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Cronaca

Ex colonia Dalmine di Castione: cosa significa che è stato chiuso l’Accordo di programma

La chiusura dell’Accordo di programma sulla ex colonia Dalmine di Castione significa che i conti e gli accordi tra gli enti coinvolti sono in regola ma non esiste una destinazione d’uso

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In questi giorni si sono spese diverse parole in merito alla ex colonia Dalmine di Castione della Presolana anche interpretando non in maniera corretta l’informativa esposta alla Giunta regionale dall’assessore all’Istruzione Laura Tironi. Quello che è certo è che è stato chiuso l’Accordo di Programma tra il Comune e Regione Lombardia. Cosa significa merita un approfondimento, dopo le prime dichiarazioni diramate un paio di giorni fa.

Ex colonia Dalmine di Castione: quando è partito l’Accordo e cosa prevedeva

L’iter aveva preso il via nel 2000, oltre 25 anni fa. Gli enti coinvolti erano Regione Lombardia, Provincia di Bergamo, Comunità montana della Valle Seriana e Comune di Castione della Presolana. L’accordo di programma prevedeva l’attuazione di opere, interventi e programmi per il recupero e il pieno utilizzo dell’ex colonia Dalmine di Castione, da adibire al Centro di formazione professionale alberghiero regionale.

Dunque, dopo il primo accordo datato 2000 e un atto integrativo del marzo 2005, nel 2007 è arrivata una nuova modifica che ha recepito il riordino delle competenze in materia di formazione professionale, prevedendo il trasferimento alla Provincia di Bergamo della gestione della formazione alberghiera, ridefinendo anche il ruolo degli enti coinvolti. Contestualmente è stato rideterminato l’impegno finanziario della Regione in 11 milioni di euro così divisi: alla Provincia sono andati circa 5 milioni per la Formazione professionale e al Comune di Castione della Presolana circa 6 milioni di euro di cui 4 tornati alla Regione per l’acquisto dello stabile e i restanti da utilizzare per interventi di sviluppo territoriale. Parte di questi soldi però non erano stati rendicontati all Regione fino allo scorso anno.

Un accordo fermo che andava chiuso

“Di fatto – spiega la sindaca Samantha Tagliaferri – quando ci siamo insediati nel 2025 abbiamo trovato questa patata bollente: uno stabile di questa portata in disuso dal 1986 divenuto di proprietà comunale da gestire. Ci siamo subito interessati alla questione anche perché Regione ci chiedeva un rimborso di circa un milione di euro. Dopo numerosi incontri siamo riusciti a dimostrare che la cifra contestata era stata effettivamente utilizzata per quanto previsto e dunque a chiudere, a costo zero, un accordo che abbiamo ereditato e che avrebbe gravato su tutti i cittadini. E questa è la bella notizia”.

Di fatto dunque la ex Colonia, non ha una destinazione d’uso. Il sogno del Cfp è svanito quando la competenza è passata alla Provincia. “Ci stiamo interfacciando con diversi enti – conclude la sindaca – sperando di trovare una destinazione d’uso condivisa e sostenibile”.

Ad attestare la chiusura dei “conti aperti” anche la stessa Tironi che ha dichiarato in Giunta: “Nel corso dell’attuazione sono emerse delle criticità in quanto non tutti gli interventi previsti sono stati integralmente realizzati, anche in relazione all’evoluzione del contesto normativo e istituzionale. Tuttavia la modifica del 2007 ha consentito di ridefinire gli obiettivi, riallineare le risorse e superare le difficoltà attuative”.

In data 10 giugno 2026, la Segreteria Tecnica ha concluso l’istruttoria sulla Relazione finale e sulle rendicontazioni del Comune di Castione della Presolana e della Provincia di Bergamo, accertandone la completezza, la regolarità amministrativo-contabile e la conformità alle previsioni della modifica dell’Accordo. Ora lo stabile è del Comune, e visto l’interessamento delle ultime ore, si spera davvero possa ritrovare nuova vita.

Cos’era la Colonia Dalmine di Castione della Presolana

L’enorme complesso, quattro piani, caratterizzato da un torrione circolare che si affaccia sul paese, facilmente riconoscibile e visibile, era in disuso da 40 anni. Costruito negli Anni Trenta del Novecento, come colonia, aveva ospitato generazioni di bambini provenienti da Dalmine, figli di operai e dei dipendenti della grande fabbrica siderugica. Cinquantacinque locali, per dodicimila metri quadrati (trentaseimila con il grande giardino che lo circonda), dopo la Seconda Guerra Mondiale l’edificio è stato utilizzato fino agli Anni Settanta per chiedere definitivamente nel 1986.

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