Cronaca
Sciopero Arriva a Bergamo il 16 ottobre: 24 ore di stop ai bus e presidio all’autostazione
Venerdì 16 ottobre sciopero di 24 ore degli autisti Arriva a Bergamo. I sindacati denunciano turni di 13 ore e un premio di risultato giudicato irrisorio
Le segreterie del trasporto pubblico locale (TPL) dei quattro sindacati hanno indetto uno stop di 24 ore contro Arriva Italia SpA, una delle maggiori società del trasporto urbano nel territorio bergamasco. Nella mattinata di venerdì i lavoratori si ritroveranno in presidio tra le corsie dell’autostazione. Chi viaggia con i bus Arriva dovrà quindi mettere in conto disagi lungo tutta la giornata. Restano comunque garantiti i servizi essenziali previsti dalla normativa: sarà l’azienda a comunicare alla cittadinanza gli orari delle fasce di garanzia. Prima di spostarti, conviene consultare gli avvisi ufficiali dell’azienda per sapere quali corse saranno effettuate.
Una vertenza che dura da tempo
Quello del 16 ottobre non è un episodio isolato. Il conflitto tra le organizzazioni sindacali e Arriva Italia va avanti da mesi. I sindacati parlano di un atteggiamento poco disponibile da parte dell’azienda, che davanti alle richieste di riconoscere economicamente il lavoro svolto ogni giorno e di migliorare la qualità della vita lavorativa non avrebbe fornito risposte adeguate.
Turni fino a 13 ore e orari cambiati senza preavviso
Al centro della protesta ci sono le condizioni di lavoro degli autisti. Secondo i sindacati, i turni sono particolarmente gravosi e l’impegno giornaliero arriva spesso fino a 13 ore. A pesare è anche l’organizzazione dei turni, che viene modificata di frequente senza un preavviso adeguato. Per chi guida un autobus tutto il giorno, questo significa non riuscire a pianificare la vita privata, la famiglia e il riposo. A queste criticità si aggiunge la richiesta, finora inevasa, di una maggiore valorizzazione economica della professionalità dei lavoratori.
Subappalti, investimenti e bilanci in attivo
Le organizzazioni sindacali descrivono Arriva Italia come un’azienda in controtendenza rispetto alle altre società che operano in provincia. Negli anni la sua gestione si sarebbe caratterizzata per il ricorso ai subappalti, con ricadute sulla qualità del servizio, per la destrutturazione aziendale e per la scarsità di investimenti sul benessere economico e lavorativo dei dipendenti, nonostante bilanci in attivo a livello nazionale. I sindacalisti giudicano singolari anche gli annunci, fatti in grande stile nel recente periodo, sul potenziamento della flotta, mentre il personale lavora nelle condizioni descritte.
Premio di risultato: 400 euro in welfare e una condizione quasi irraggiungibile
Un altro nodo è il Premio di Risultato (PDR). Dopo aver respinto diverse proposte dei sindacati, l’azienda ha offerto un massimo di 400 euro in welfare. L’importo sarebbe però subordinato a un livello di assenze, per lo più dovute a malattia, vicino allo zero per ogni singolo dipendente. I sindacati ritengono questa condizione penalizzante e di fatto quasi impossibile da raggiungere. La cifra viene giudicata irrisoria rispetto a quanto offerto da altre aziende e alle attuali dinamiche inflattive. Il confronto più netto è con i conti della società: l’utile aziendale supera i 26 milioni di euro e, nell’ultimo esercizio, è cresciuto di oltre 5 milioni.
Le parole dei sindacati: “Il trasporto pubblico è un bene comune”
I segretari generali Paolo Turani (FILT-CGIL), Pasquale Salvatore (FIT-CISL), Adriano Villa (UILTRASPORTI) e Antonio Chimirri (FAISA-CISAL) ricordano che il trasporto pubblico locale è un bene comune, sostenuto in larga parte da risorse pubbliche e fondamentale per lo sviluppo sociale ed economico del territorio. Per questo, sostengono, non può essere trattato come una voce di bilancio da ottimizzare solo in funzione del risultato economico. Secondo i dati di bilancio, tale ottimizzazione avverrebbe a senso unico: a beneficio dei conti della società e non di chi eroga il servizio ogni giorno.
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