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Pandemia, l’Italia si diceva pronta ma non fu così: i Pm di Bergamo ancora a Roma

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Non c’è solo il piano pandemico influenzale nazionale fermo al 2006: quelle che i Pm di Bergamo vogliono chiarire sono anche le responsabilità relative alle autovalutazioni che l’Italia aveva inviato all’Oms sul sistema di prevenzione in vista di una preannunciata pandemia. Così i magistrati bergamaschi sono tornati a Roma e hanno sentito, tra mercoledì e giovedì, politici e funzionari del Ministero della Salute. I temi dunque sono quelli del piano pandemico nazionale fermo al 2006 e non aggiornato ma anche altri importantissimi documenti legati ai voti che l’Italia si dava dichiarandosi pronta ad affrontare una pandemia. Ma così non è stato.

Le audizioni delle ex Ministre

Mercoledì, presso il nucleo della Guardia di Finanza di Roma, il procuratore Aggiunto Maria Cristiana Rota che guida l’inchiesta per epidemia colposa e il pm Guido Schininà hanno sentito le ex ministre alla salute Beatrice Lorenzin (2013 – 2018) e Giulia Grillo (2018 – 2019). Si tratta della terza trasferta romana per i magistrati. Dopo le precedenti audizioni del Ministro Speranza e dei vertici del Ministero, le ex ministre sono state ascoltate riguardo al piano pandemico rimasto fermo al 2006 nonostante le indicazioni dell’Oms di aggiornalo.

A chi toccava dunque aggiornate questo importante piano che – se valido e applicato – avrebbe potuto risparmiare molte vite? I magistrati lo hanno chiesto proprio alla Lorenzin e alla Grillo alla luce anche delle email del 2017 e del 2019 di Ranieri Guerra e Claudio D’Amario (direttori generali della Prevenzione durante i mandati delle ex ministre) dove veniva indicato di aggiornare il piano pandemico anti influenzale in seguito alle indicazioni arrivate dall’Oms. Gli inquirenti mantengono il massimo riserbo ma ciò che trapela è che le ministre avrebbero detto di non saperne nulla perché si sarebbe trattato di un atto amministrativo e non politico.

Le autovalutazioni inviate all’Oms

Giovedì sono stati sentiti diversi dirigenti e funzionari del Ministero riguardo alle autovalutazioni che ogni anno l’Italia inviata all’Oms, come richiesto all’Oms stessa. Anche questi documenti sono stati acquisiti e analizzati dalla Procura: nei questionari l’Italia si dava sempre voti alti, seppur i tecnici fossero consapevoli che il piano pandemico fosse fermo dal 2006 e non ci fossero linee operative aggiornate da seguire. “Era una routine – hanno dichiarato i funzionari -. E questi documenti non comportavano nessun obbligo”. Nel 2019 inoltre si era iniziato a lavorare ad un nuovo piano pandemico ma senza riuscire ad ultimarlo prima dell’arrivo della pandemia.

Tra le persone sentite come persone informate sui fatti Andrea Urbani della Direzione generale della programmazione sanitaria; Mauro Dionisio componente del Cts e Maria Grazia Pompa che cura i Rapporti con gli organismi dell’Unione europea per il settore della sanità pubblica.

Chiusi gli interrogatori romani, ora la Procura di Bergamo attende la fondamentale consulenza di Andrea Crisanti che dovrà rispondere ai quesiti sulla gestione dell’ospedale di Alzano Lombardo, sulla mancata zona rossa in bassa Valle Seriana e sul piano pandemico. L’inchiesta, aperta quasi un anno, fa dovrebbe chiudersi prima dell’estate. Per ora ci sono cinque indagati sulla gestione dell’ospedale di Alzano Lombardo, chiuso e riaperto il 23 febbraio 2020 dopo l’accertamento dei primi positivi.

Gessica Costanzo

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1 COMMENT

  1. La prevenzione, purtroppo in Italia non é mai stata cosa di cui ci si interessava, e non scrivo tanto, ma almeno quanto dovrebbe bastare. Agli italioti, piace più il dopo che il prima delle cose, siamo esperti di pianti, inaugurazione monumenti, ricorrenze varie ed eventuali, scrittura libri ecc ecc.
    La prevenzione, non é mai stata cosa nostra e mai lo sarà!

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