Non amo guidare. Per nulla. Chi mi conosce sa bene quali ansie mi causino lunghi spostamenti in auto, manovre e parcheggi in retro. Li affronto con la freschezza di spirito di un tulipano senz’acqua.

Per questa ragione quando viaggio per lavoro mi cimento in varie cose, ma mai e proprio mai alla guida. Oliviero, con il quale condivido molte delle mie trasferte per seguire l’organizzazione delle fiere, di contro, è un ottimo guidatore. Curioso di ogni cosa, è il miglior “architetto-chauffeur” che io conosca (peraltro anche l’unico, ma questo è un dettaglio).

L’impostazione del navigatore dell’auto a noleggio implacabilmente e irremovibilmente sul tedesco. Uno spostamento da Francoforte a Hannover. Questi gli ingredienti di un fuori programma che in una mattina alquanto ghiacciata di qualche anno fa ci ha portati alla scoperta di una parte della campagna dal sud verso il nord della Germania.  Per sua precisa e insindacabile scelta, il navigatore non ci ha fatto imboccare l’autostrada e dopo un certo numero di chilometri percorsi su strade scivolose, sotto una fitta nevicata, abbiamo temuto di aver perso la leggendaria Trebisonda.

In verità i paesaggi attraversati erano magnifici e ad un certo punto, persa la speranza di trovare l’agognato “itinerario con strade a pedaggio”, ho iniziato ad osservarli. Colline e pianure coperte di neve nelle quali sbucavano qua e là grandi fattorie in legno dal tetto spiovente. Alberi scheletrici e neri alternati a foreste di abeti verde scuro, fitti fitti.  Paesi di casette linde nelle quali, non essendo ancora terminato il periodo di Natale, le luminarie accese spiavano come piccoli occhi curiosi dalle finestre. Negozi con le insegne dipinte sulle facciate in caratteri gotici oppure realizzate in ferro battuto, come è tipico dei borghi tedeschi.

Ma la vera illuminazione è giunta, come è opportuno, in maniera del tutto inaspettata. Un lago ghiacciato  sbucato dal nulla a fianco della strada,  e vicino al lago due vecchi mulini a vento gemelli, masse scure, alte ed eleganti che affrontavano con aplomb il freddo germanico.

In quel momento i pezzi del puzzle, la pianura, le fattorie, l’acqua gelata, gli splendidi mulini… tutto, ma proprio tutto, è andato al suo posto. Magicamente. Turbinosamente. Armoniosamente.

Un mondo  senza tempo si è materializzato per qualche istante davanti ai miei occhi. Un quadro di Bruegel, uno di quei magnifici quadri a tema invernale, ha preso vita davanti a me. E ho intuito cosa avesse visto il pittore in quei suoi suggestivi inverni nelle Fiandre.

Un sogno, una visione, il freddo? Chissà…

Maria Teresa Betti

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