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Cronaca

Metalmeccanica: crisi per oltre 7000 lavoratori

Report FIM CISL sulla situazione del “metalmeccanico” in provincia. Crisi per oltre 7000 lavoratori. Preoccupa il costo dell’energia

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“Servono urgentemente investimenti e politiche industriali da Governo e Europa. Inoltre, dato l’attuale scenario internazionale, nel 2026 peseranno sempre più i costi dell’energia, delle materie prime e l’accesso al credito”. Per Emanuele Fantini, Segretario Generale della FIM CISL di Bergamo, la condizione del settore metalmeccanico della provincia necessita di particolare attenzione, anche se in linea ripresa rispetto a periodi precedenti.

7mila lavoratori bergamaschi coinvolti da situazioni di crisi

Più di 7 mila metalmeccanici bergamaschi sui 57 mila occupati nell’industria del nostro territorio sono stati coinvolti da situazioni di crisi nel secondo semestre 2025. Nello stesso periodo, la richiesta di cassa integrazione ordinaria per carenza di ordini e quella straordinaria sono cresciute e in parte proseguono anche adesso.

Il report

Dal report FIM CISL Bergamo, nel secondo semestre 2025 la situazione del settore metalmeccanico nella bergamasca ha registrato una leggera riduzione delle aziende in crisi rispetto al medesimo rilevamento 2024, con 7238 lavoratori coinvolti contro i 9986 del medesimo periodo dell’anno precedente. Il campione analizzato coinvolge 93 aziende con un importante numero di lavoratori.
In 84 aziende di queste è stata utilizzata la cassa integrazione ordinaria con 5220 lavoratori coinvolti (72,12%), in 2 aziende la cassa integrazione straordinaria con 445 lavoratori coinvolti (6,15%) e in 7 aziende il contratto di solidarietà con 1573 lavoratori coinvolti (21,73%).

La gran parte delle crisi della nostra provincia appartiene ai settori della siderurgia, del meccanotessile, dell’automotive, del settore infanzia e della produzione di macchine del caffè.
Di seguito le analisi del Report FIM sui settori metalmeccanici bergamaschi.

Siderurgia

Il costo dell’energia continua a penalizzare fortemente fonderie e laminatoi. Soffrono le piccole e medie fonderie dove il costo dell’energia nel 2025 è stato del 30% in più rispetto alla media europea. Nel 2026 visti i recenti scenari internazionali non si preannuncia una situazione in miglioramento sui costi energetici. Ai questi si sommano i costi delle materie prime in particolar modo metalliche che stanno vedendo una crescita dei prezzi record.

Automotive

La nostra provincia è ricca di produttori e esportatori di componentistica auto in Europa. In modo particolare le aziende più piccole della provincia stanno scontando la pesante crisi del settore dovuta alla transizione green e digitale in quanto dotate di minore capacità di reazione nella ricerca di mercati e per carenza di risorse per investire nella transizione.

Settore infanzia

Le imprese per l’infanzia stanno vivendo nell’ultimo decennio in modo particolare una profonda crisi strutturale. A causa del crollo demografico legata al calo della natalità anche marchi storici e distretti manifatturieri come il nostro sono in forte difficoltà. Il settore soffre anche la concorrenza della Cina.

Macchine per la distribuzione automatica

Il settore della distribuzione automatica ha registrato un sensibile calo delle consumazioni. Il comparto e le sue aziende nel nostro territorio attraversano una crisi significativa caratterizzata da un aumento vertiginoso dei costi delle materie prime, dell’instabilità geopolitica e degli impatti climatici.

Meccanotessile

Anche qui si sta vivendo una crisi significativa e in modo particolare la Val Seriana. Il settore è colpito da una spietata concorrenza estera e una forte riduzione degli ordini.
“Una situazione in coerenza con i dati registrati a livello nazionale – continua il segretario FIM – che ci mostrano crisi determinate dalle difficoltà di interi settori e da aspetti di natura finanziaria. Il report racconta un quadro preoccupante nel quale il costo delle materie prime e il costo dell’energia impattano fortemente sulle crisi aziendali, ma anche i dazi, la crisi geopolitica e la gestione confusa della transizione ambientale e energetica europea accentuano ulteriormente le difficoltà”.

“Il secondo semestre 2025 si è chiuso con il settore metalmeccanico in rallentamento. Transizioni, riposizionamento delle catene del valore a livello globale, guerre, tensioni, crisi geopolitiche e dazi continuano ad impattare fortemente sul settore. La contrazione del mercato tedesco e le difficolta del settore dell’auto hanno fatto il resto. I dati sulle crisi aziendali della nostra provincia rilevano quindi il permanere di fatica nel settore. Nel campione di 93 aziende da noi analizzato, si evidenzia un’importante richiesta di CIGO e un leggero aumento della CIGS, che accentuano la crisi strutturale di alcune aziende”.

“Come già dicevamo il costo dell’energia e la carenza di risorse finanziarie per fare investimenti sono le cause principali delle crisi, e penalizzano le piccole e medie imprese che stanno ritardando gli investimenti su nuovi macchinari. La nostra provincia e il nostro paese hanno bisogno di politiche industriali e interventi che rimettano la questione industriale al centro delle risposte e delle politiche economiche. Siamo convinti – conclude Fantini -che le crisi vadano risolte con impegni concertati con il sindacato, mettendo in campo risorse concrete a sostegno delle filiere in transizione e attrazione di nuovi investimenti”.

 

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