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Cronaca

Un anno fa la chiusura della Lombardia senza però prima chiudere la Val Seriana

Un anno fa la chiusura della Lombardia senza prima chiudere la Val Seriana. Riviviamo la settimana in cui nessuno decise di tutelare una delle zone più infette d’Italia.

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Un anno fa come questa sera la Protezione Civile era pronta sul confine tra Alzano Lombardo e Villa di Serio “in attesa di quelli che verranno a chiudere”. Così ci dissero i volontari presenti nel container che vedete nella foto scattata proprio il 7 marzo 2020, mentre noi di Valseriana News continuavamo a pattugliare il territorio della bassa Valle Seriana in attesa della zona rossa ventilata da giorni e mai fatta. Una misura che sembrava scontata per uno dei focolai più violenti d’Italia che attendeva solo di essere isolato, come venne subito fatto il 22 febbraio con il focolaio di Codogno, in provincia di Lodi. Ad alimentare l’attesa la presenza di militari nella bassa bergamasca, mezzi che però non arrivarono mai in Valle Seriana come spesso erroneamente raccontato dalla stampa.

La sera del 7 marzo 2020 va anche ricordata come la sera in cui ci fu la fuga di notizie del primo Dpcm di Conte che, il giorno successivo, chiuderà la Lombardia e poi tutta Italia.

Mancata zona rossa in Valle Seriana, impossibile dimenticare

Se la mancata zona rossa nei comuni di Alzano Lombardo e Nembro abbia veicolato il virus contribuendo all’impressionante numero di morti e di contagi in provincia di Bergamo, sarà la consulenza di Andrea Crisanti a dirlo. Il virologo depositerà a breve il suo lavoro in Procura a Bergamo (dove si indaga per epidemia colposa), toccherà poi ai magistrati esprimersi sulle eventuali responsabilità penali.

Ma, oltre al procedimento giudiziario, quello che oggi è certo è che Regione Lombardia sapeva della gravità del focolaio bergamasco già dal 28 febbraio (leggi Covid: un anno fa la Regione venne avvisata del rischio in Valle Seriana) e che nessuno ha deciso di prendere una scelta evidentemente impopolare. Ripercorriamo dunque insieme quella fatidica settimana con le dichiarazione di amministratori e politici.

L’esplosione dei contagi in bergamasca a inizio marzo

La settimana dal 2 all’8 marzo

Lunedì 2 marzo Bergamo quasi come Lodi

Lunedì 2 marzo è la giornata in cui la provincia di Bergamo (allora zona gialla) è appena al di sotto della provincia di Lodi, unica zona rossa istituita dal Ministero della Salute con Regione Lombardia dopo l’accertamento del paziente 1 di Codogno. Spulciando tra i dati si nota come Lodi fosse a + 612 contagi e Bergamo a + 508.

Martedì 3 marzo Bergamo supera Lodi – dall’ISS indicazioni di fare zona rossa – Gallera “stiamo aspettando valutazione”

Martedì 3 marzo  il direttore del dipartimento Malattie infettive dell’Istituto superiore di sanità, Gianni Rezza, a Tgcom24 diceva “Credo che l’estensione della zona rossa vada rimodulata: potrebbero esserci altre zone da coprire”. “Non credo – ha spiegato Rezza – che la zona rossa si debba estendere anche alla città di Milano in questo momento, poiché i casi sono pochi, ma piuttosto a comuni più colpiti, come Bergamo”.

Il tema, allora nuovo, viene trattato anche nella conferenza stampa serale da parte dell’assessore Giulio Gallera che ai giornalisti risponde : “Su Alzano Nembro abbiamo inviato i dati all’Iss. E’ un dato oggettivo il forte incremento dei casi. Loro devono fare una valutazione e suggerire a noi e la Governo la strategia. I provvedimenti si prendono con un Decreto”. 

Mercoledì 4 marzo, si attendono le valutazioni del Ministero 

Le zone rosse si faranno? Chiedono i giornalisti a Gallera che risponde: “E’ la zona con più positivi, abbiamo chiesto al Ministro Speranza e ci ha detto che questa sera (mercoledì 4 marzo, ndr.) ci sarà la valutazione decisiva dei pacchetti i misure da assumere e noi abbiamo evidenziato la nostra preoccupazione e il nostro orientamento a mettere in campo tutte le misure necessarie per contenere il virus. Attendiamo le loro valutazioni”. 

