Cronaca
Bergamo: il PIL resta fermo e l’occupazione cresce ma poco
Bergamo: il PIL resta fermo e l’occupazione cresce ma poco. La provincia si conferma fra quelle con il tasso di impiego tra i più alti d’Italia
Il saldo tra avviamenti e cessazioni, nell’ultimo report della Provincia di Bergamo relativa ai flussi del mercato del lavoro territoriale, cresce in misura particolarmente più ridotta rispetto al recente passato, ben lontano dall’exploit post covid del 2021 ( allora si registrò un saldo positivo di oltre 13.000 posizioni), ma minore anche degli ultimi tre anni, dei quali, tra l’altro segue il trend negativo avviato nel 2022. Il Rapporto annuale 2025 dell’Osservatorio del Lavoro bergamasco fotografa così “l’evidente rallentamento del ciclo occupazionale. Il saldo tra assunzioni e cessazioni si attesta a +4.580 posizioni, un risultato positivo ma sensibilmente inferiore a quello del 2024 e dei due anni precedenti, quando la crescita superava stabilmente le 6.000 posizioni”.
I tassi di impiego restano tra i più alti d’Italia
Bergamo continua a distinguersi per la solidità del suo mercato del lavoro: i tassi di impiego restano tra i più alti d’Italia e la disoccupazione scende fino all’1,3%, uno dei livelli più bassi del Paese. “Un dato – sottolinea Luca Nieri, segretario provinciale della CISL – che conferma la capacità del territorio di assorbire quasi tutta la forza lavoro disponibile. Eppure, questa vitalità non si traduce in un aumento della ricchezza prodotta. Il PIL resta fermo, frenato dalla crescita di comparti a basso valore aggiunto e da una produttività che non riesce a ripartire. L’istantanea dei dati odierni restituisce un quadro fatto di luci e ombre: la crescita occupazionale rimane positiva, ma la spinta si sta affievolendo, mentre settori strategici come automotive, tessile e chimico continuano a mostrare segnali di sofferenza”.
Crescita dell’occupazione femminile
La dinamica occupazionale evidenzia una saturazione dell’impiego maschile e una crescita dell’occupazione femminile, ancora però ben al di sotto della media lombarda. “A pesare sono fattori strutturali – continua Nieri -: servizi per l’infanzia insufficienti, scarsa flessibilità degli orari, salari modesti nei settori in espansione e una cultura organizzativa che fatica a modernizzarsi. Il risultato è un mercato che “cresce a metà”, non valorizzando tutte le potenzialità di donne e giovani, mantenendo ancoro un divario importante. La domanda di lavoro resta elevata, ma sempre più spesso viene soddisfatta da persone provenienti da altre province o dall’estero. Una dinamica che apre questioni delicate: politiche abitative, integrazione, servizi territoriali adeguati e strumenti di conciliazione per le famiglie. Senza risposte strutturate, il rischio è di alimentare precarietà e tensioni sociali. L’edilizia continua a crescere, spinta dalla scadenza del PNRR. Ma le imprese denunciano difficoltà crescenti nel reperire personale qualificato. Il mismatch non è un fenomeno improvviso: percorsi professionali limitati e scarsi investimenti in formazione hanno creato una distanza strutturale tra domanda e offerta”.
Sul contesto pesa l’instabilità internazionale
“Le tensioni geopolitiche frenano la fiducia, i costi energetici restano elevati e l’OCSE rivede al ribasso le stime di crescita. In un territorio a forte vocazione manifatturiera come Bergamo, orientata all’export, le turbolenze geopolitiche condizionano molte aziende rinviano investimenti. Nel prossimo futuro dobbiamo verificare l’impatto delle transizione digitale e transizione green, demografica sulla crescita futura. Il quadro che emerge è quello di un’economia che garantisce lavoro ma fatica a generare valore aggiunto. Un modello che assicura stabilità nel presente, ma con grossi dubbi sul futuro. Per affrontare le sfide future – conclude il segretario CISL – dobbiamo puntare sulla qualità del lavoro e sulla piena partecipazione. Servono servizi per la conciliazione, flessibilità organizzativa, investimenti in competenze, salari adeguati e politiche abitative capaci di sostenere la manodopera in ingresso. Solo così Bergamo potrà liberare il proprio potenziale e tornare a crescere non solo in quantità, ma anche in valore”.
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