Sono ovunque. Si infilano nella valigia, proliferano nelle tasche dei jeans, invadono implacabili il portamonete. Ad ogni viaggio ne giungono di nuovi, sono sempre più numerosi.

Ne ho una gran quantità,  il resto di giornali,  bibite e snack al cioccolato comprati in aeroporto, e francamente non ho idea di cosa farne. Lo so, lo so…qualche compagnia li raccoglie per iniziative sociali…ma quando le hostess passano impettite col barattolo e mi guardano, a me passa la voglia di essere generosa.

Ad un certo punto li ho riuniti tutti in una biscottiera per disperazione, stanca di infilarli in lavatrice con i pantaloni….rupie di non so quale metallo, centesimi di fiorino ungherese, quarti di dollaro, sottomultipli di rublo, scellini usurati. Poi una sera, mentre cercavo disperatamente un bottone appoggiato chissà dove, mi sono ritrovata ad osservarli con attenzione e …  sorpresa!  Alcune di queste monete sono realmente interessanti e talvolta anche curiose. Ho addirittura fatto  (e rifatto, lo confesso) una classifica delle mie preferite. Ve la propongo.

Primo posto assoluto ai dirham, monete lucidissime degli Emirati Arabi che riportano il disegno di una  superba caffettiera, la miss mondo delle caffettiere direi… tanto nitida nelle sue forme essenziali da sembrare un oggetto di design.  Mi fanno venire in mente le enormi palme dentro l’aeroporto di Dubai e i micidiali cioccolatini al latte di cammella che ho comprato lì…per chi non lo sapesse, sono un valido aiuto per l’intestino pigro, li sconsiglio decisamente in viaggio.

Secondo posto al famoso dime,  il quarto di dollaro con cui pare si facciano chiamate urbane chilometriche nei film. Ne ho parecchi, ma me ne piace uno in particolare che riporta, oltre all’immancabile effigie di George Washington, un panorama dell’Arizona di tutto rispetto. Il sole che sorge sul deserto, il Grand Canyon e un cactus gigante trovano il loro posto insieme al motto suggestivo “et pluribus unum” …”da molti uno soltanto” . Fa molto West, diciamocelo.

Terzo posto indiscutibilmente  alla Regina. Mi è  cascato l’occhio su un venti pence un po’ consumato che arriva chissà da quale gita a Londra e ho visto Sua Maestà  affrontare molto bene la coabitazione con una figura araldica di cui si vedono solo le zampe, i robusti unghioni e la lunga coda. Mi ricorda le fiabe e, non so perché,  Enrico VIII e le famose sei mogli.

Terzo posto aex equo a una monetina cinese dal valore sconosciuto con la scritta “5”. Con buona probabilità  viene da  Shanghai e me l’hanno data come resto di un souvenir.  Su una delle facce è raffigurato uno dei più bei fiori di loto che io abbia mai visto. Mi incanta. Petali vaporosi che mi immagino essere di colore rosa tenue e una foglia  che si muove dolcemente  sull’acqua. Tutto lo spirito della Cina tradizionale in due centimetri di diametro…

Insomma, ogni moneta un viaggio, una cultura, il mondo là fuori… E voi? Avete mai dato un’occhiata alle manciate di monetine  che tornano dai viaggi? Che storie possono raccontare?

Maria Teresa Betti

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