Giovedì 5 marzo, il sindaco di Alzano Bertocchi ai nostri microfoni “Attendiamo indicazioni” – Gallera in conferenza “Non c’è ancora posizione Governo” 

Mentre i dati continuavano a crescere a dismisura il 5 marzo noi eravamo stati ad Alzano Lombardo e avevamo intervista il sindaco Camillo Bertocchi che ci aveva detto: “Chiediamo qualche certezza sulle misure prossime”.

L’attenzione era tornata anche in conferenza stampa: “Qui c’è la più grande crescita, in quei pochi comuni a nord – est della provincia di Bergamo. I tecnici stanno facendo le loro valutazioni – dice Gallera -. Notizie informali dell’ISS ci dicono che c’è un orientamento da parte loro nel chiede misure importanti per quel territorio ma noi non abbiamo una relazione ufficiale e non abbiamo una posizione ufficiale del Governo”. 

Venerdì 6 marzo, decisione zona rossa perché non ha ancora una risposta?”

Anche venerdì 6 marzo eravamo tornati ad Alzano Lombardo e Nembro per verificare la situazione in vista della ventilata zona rossa. Nello stesso momento Gallera in conferenza stampa rilascia una dichiarazione che velatamente fa capire come la mancata scelta del Governo abbia avuto degli ostacoli: “Sul tema della zona rossa, queste sono misure che hanno un senso se hanno una tempestività. Quando 3 giorni fa ci siamo confrontati con il Comitato scientifico e con l’Istituto superiore di Sanità che aveva fatto una richiesta precisa al Governo, doveva essere data una risposta. Spero che questa incertezza, soprattutto per le piccole attività commerciali e artigiane, non abbia portato qualcuno a sposarsi facendo del danno a sé e agli altri. Dopo 3 giorni siamo ancora qui, traete voi le vostre conseguenze”. 

Sabato 7 marzonessuna zona rossa – verso la chiusura della Lombardia 

Sabato 7 marzo poteva essere la giornata cruciale, o forse era quello che si aspettavano i cittadini. Tutti avevamo visto le immagini dei mezzi militari che sembravano raggiungere la bassa Val Seriana per chiuderla e tutti ci continuavamo a chiedere cosa stesse succedendo. Sta di fatto che anche quella sera noi eravamo stati ad Alzano e Nembro e nulla si era mosso. Perché? Semplicemente perché con il primo Decreto in discussione si sarebbe arrivati a chiudere tutta la Regione.

Domenica 8 marzoentra in vigore il Decreto

Domenica 8 marzo entra dunque in vigore il Decreto del Governo che chiude di fatto la Lombardia prima e poi tutta la Nazione. Mentre la Valle Seriana non venne chiusa e di lì in poi iniziammo a contare i morti a centinaia.

Zone rosse: competenza di tutti gli enti

Per dovere di cronaca è giusto precisare legge 833 del 1978 consente al «presidente della giunta regionale o al sindaco» di emettere «ordinanze di carattere contingibile ed urgente, con efficacia estesa rispettivamente alla regione o a parte del suo territorio comprendente più comuni e al territorio comunale». La zona rossa in Valle Seriana dunque la poteva fare chiunque ma non la fece nessuno.

Gessica Costanzo

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5 Commenti

1 Commento

  1. Giovanni

    7 Marzo 2021 at 22:55

    l 28 febbraio Confindustria Bergamo ha lanciato una campagna video “Bergamo is running/Bergamo non si ferma” per tranquillizzare i partner internazionali delle aziende bergamasche: un indotto di circa 370 imprese con un fatturato di oltre 650 milioni di euro all’anno.
    Ad Alzano Lombardo, uno degli epicentri del contagio, il 4 marzo il sindaco Camillo Bertocchi si preoccupava delle ricadute economiche di un’eventuale chiusura della zona, nonostante i morti fossero già decine, e in un’intervista all’Adnkronos diceva che i danni sarebbero stati “incalcolabili”. Questo per dovere di cronaca.

  2. 😳🙄

    7 Marzo 2021 at 23:28

    “mentre noi di Valseriana News continuavamo a pattugliare…”
    Pattugliamento: Il pattugliamento indica un tipo di operazione militare, di norma effettuata da un numero molto limitato di unità base con finalità differenti a seconda dei casi. Può avvenire in uno qualsiasi dei tre elementi bellici, quindi si distingue in pattugliamento terrestre, pattugliamento navale e pattugliamento aereo. 

    • Redazione Valseriana News

      8 Marzo 2021 at 9:28

      Perlustravamo è più nelle sue corde?

  3. Lex

    8 Marzo 2021 at 11:18

    Mmh, meglio utilizzare il termine monitorare.
    O vogliamo anche una militarizzazione dell’informazione, come sta accadendo per parecchie cose in Italy…

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