“Avvento dello scrittore”: rubrica che anticipa il Natale con un pensiero di pace, o un augurio di speranza, firmato dagli autori che ci hanno già regalato un intervista o a cui abbiamo dedicato una recensione nella sezione cultura del nostro giornale.

 

 

IL MELO DELL’AMORE

a cura di Selene Rossi

 

Era quasi giunto Natale, mancavano circa una dozzina di giorni e prima di Natale si doveva sistemare il terreno. Il trattore era lì, pronto dalla sera prima per spianare la terra ed estirpare la vigna che oramai aveva fatto il suo tempo e quelle cinque piante per far posto a questi moderni tendoni.

Gwenn Sterenn si alzò prima dell’alba, preparò la colazione e svegliò il nipote. Nel terreno era ancora presente quel vecchissimo Melo da tagliare.

Con passo veloce il nipote si diresse verso il Melo, mentre Gwenn lo seguiva lentamente, il Melo era ancora umido per la brina della notte. Il nipote alzò la pesante scure per intaccare il tronco. Ma in quell’istante senti un urlo, un “Nooo” dal tono implorante della nonna, lui le si avvicino e notò che aveva gli occhi lucidi e tremava come una foglia. – Nonna! – le disse Silyen – Ti senti male? La nonna non gli rispondeva, allora poggiò la scure e la fece sedere, Aveva oltre ottanta anni l’anziana signora e non aveva mai sofferto di nulla, era sempre stata bene, mai un medico, mai una medicina, mai qualche cosa di grave. – Nonna, cos’hai? Cosa Ti senti? Vuoi dell’acqua? – No, nulla! – rispose l’anziana con un filo di voce. – Mi è passato! – Bene, prendo la scure, taglio il Melo, tu resta seduta nonna – riprese il nipote.

Silyen alzò la scure, stava per tagliare il Melo, quando la nonna gridò – No No No! – e rimase impietrita, immobile come una statua, quasi fosse impossibilitata a muoversi, tanto che il nipote pensò le fosse venuta una paralisi. Gridando chiamò la madre, che correndo, dalla paura uscì in camicia da notte. – Entra dentro tu, che ti prendi un malanno! – disse l’anziana. – Non ho nulla! Andate via sto benissimo! – La nuora, per il freddo, entrò dentro. Mentre il nipote, sempre più preoccupato, non voleva lasciare da sola la nonna.

Si accinse di nuovo a prendere la scure, si avvicinò al vecchio Melo, ma prima di poter assestare il colpo, la nonna Gwenn come una bambina, piangendo, gridò: No! No! No! Silyen al momento non capì lo strano comportamento, ma poi lasciò cadere la scure dalle mani, si avvicinò alla nonna, l’abbracciò e le chiese commosso: – Nonna, quest’albero ti ricorda qualche cosa d’importante, dimmi cosa, son sicuro che dopo ti sentirai meglio. La nonna si asciugò le lacrime, tirò un sospiro di sollievo e disse: – Non so se potrai mai capire. – Singhiozzando si avvicinò al tronco del Melo, lo toccò con le mani, lo accarezzò. – Quest’albero, questo Melo ha più di novant’anni, si trova qui da quando io e la buonanima di tuo nonno eravamo ragazzi.

Si è seccato tante volte e tante volte tuo nonno lo ha rinnestato, ma non per le cinque mele che produce. Per me quest’albero è un simbolo, rappresenta i ricordi più belli e cari della mia vita. Da ragazzi io e tuo nonno giocavamo sotto questo albero, a quel tempo segnava il limite tra le nostre proprietà. Crescendo, suo padre, che era il proprietario del terreno confinante, per screzi a causa del Melo, ci proibì di frequentarci, fummo costretti così di vederci di nascosto. L’albero divenne nostro complice, ci nascondevamo bigliettini, il primo bacio, fu qui sotto l’albero che ci scambiammo la promessa. Sempre qui, venne a salutarmi prima di partire soldato. A quel tempo, quando si partiva per la guerra, non si era mai certi di tornare, io detti a tuo nonno un fiore di questo Melo che lui riportò a casa e conservò sino alla sua morte.

La nonna sfogliò il suo libro di poesie, vi era una bustina ingiallita dal tempo, mostrando al nipote quel fiore. Io tutti i giorni andavo sotto il Melo per aspettare tuo nonno, avevo attaccato una medaglietta nel tronco. Trovai tuo nonno Conan proprio qui, sotto il Melo, ad aspettarmi. La vedi questa medaglietta infissa nel tronco? Gli dissi che ogni giorno venivo a pregare Gesù perché lo facesse ritornare.

Quella notte avevo sognato Gesù Cristo che mi diceva che sarebbe ritornato. Appena lo rividi mi passò la stanchezza, la tristezza, la paura. Il mio cuore si riempì di emozione, una sensazione indescrivibile, la gioia esplose in un canto dell’anima che arrivò nell’universo che cantò con noi. Ringrazia con gratitudine Gesù per aver ascoltato le mie preghiere. Io e tuo nonno ci abbracciammo piangendo dalla gioia. Non so per quanto tempo rimanemmo abbracciati.

Da quanto tempo l’aspettavo! L’emozione mi bloccava in bocca le parole. Quando potei parlare gli dissi che quel giorno me lo sentivo che sarebbe arrivato: me lo aveva detto Gesù Cristo. La mela di quest’albero spense la prima fame e la prima sete del nonno. Quest’albero per noi era l’amico, il rifugio, quello che pio’ essere un genitore per un figlio. Tra mille difficoltà, l’anno successivo ci sposammo, le strisce di terra che una volta dividevano i terreni, finalmente si unirono e il Melo divenne il simbolo del nostro amore. In quel periodo mancava tutto, ma io facevo il possibile. Nel mese di marzo tutte le piante della della campagna erano in fiore. L’albero ci aveva donato un pieno di mele.

