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La Città Eterna era la capitale artistica alla quale molti pittori facevano riferimento, tra i tanti anche Agostino Tassi “scuro, barbuto, vigoroso”. Uno “Smargiasso”, non bello ma che “accende le femmine”, veloce con il pugnale e con le parole.

La sera del 13 marzo 1599 a notte fonda “lo sbirrame pontificio”, coglie in flagrante Tassi sulle sponde del Tevere, dove il pittore ha appena sfondato di pugni il setto nasale, la mandibola e l’arcata dentaria di Lurbizia, “una puttana dell’Ortaccio di Ripetta”. Agostino Tassi viene trascinato nelle segrete di Corte Savella. L’artista non è nuovo alle carceri e così il libro personale dei suoi guai con la giustizia si aggiunge di una nuova pagina. Al reato di porto d’armi si è sommato quello di aver ridotto in fin di vita una cortigiana che nel segnale del coprifuoco imposto al meretricio si è rifiutata a lui. Agostino nato a Roma, al Borgo, cresciuto in Toscana, tornato da poco nella Città Santa, è “compare di appalti e di taverna” di Cosimo Quorli, il furiere di Papa Clemente VIII e del pittore Orazio Lomi Gentileschi. Tutti e tre appartengono alla comunità dei toscani trapiantati a Roma, Cosimo assegna le chiese e i palazzi dove lavorare e i due artisti vi prestano la loro opera. Il loro è un terzetto generato dal caso e non dal campanile. “Più che la nascita, infatti, è la comunanza di utilità ad avvicinarli”.

Orazio ha una figlia bellissima, Artemisia, (porta il nome della nobildonna romana, sua madrina, Artemisia Capizucchi), “giunta all’alba dei vent’anni”, che ha ereditato dal padre il medesimo talento per la pittura. Anzi, i primi dipinti della giovane, fanno capire che la sua bravura è superiore a quella paterna. Sarà l’avvenenza di Artemisia (Quorli la descrive ad Agostino come una donna dalle “poppe ardite” e dai “fianchi alti”) o l’invidia dei maldicenti per la sua perizia nel tratto, ma la ragazza non gode di una buona reputazione. Un libro che tradisce un po’ le aspettative date dal titolo. Non parla di musica e nemmeno della sessualità contemporanea, ma ci offre una bellissima rivisitazione su quella che è stata la prima forma di dolce vita della città eterna. Pietrangelo Buttafuoco è già di per sé personaggio a sufficienza e questo romanzo rincara ancora più la sua innata capacità di anticonformista.

Mangiate e bevete quello che vi pare. Le feste ancora non sono state digerite quindi il consiglio è quello di dare fondo alle ultime scorte di Maalox.

La notte tu mi fai Impazzire – di Pietrangelo Buttafuoco ed Skira. Pag 533

Tempo di lettura stimato… quello che vi pare.

 

A cura di William Amighetti

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