Tiran l’ho osservata ogni giorno, ostinatamente brulla, in equilibrio sul mare più ricco di meravigliose forme di vita che io abbia mai visto. Alle mie spalle il deserto rovente del Sinai, dello stesso incredibile color ocra dell’isola. Durante la mia prima vacanza a Sharm el Sheik ho fantasticato spesso di poterci andare, non saprei dire il perché.  Forse perché quella massa imponente di roccia in mezzo al blu emette un’energia speciale, fatta di mistero. 

Tiran non è accessibile,  è un presidio militare a lungo conteso, ci vivono solo dei soldati. Non ci si può sbarcare e nemmeno troppo avvicinare. E allora mi sono accontentata di osservarla  da lontano e fotografarla ad ogni ora del giorno, nel sole del mezzogiorno e nella foschia del mattino.

L’unica volta che mi sono avvicinata un po’ di più, nel corso di un’escursione quest’anno, ho passato lunghi minuti a contemplare dalla barca tutti i dettagli delle rocce e degli anfratti.  Mi ricorda i racconti di mare e di costa, i romanzi di pirati della mia adolescenza, storie di naufraghi che devono sopravvivere sperduti in un luogo solo in apparenza disabitato, ricco di pericoli sconosciuti.

Se è interessante durante il giorno, Tiran diventa  enigmatica la sera, quando il sole ritrae i raggi dal Mar Rosso che si tinge di rosa e poi si trasforma in una grande superficie increspata color mercurio. A quel punto l’isola diventa arancione dapprima vivo e poi più spento. Quando la sera arriva, Tiran si anima dell’unica forma di vita, se così si può chiamare, visibile a occhio nudo. Dapprima tremule e poi più intense si accendono delle luci della fortezza sulla spianata ricavata a  mezza montagna. Nel buio solo quelle piccole luci rimangono, eppure io istintivamente, ogni  volta in cui l’ho osservata, ne ho intuito la massa  magnetica e solitaria nella notte.

E voi? Quale è la vostra Isola misteriosa? Raccontatecelo!

Maria Teresa Betti

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