Così che quell’anno riuscii a trasformare una camicia da notte, nel più bell’abito da sposa che il nonno avesse mai visto, vi cucii centinaia di fiori di questo Melo. Intrecciai una bella corona sempre con questi fiori. Il matrimonio fu stupendo, tuo nonno mi guardava innamorato ed estasiato come fossi il quadro di donna più lucente e splendente che avesse mai visto e io ugualmente lo guardavo con amore, vedendo la sua anima, buona, bella, profonda, umile. I nostri genitori, fratelli e sorelle piangevano dalla gioia, vedendoci così felici. Tuo nonno avrebbe voluto una famiglia numerosa, ma nacque solo tuo padre e tuo zio.

Negli anni successivi, anche se il raccolto fu scarso, il Melo maturò sempre i suoi frutti che barattammo con del frumento di vicini più fortunati. Le mele di quest’albero non ci fecero mai patire la fame, disse, accarezzando il Melo, mentre una lacrima le scivolò sul viso. Poi le cose andarono molto meglio, le piante della campagna non subirono danni, il Melo rimase sempre rigoglioso e fissammo un telone intorno al tronco abbastanza alto per stare in piedi, quattro paletti in legno a formare un quadrato con il telo e li festeggiavamo in Famiglia tutti gli anni il Santo Natale. I nostri genitori, io tuo nonno, tuo padre, tuo zio, le nuore. Almeno per dieci anni abbiamo festeggiato il Natale sotto il Melo.

Sai una cosa Silyen? La vita è semplice, certo a volte faticosa, ma semplice, nella vita le cose veramente importanti, sono la famiglia, i figli che ti danno preoccupazioni, ma niente rispetto alla gioia infinita, vivi per loro, le cose importanti sono i sentimenti, l’amore per i propri cari, per le persone, per le piccole cose, come un tramonto o l’alba bellissima, che ci ricorda che la vita ricomincia, la nascita, come quando pianti un seme che matura e si trasforma in una pianta, ogni volta che tu pianti un seme di bontà, questo prima o poi maturerà e darà i suoi frutti, comportati sempre ascoltando il cuore, essi umile, nessuno al mondo è superiore a qualcuno, ma non è neanche inferiore a nessuno. La vita è semplice perché basta vivere con amore e speranza e regalare sorrisi, una parola gentile, un aiuto disinteressato. E’ questo il Natale, è sempre Natale.

Il nipote rimase senza parole, si era commosso per il saggio discorso della nonna e per quel che rappresentava il Melo per lei. Gwenn tornò ad accarezzare il Melo e questa volta le lacrime le scesero copiose. – Nonna, ora che è successo? – pronunciò con flebile voce il nipote. Purtroppo tuo nonno dopo dieci anni si ammalò di un male incurabile, ma io ancora non lo sapevo, ero lì, sempre accanto a lui, lo consolavo, cercavo di dagli coraggio, pregavo Gesù e gli dicevo che sarebbe guarito presto.

Ma lui era consapevole che era prossimo alla fine, il suo viso era pallido, con la voce soffocata dal dolore mi raccomandò: “Trovati un compagno che ti ami come ti ho amata io e nostro figlio, fallo studiare. Fa che non abbia da patire le privazioni che abbiamo patito noi”. Prima di morire, con l’ultimo respiro, stese la mano in direzione del Meloe disse: “Amore… vai nella vigna… Portami l’ultima mela.” Mi trascinai alla vigna sapendo in quale vuoto sarei sprofondata. Sentivo già la pesante sensazione della solitudine, della tristezza, della rabbia, della disperazione.

Ad ogni passo sentivo di sprofondare nel terreno, mi sembrava di precipitare in un abisso profondo senza fine. Piangendo arrivai al Melo, sfiorai la medaglietta di Gesù, raccolsi la mela più bella e nel timore di non trovarlo più, mi precipitai da Conan. Sentii ancora il debole rantolo della vita… della vita mia, che stava per abbandonarmi per sempre. Morì, sforzandosi d’assaporare quell’ultima mela. Mio nipote per la commozione, con il nodo alla gola, non riusciva a parlare e abbracciando la nonna, promise: – Nonnina, io avevo sentito qualcosa su questo Melo, ma non conoscevo tutta la storia. Sai cosa ti dico?… Che cinquanta o cento chili che potrebbero produrre queste viti non varrebbero un solo fiore di questo pero. Quindi non temere, finché io sarò in vita, quest’albero non verrà tagliato.

Era quasi giunto Natale, mancavano circa una dozzina di giorni e il nipote di Gwenn decise subito di fare una sorpresa a sua nonna con l’aiuto del padre. Come per il telone molti anni prima, decisero di costruire un gazebo in legno intorno al tronco dell’albero con pareti in plastica dura per proteggersi dal freddo, una porta ad arco, venne fuori un gazebo bellissimo. Solo cinque giorni dopo il Melo aveva fiorito qua e là e aveva prodotto cinque piccole mele. Questo è il miracolo dell’amore.

Quando la nonna vide il gazebo si commosse tanto da scoppiare a piangere singhiozzando, ma era gioia, felicità, sentiva il calore, il rispetto e l’amore dei propri cari. Il nipote aveva capito che la vita è semplice, la cosa importante è l’amore e l’amore non muore mai.

Come il Melo dell’amore.

 

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