise su come gestire gli ospedali, scorte di dispositivi di protezione e una trasmissione di dati adeguata? Tutte queste domande troveranno risposta grazie al lavoro investigativo.

Speranza sapeva del piano pandemico

Alla fine della audizioni la dottoressa Rota ha dichiarato: “Il Ministro ha dato spiegazioni rispondendo a tutte le nostre domande”. Incalzata dai giornalisti che hanno chiesto se Speranza sapesse del piano pandemico, la risposta è stata: “Certo che lo sapeva, è il Ministro della Salute”.

Per i magistrati si tratta del secondo viaggio a Roma. A giugno 2020 avevano raggiunto la capitale per sentire i vertici del Governo e dell’Iss sul filone fondante dell’inchiesta: quello della mancata zona rossa in Val Seriana. La zona è tra le più colpite al mondo e non venne mai chiusa nonostante raggiunse numeri allarmanti in pochissimi giorni dall’accertamento dei primi positivi. Sulla questione, così come sulla riapertura dell’ospedale di Alzano Lombardo, depositerà nelle prossime settimane la propria consulenza Andrea Crisanti. Al virologo è stato chiesto di dimostrare che impatto hanno avuto le decisioni – o mancate decisioni – in termini di trasmissibilità del virus e quindi di mortalità.

Gessica Costanzo

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