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Cronaca

Aeroporto di Orio al Serio: nessun impatto sanitario significativo, ma resta il tema del rumore

Conclusa l’indagine epidemiologica 2023-2026 di ATS Bergamo e Università Milano-Bicocca: nessuna evidenza di un aumento delle principali patologie nei residenti dell’area aeroportuale, mentre resta il tema dell’impatto acustico

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Si è concluso lo studio epidemiologico 2023-2026 promosso da ATS Bergamo, in collaborazione con l’Università Milano-Bicocca, per valutare lo stato di salute della popolazione residente nell’area circostante l’aeroporto di Orio al Serio. L’indagine rappresenta l’aggiornamento dello studio realizzato nel 2015 e si è sviluppata attraverso quattro fasi: revisione della letteratura scientifica, valutazione dell’impatto sanitario (Health Impact Assessment), raccolta dei dati dai cittadini e interpretazione complessiva dei risultati.

L’analisi sui comuni vicini all’aeroporto di Orio

La prima fase dello studio, completata il 30 novembre 2023, ha previsto un’analisi epidemiologica descrittiva basata sui dati di mortalità, ricoveri ospedalieri e consumo di farmaci nella popolazione residente nei comuni più vicini allo scalo – Treviolo, Stezzano, Lallio, Azzano San Paolo, Bergamo, Orio al Serio, Grassobbio, Seriate, Brusaporto e Bagnatica – confrontati con quelli dell’intera provincia di Bergamo. Sono state esaminate l’incidenza delle principali patologie tumorali, cardiovascolari e respiratorie, oltre ai ricoveri, ai decessi e all’utilizzo di alcune categorie di farmaci, tra cui ansiolitici, sonniferi e anti-gastrici.

Nessuna differenza significativa nello stato di salute

I risultati evidenziano una sostanziale sovrapposizione degli indicatori sanitari tra l’area più esposta all’attività aeroportuale e il resto della provincia. Pur non essendo finalizzato a dimostrare un rapporto diretto di causa-effetto tra aeroporto e salute, lo studio non ha rilevato differenze tali da indicare un contributo macroscopico dell’attività aeroportuale sullo stato di salute dei residenti.

Le conclusioni dell’intero percorso di ricerca confermano quanto già emerso nel 2015. Sul piano epidemiologico non sono stati documentati incrementi significativi dei principali rischi sanitari nei territori prossimi all’aeroporto rispetto alle aree più lontane.

Rumore: il disturbo rimane, ma senza evidenze di effetti sanitari

Il rumore aeroportuale continua a emergere come fattore di disturbo percepito dalla popolazione. Lo studio conferma la presenza del fenomeno dell'”annoyance”, pur rilevando una minore correlazione rispetto al 2015 e rispetto alle stime elaborate nella seconda fase della ricerca.

Per quanto riguarda l’ipertensione, patologia spesso associata all’esposizione al rumore, non sono state riscontrate correlazioni accertate, un dato confermato anche dalle rilevazioni effettuate attraverso le farmacie.

Qualità dell’aria sotto osservazione

Anche sul fronte della qualità dell’aria, l’analisi delle concentrazioni di PM10, PM2.5 e biossido di azoto (NO₂) non ha evidenziato incrementi quantitativamente rilevanti di eventi sanitari attribuibili alle emissioni aeroportuali nella popolazione esposta.

È stata osservata una stima puntuale elevata relativa all’associazione tra esposizione a NO₂ e diabete, ma il risultato non è stato ritenuto coerente con le valutazioni di impatto sanitario né con le caratteristiche normalmente attribuite a questo inquinante.

Monitoraggio continuo e mitigazione ambientale

Lo studio conclude quindi che non emerge un “caso aeroporto” dal punto di vista epidemiologico. Viene tuttavia ribadita l’opportunità di mantenere un monitoraggio costante nel tempo, sia per seguire l’evoluzione del quadro sanitario sia per continuare a valutare gli effetti dell’impatto acustico.

«ATS ha aggiornato lo studio di epidemiologia ambientale condotto nel 2015, sviluppando in collaborazione con l’Università Milano-Bicocca le quattro fasi previste – ha dichiarato il direttore generale di ATS Bergamo, Massimo Giupponi –. L’esito di queste attività ha confermato una sostanziale stabilità del quadro epidemiologico. Lo studio conferma la necessità di governare l’impatto acustico dell’aeroporto sui residenti e, rispetto al quadro già descritto dieci anni fa, l’opportunità di continuare a presidiare i principali rischi sanitari».

Sulla stessa linea il presidente di SACBO, Giovanni Sanga: «Lo studio condotto da ATS restituisce un quadro confortante, escludendo l’esistenza di un “caso aeroporto”, ovvero un’incidenza dell’attività aeroportuale sulle patologie monitorate. È importante constatare come lo scenario della salute sia equivalente a quello osservato dieci anni fa. Al tempo stesso continueremo a collaborare con ATS e a investire nella sostenibilità e nella mitigazione ambientale, con particolare attenzione alla popolazione residente».

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