Ordinanze antiprofughi: i sindaci (su richiesta della Prefettura) ci ripensano. Asgi, Cgil e Cooperativa Ruah accolgono con favore la marcia indietro.

In aumento le revoche delle numerose ordinanze ostili all’accoglienza dei profughi, emesse nel mese di agosto in tanti comuni della provincia di Bergamo tra cui anche alcuni della Val Seriana.

La marcia indietro dei sindaci, dettata in primis dalla richiesta della Prefettura di Bergamo dell’ottobre scorso di ritirare tali provvedimenti ritenuti di dubbia legittimità (leggi qui) e quindi possibili oggetti di contenziosi, è ben accolta dagli enti che promuovono l’accoglienza.

“Ora le Amministrazioni comincino a gestire seriamente la questione senza fomentare paure ma collaborando tra loro per attuare soluzioni condivise – hanno commentato oggi ASGI, CGIL e la Cooperativa RUAH che hanno proposto e sostenuto i ricorsi davanti al Tribunale di Bergamo -. Molti sindaci, anche nella nostra provincia, avevano adottato un modello standard di ordinanza al solo fine di creare ostacoli all’attività di accoglienza. Ora questi sindaci fanno marcia indietro e, nella quasi totalità, revocano le ordinanze, sostenendo di non avervi mai dato applicazione”.

“Passando in rassegna le motivazioni delle revoche, c’è chi non ritiene di dovere dare spiegazioni alla marcia indietro, oppure chi ha scoperto solo recentemente norme di legge che avrebbe dovuto conoscere già da prima – proseguono i tre ricorrenti – C’è anche chi motiva il passo indietro con la ‘riduzione del numero di sbarchi’, diminuzione che si era già verificata ben prima dell’adozione delle ordinanze. Ora ci auguriamo che le tali Amministrazioni intraprendano un percorso di gestione dell’accoglienza con concretezza e soprattutto nel rispetto della legalità, violata in questa vicenda”.

Le ordinanze urgenti di agosto, tutte di identico contenuto, riportavano in oggetto la dicitura: “Disposizioni relative ai contratti tra Privati e Prefettura ovvero altro Organo dello Stato Italiano in relazione all’emergenza richiedenti lo status di profugo secondo le normative internazionali ed europee”.

ASGI e la Cooperativa RUAH, con il sostegno della CGIL provinciale, hanno condotto davanti al Tribunale di Bergamo un’azione civile contro le Amministrazioni di Ardesio (ordinanza del 12.8.17), Palazzago (ordinanza del 5.8.17), Palosco (ordinanza del 12.8.17), Pontida (ordinanza del 11.8.17) e Seriate (ordinanza del 25.8.17), scelte in maniera simbolica, sapendo che molte altre avevano operato nella stessa direzione.

Ordinanze identiche sono state infatti emesse anche dai Comuni di Alzano Lombardo, Azzano S. Paolo, Bolgare, Chiuduno, Cisano Bergamasco, Covo, Grassobbio, Grumello del Monte, Palosco, Ponte San Pietro, Sarnico, Spirano, Telgate, Torre Boldone.

In tali ordinanze veniva ordinato ai “proprietari o conduttori o gestori” di immobili siti nel Comune che abbiano stipulato in qualsiasi forma accordi, contratti o convenzioni con la Prefettura al fine della ospitalità di richiedenti asilo: di comunicare preventivamente al Comune la sottoscrizione di contratti di locazione ovvero di comodato ovvero di concessione di qualsivoglia diritto reale o personale di utilizzo, con soggetti (persone fisiche o giuridiche) che abbiano tra le possibili finalità (anche derivanti ed evincibili dallo statuto nel caso di persone giuridiche) l’ospitalità di richiedenti asilo; di comunicare la partecipazione a bandi indetti da parte di qualsiasi Organo Pubblico al fine dell’ospitalità e gestione dell’emergenza richiedenti asilo nonché l’esito della stessa entro 5 giorni dall’uscita delle graduatorie; di comunicare nei 15 giorni precedenti, la sottoscrizione di accordi, contratti e convenzioni con gli Organi ed Amministrazioni Pubbliche deputate alla gestione dell’emergenza profughi; di comunicare, attraverso una relazione quindicinale (in alcune ordinanze relazione mensile) l’organizzazione interna della struttura, consistente nella dichiarazione di quanti siano i soggetti che ivi vi alloggiano, della provenienza degli stessi nonché di ogni altra informazione riguardante la salute dei medesimi.

Inoltre, solo nell’ordinanza del comune di Ardesio era richiesto di “di produrre all’autorità comunale entro 5 giorni dalla sottoscrizione il contratto stipulato con la Prefettura o con altro organo dello stato a ciò deputato […] con allegazione di copia della conformità degli impianti di cui all’immobile, come rilasciati dal professionista incaricato”.

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