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Cronaca

Report di FNP CISL Lombardia sulle strutture per anziani nel 2025: a Bergamo gli aumenti più alti RSA

RSA: a Bergamo il caro rette resta “il” problema. Meloni: “Accorpamenti tra RSA e maggior contributo di Regione”

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Cresce il numero delle RSA e delle strutture per anziani in provincia di Bergamo, calano le persone in lista di attesa e esplodono i costi a carico di pazienti e famiglie. Sono i primi dati che catturano l’attenzione dalla pubblicazione del tradizionale “Report RSA”, che la categoria dei pensionati della CISL di Lombardia ha dato alle stampe nel mese di maggio. La FNP Lombardia redige annualmente un report ricco di dati, che traccia un quadro puntuale della situazione, evidenziando le luci e le ombre di un sistema che avrebbe bisogno di interventi correttivi per fare fronte al costante aumento dell’età media e delle persone non autosufficienti. 

RSA: i dati della provincia di Bergamo

In provincia di Bergamo, alla fine del 2025, la popolazione totale ammontava a 1.114.780 persone; quella over 65 a 255.211, con una percentuale del 22,89% sul totale, e nelle strutture della provincia (69 le censite, contro le 68 dell’anno precedente) erano disponibili posti per il 2,61% di tutti gli over 65 (sotto la media lombarda che è di 2,85).  I posti letto autorizzati nelle strutture bergamasche sono 6651, in continua crescita negli anni e con un saldo positivo di 85 unità rispetto al 2024; 6302 gli accreditati (in calo rispetto all’anno precedente della ricerca) e 5417 i contrattualizzati (anche qui in discesa sul 2024). Infine, aumentano i posti letto “solventi”, ovvero a completo carico del paziente (54 in più).

L’offerta dedicata agli anziani comprende anche 9 alloggi protetti, 17 nuclei Alzheimer, un centro diurno , 28 centri diurni integrati, 4 comunità di alloggio Sociale, 21 comunità socio-sanitarie e 8 hospice, con altri 757 posti variamente disponibili.

Secondo i dati più aggiornati, che sono riferiti al 2022, il personale che lavora all’interno delle RSA lombarde è di 68.183 lavoratori, di cui 2.800 impiegati anche per i servizi assistenza domiciliare integrata (Adi). Un numero decisamente insufficiente considerando che è persino, anche se di poco, inferiore al numero dei pazienti. La situazione on proporzione, è uguale anche per Bergamo e le diverse case sparse in provincia: quello del personale è uno dei problemi maggiori delle RSA.

Aumenti: negli ultimi quattro anni +18%

Ma la situazione più critica, almeno per Bergamo, riguarda la questione delle rette. Le RSA della provincia orobica sono quelle che hanno praticato gli aumenti maggiori, sia in valori percentuali che in valori assoluti, negli ultimi quattro anni (18%, pari a 11,45€), sia nelle rette minime che in quelle massime, a completo svantaggio delle fasce più “povere” dei pazienti.

In più, il solo servizio lavanderia è previsto compreso nella retta nella maggior parte delle strutture. Per gli altri servizi (podologo, parrucchiere e trasporto) il costo si aggiunge alla retta mensile.

Infine, le liste di attesa: nel 2025, in rapporto con l’anno precedente, solo nel territorio bergamasco le domande in lista di attesa sono diminuite, mentre nelle restanti 7 Ats il numero è aumentato in maniera contenuta tra l’1% e il 15% (Brescia, Brianza, Pavia), oppure è aumentato in maniera importante oltre il 20% (Insubria, Montagna e Valpadana). Ma va sottolineato che sono ancora 14198 le domande compongono l’insieme bergamasco di chi ha fatto domanda presso le strutture del territorio.

Il tema delle rette è il problema principale nel dibattito sulle RSA– dice Giacomo Meloni, segretario generale di FNP CISL Bergamo -. Assistiamo in continuazione a adeguamenti che hanno toccato il 18%, ben oltre l’inflazione e a pensioni che invece si alleggeriscono sempre di più. Abbiamo sollecitato più volte le associazioni dei gestori delle RSA, chiesto l’intervento del prefetto, ma sostanzialmente non c’è stata alcuna possibilità di incontrarci e ragionare in modo sereno su questo problema. Problema che riguarda innanzitutto le famiglie, ma si scarica sulle amministrazioni comunali, quando le famiglie non ce la fanno più e i costi finiscono per gravare sui conti dei servizi sociali”.

“FNP avanza da tempo ipotesi per trovare soluzioni: innanzitutto un adeguamento del contributo di Regione Lombardia; l’approdo della legge sulla non autosufficienza, per quanto riguarda l’adeguamento dell’indennità di accompagnamento, che a oggi non ha prodotto alcun risultato, e poi una serie di interventi, come lavorare su economie di scale per abbattere i costi di gestione, l’accorpamento delle RSA, almeno quelle piccole, e investimenti nel settore dell’energia. Non possiamo assistere ogni anno a adeguamenti di queste rette che sono diventati un lusso non più sopportabile dalla maggioranza delle famiglie bergamasche”.

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